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Tempi migliori

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Sono stato felicemente colpito dalla nuova pagina sulla privacy di Apple. Chiara, diretta e completa, e con la giusta dose di aggressività verso Google, finalmente qualcuna delle megaditte di internet sembra aver capito che per molti di noi è importante avere una ragionevole speranza di non venire venduti a blocchi di migliaia di byte, o scansionati da agenzie governative o pubblicitarie, e punta su una maggiore cura di questi aspetti per differenziarsi dai concorrenti.

Ovviamente non penso minimamente che Apple sia più sensibile degli altri per una sua intrinseca natura di ente benefico o morale, evidentemente vede un’opportunità di guadagno nel posizionarsi in questo modo, e ciò mi dà speranza, perché significa che molti utenti sono attenti a queste tematiche, e di riflesso mi sento meno paranoico.

Written by erling

19 settembre 2014 at 18:43

Pubblicato su Mac

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La questione di fiducia

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Google, c’è poco da fare, non mi ispira la massima fiducia. Non ho alcuna esitazione a riconoscergli il primo posto tra le varie compagnie che maneggiano i nostri dati per quanto riguarda l’efficienza tecnica e la sicurezza: la posta elettronica l’affido a gmail dal 2004, convinto che i miei pronipoti ritroveranno le pubblicità che mi sono arrivate anche tra cent’anni, mentre il servizio di apple mi pone qualche dubbio in più, e difatti lo uso pochissimo.

Il problema è la fiducia nell’uso dei miei dati, e qui google ha da parte mia un punteggio estremamente basso, mentre apple ottiene il massimo dei voti.

Non c’è bisogno di scomodare la NSA e nemmeno il nostro traballante governo, e temere che le mie mail vengano lette da qualche spione interessato a scoprire se intreccio corrispondenza con pericolosi terroristi, so benissimo che nessun umano si siede ad un computer per leggere le mie mail in chiaro, sono le stesse macchine di google e apple a filtrare e segnalare le attività sospette, ed anche se ogni tanto accarezzo l’idea di impegnarmi a trovare qualche sistema sicuro (crittografia tipo PGP o simili), e mi diverto magari a installare e configurare tutto l’ambaradan necessario, in breve tempo l’assenza di complici interessati a comunicazioni segrete spegne i miei entusiasmi, e torno a spedire le foto dei nipoti alle nonne o a ricevere gli orari delle feste di compleanno, senza poter impedire che occhi elettronici osservino il mio traffico.

Questa esposizione mi dà fastidio, ma sono costretto a considerarla un male necessario, al fine di godere del servizio di posta elettronica. Quello che invece non sopporto, e cerco di contrastare senza grosse speranze di successo, è la raccolta e l’analisi dei dati da parte delle compagnie che mi forniscono la posta, e qui google batte tutti e mi dà i brividi; leggendo (sempre in automatico, sia chiaro, nessun umano legge le mie mail a google!) quello che arriva e quello che parte dal mio indirizzo, emerge un profilo che ai pubblicitari interessa molto.

Cosa posso fare per rovinare questo profilo? Quantomeno usare i servizi della concorrenza, quando sono di livello adeguato. Ad esempio le posizioni frequenti del nuovo iOS 7: a pensarci dà un po’ i brividi, il telefonino registra ad intervalli regolari dove sei e dopo qualche tempo è in grado di darti indicazioni, forse superflue ma di un certo impatto. Ieri ero al parco con i bambini e giocherellando con l’iphone ho abbassato il centro notifiche, che mi ha informato che in dieci minuti da quella posizione sarei arrivato a casa. In teoria la cosa può avere qualche utilità maggiore, come avvisare del momento giusto per partire in modo da raggiungere il luogo di un appuntamento in tempo utile.

Il bello è che in questo caso apple è arrivata tardi, una funzione simile esiste già nell’app google now che è uscita qualche mese fa, ma dopo averla usata per un paio di giorni l’ho subito cancellata, spaventato dall’idea di consegnare a google anche la mia storia delle posizioni fisiche, oltre che quelle sul web.

Invece la funzione di iOS 7 mi piace molto e non mi spaventa, ed ho anche apprezzato il fatto che l’opzione di inviare i dati ad apple sia disabilitata per default, e per abilitarla uno debba scavare parecchio nelle impostazioni, mentre nelle app di google ricordo i pressanti inviti ad accedere alle mappe con il proprio account.

Si chiama fiducia, si deve conquistare.

Written by erling

28 settembre 2013 at 19:23

Pubblicato su iphone, mappe

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Il discorso di natale

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Non commento in alcun modo quello che è stato presentato due giorni fa al consueto evento Apple, anche perché passeranno dei mesi prima di vedere in pratica le novità. Voglio solo evidenziare come per la prima volta da parecchio tempo, da troppo tempo, la grandissima parte di quanto annunciato è stata una vera novità, non svelata in anticipo da decine di voci, rumors, e siti specializzati in anteprime.

Ho gustato la diretta streaming sull’ipad, e mi sono sentito come un bambino che assapora una dopo l’altra promesse di nuovi giochi e di migliorie di giochi vecchi, impaziente di provare le meravigliose novità annunciate e genuinamente sorpreso da quanto veniva via via svelato.

Poco importa se i soliti sapienti vedano anche in questa occasione una testimonianza del declino della casa, incapace ormai di rivoluzioni ma portatrice solo di perfezionamenti a prodotti già conosciuti, mi viene da dire che sarebbe bello se ci fossero anche in altri campi delle delusioni simili; noi bambini siamo contenti con poco, e già sogniamo di rinfrescare il telefonino e di imparare nuovi trucchi su vecchi strumenti.

Intanto, brava apple che è riuscita a riprendere le redini ed a bloccare le fughe di notizie; se poi i nuovi sistemi operativi, di computer e telefono, saranno alla pari delle aspettative si vedrà, ma intanto ci siamo goduti la presentazione senza doverla paragonare alle anteprime non ufficiali, che questa volta proprio non ci sono state.

Written by erling

12 giugno 2013 at 22:50

Pubblicato su Mac

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Il censore zelante

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Il muro che avvolge il mirabolante giardino recintato di apple raggiunge a volte altezze sconsiderate. Qui trovo una notizia secondo cui un filtro antispam eccessivamente zelante non solo blocca email sospette, ma non avvisa nemmeno del fatto, magari spostando il messaggio in una cartella di quarantena, che pure esiste.

No, le mail che contengono frasi sospette sono cancellate senza che nessuno lo sappia, senza che resti traccia dell’operazione e senza che l’utente possa magari decidere che il messaggio sia interessante e meriti di entrare nella cartella della posta in arrivo – un pulsantino “non è spam” come succede su gmail non dovrebbe essere difficile da creare, oltretutto come ripeto esiste già anche in icloud una cartella della posta indesiderata, quindi uno è legittimato a pensare che tutte le mail sospette finiscano là dentro.

Il bello è che i termini di servizio di icloud consentono questo obbrobrio:

Apple si riserva il diritto in ogni momento di decidere se un Contenuto è opportuno e in conformità con il presente Contratto, e può controllare preventivamente, spostare, rifiutare, modificare e/o rimuovere i Contenuti in ogni momento, senza preavviso e a sua sola discrezione, nel caso in cui tali Contenuti siano ritenuti in violazione del presente Contratto o siano sgradevoli in altro modo.

ed apple intende il termine Contenuto in senso abbastanza vasto: s’intende qualsiasi informazione che possa essere generata o riscontrata durante l’utilizzo del Servizio, come file di dati, caratteristiche del dispositivo, testo scritto, software, musica, grafiche, fotografie, immagini, suoni, video, messaggi e altro materiale simile.

Se mio figlio ricevesse o mandasse un messaggio censurabile, credo che lo avviserei dell’errore prima di esercitare i miei poteri censori, e gli spiegherei i criteri alla base della mia decisione; l’azienda che si picca di fornire la miglior esperienza utente del mondo non ritiene di trattare i suoi clienti allo stesso modo, in ciò conformandosi alle idee di quello che considerava il suo pubblico al livello di ragazzini di dodici anni, nemmeno tanto svegli.

Fortuna che c’è gmail, un modello di serietà.

Written by erling

4 marzo 2013 at 21:17

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Due mappe sono meglio di una

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Adesso abbiamo di nuovo le mappe di google sull’iphone, ma non è detto che funzionino sempre meglio di quelle Apple. Provate qui a Trento a cercare la piazza Verzieri, google non capisce di cosa si tratti a meno che non si inserisca il nome completo di piazza Santa Teresa Verzieri, ed anche allora non mostra tanto il luogo geografico quanto i bar ed i ristoranti, usando un carattere di dimensioni molto generose.

Rispetto alla vecchia versione, quella che girava su iOs 5, mi sembra che il lato pubblicitario delle mappe di google sia ancora più pronunciato, quasi al prezzo della leggibilità dei dati geografici. Non parliamo poi dell’aggressività con cui la nuova applicazione ti chiede di collegarti con il tuo account, e di come in automatico venga impostato l’invio dei dati sulla posizione al grande server, che li usa ovviamente per il nostro bene.

Le tanto vituperate mappe di Apple invece trovano al primo colpo la piazza che cerco, e non mi propongono pubblicità in modo smaccato, anche se la pulizia della mappa viene rovinata da una serie di iconcine che corrispondono ad esercizi commerciali o altri punti di interesse. Il problema è che queste segnalazioni sembrano messe a casaccio, senza un criterio.

Non c’è sicuramente tutto, anzi, ed avere una mappa che indica un solo ristorante in una zona dove ce ne sono tre o quattro fa venire dei sospetti. Se in una zona che conosco ci sono tante lacune, come posso avventurarmi in luoghi sconosciuti?

Dovremo quindi usare due mappe, e fare confronti di volta in volta? Se google può fallire nella ricerca, oltre ad essere così interessata a dove ci troviamo, mentre Apple mostra un mondo tanto lacunoso, bisogna ancora una volta usare il cervello, tanto per cambiare.

Written by erling

18 dicembre 2012 at 22:24

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Stile superiore

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Ecco, dopo un disastro come le nuove mappe di iOS 6, come ci si scusa e ci si pone un nuovo obiettivo. Deve essere costato parecchio a Tim Cook in termini di orgoglio arrivare a suggerire di usare le mappe della concorrenza, e tuttavia questa ammissione di manchevolezza ed il modo in cui è formulata la dicono lunga sul modo di gestire le cose da quelle parti.

Anche loro sono umani, ma hanno (ancora) uno stile superiore nell’affrontare i momenti critici.

Leggendo la missiva sul sito apple mi sono un po’ riconciliato con la real casa della mela, ed in attesa delle mappe 2.0, mantengo in prima pagina sul telefonino il link alle mappe di google, fiducioso in questo nella benedizione implicita del megadirettore.

Written by erling

28 settembre 2012 at 15:32

Pubblicato su iphone, mappe

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Coscienza pulita

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Mi è appena caduto l’occhio su una nuova sezione del sito apple americano, questa: Supplier responsibility.

E’ un bel segno dei tempi che un produttore così importante metta sul proprio sito una sezione su un argomento etico apparentemente slegato dalla descrizione di mac ed iphone vari.
Certamente fino a pochi mesi fa non ci interessava molto sapere come venissero prodotti i nostri bellissimi giocattoli apple, e da chi, e in quali condizioni lavorative, ma da qualche periodo si è fatta intensa la pressione dell’opinione pubblica sui costruttori dei moderni oggetti del desiderio perché siano più responsabili ed umani, come direbbe il grande Fantozzi, anche verso chi materializza in Cina i sogni disegnati in California.

Probabilmente ci sono molti sensi di colpa da parte del consumatore medio occidentale, che sospetta che non potrebbe avere il suo giocattolo se chi lo costruisce lavorasse come lavoriamo noi, ovvero protetti da quelli che sono – non da moltissimi anni invero – diritti indubitabili, come un orario non eccessivo, una retribuzione adeguata, un’istruzione continua, ambienti di lavoro sicuri e sani.

Vale la pena di leggersi quello che scrive apple, per scoprire che questi diritti non sono proprio così pacifici dappertutto, ma, ripeto sarà un segno dei tempi, oggi ci si bada molto di più anche in Asia. Apple come sempre vuole rassicurare i propri affezionati clienti, e garantisce di prendersi a cuore anche la user experience di chi produce, non solo di chi utilizza i mac.

Tutto bene dunque, fino a prova contraria la ditta ha un capitale di fiducia ancora più grande di quello monetario, e deve stare attentissima a non fare passi falsi in un campo delicato come questo, certo fa specie che se non ci fossero state le sollecitazioni di giornali ed opinione pubblica probabilmente apple non avrebbe reagito con questa pubblicazione, e forse nemmeno intrapreso iniziative tanto decise per responsabilizzare i propri produttori.

In alcuni campi evidentemente l’innovatore deve essere ancora guidato, per trovare la strada giusta.

Written by erling

19 febbraio 2012 at 23:16

Pubblicato su Mac

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