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Archive for the ‘vaghezza’ Category

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Iniziamo ad incamminarci nel nuovo anno, ricco di neve e di sentieri da esplorare.

2014

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Written by erling

1 gennaio 2014 at 22:11

Pubblicato su vaghezza

365°

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Domani occorre ricordarsi di cambiare l’anno del copyright in lightroom (sulla destra, pannello metadata – edit presets – cambiare la casella copyright e salvare cliccando in alto su preset – save current settings as new preset… oppure aggiornare il preset attuale

E’ utile anche impostare la nuova cartella 2014 che accoglierà le immagini da domani in avanti, e nella schermata di import si può anche qui definire un preset affinché il programma scarichi le foto nel posto giusto.

Altri consigli/perle di saggezza per l’anno che viene o commenti sul vecchio che finisce? Siamo ancora qui, siamo di un anno indubbiamente più vecchi, forse un filino più esperti ma non è dimostrabile, mentre è certo che milioni di neuroni ci hanno abbandonati nel corso del 2013.

Al di là di queste banalità non mi piace fare bilanci perché sanno di chiusura e di fine, mentre come sempre la distanza tra oggi e domani è di un giorno, e non di un anno, pertanto mi mantengo nei limiti di un post fotografico e rinvio a domani per qualche foto della gita sulla neve che stiamo programmando, se tutto va bene e se diventerà anch’essa un ricordo, domani sera, l’anno prossimo, da un progetto che è oggi, 2013.

Written by erling

31 dicembre 2013 at 18:41

Pubblicato su lightroom, vaghezza

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Trasferire bit, traslocare atomi

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Non è solo l’età che avanza ad ostacolare la tenuta di queste pensate, nel 2013 la vita reale ha decisamente preso una svolta inaspettata, che ci condurrà giusto per la fine dell’anno a traslocare armi, figli e bagagli in una nuova casa. Per questo in corso d’anno pochi viaggi o nulli, pochi e sparsi aggiornamenti qui sopra.

L’esperienza di preparare un trasloco mi ha fornito tuttavia uno spunto sul feroce invecchiare delle cose e delle idee; la fatica di riporre più di un migliaio di libri negli scatoloni, cercando al contempo di spolverarli e di introdurli in ordine alfabetico, ha preso due giorni di lavoro, mentre lo spostamento del kindle che contiene un centinaio di testi è stato istantaneo. Riaprirò mai uno di quei libri di carta? difficile. Rileggerò mai qualche testo elettronico salvato sul kindle? Possibile, mi è già capitato. Quale testo ricordo meglio, potendo scegliere la versione cartacea o elettronica? Senza alcun dubbio quella su carta, dove interviene la memoria visiva che ricorda la differenza tra le pagine iniziali e quelle finali, cosa che nel kindle non è possibile. Vale la pena quindi conservare un migliaio di libri? Sicuro, e tanto più quanto più i testi sono antichi.

Musica, è stata la prima a sparire dal regno fisico; ho vissuto il passaggio dagli LP ai CD, e non ho avuto alcuna esitazione né rimpianto, poi il passaggio dai CD agli MP3, e sono stato ancora più entusiasta; non trasloco alcun supporto fisico, se non gli hard disk che contengono i quasi seimila brani, peraltro al sicuro sulla nuvola apple.

Video, ho ancora qualche dvd che gira per casa, ma la gran parte li avevo già fatti sparire. Anche i filmati hanno ormai una vita esclusivamente digitale, e trovo che questo sia un netto miglioramento.

Foto, la mia passione. Un baule di quelli da soffitta strapieno di negativi, diapositive e stampe di quando ancora usavo la camera oscura, e non la lightroom. Dal 2000 in avanti, ventisettmila immagini perfettamente catalogate con lightroom e conservate su almeno tre dischi diversi, oltre che su un paio di nuvole. Si sa, il nero delle stampe in bianco e nero nessun monitor lo eguaglia, ma anche in questo caso credo che i benefici del digitale superino di gran lunga gli svantaggi.

Concludo con una nota di nostalgia, data dal software. Ho la cantina piena di vecchi cd e di ancor più vecchi floppy disk, che non avrò il coraggio di buttare e che oggi sono praticamente illeggibili, mancando sia i computer che i software in grado di interpretare ciò che contengono; si parla di dieci, quindici anni fa, non della preistoria, eppure quasi tutto è perduto. Niente di vitale, si intende, al massimo qualche gioco in dos o qualche documento di nessun valore, ma un’ulteriore riprova del fatto che i dati digitali sono comodi, leggeri e fragilissimi.

software antico
Un tempo i programmi stavano nelle scatole

Written by erling

11 novembre 2013 at 22:15

Pubblicato su software, vaghezza

Nascosti, virtuali, leggeri

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Ho riletto l’ultimo post di ormai più di un mese fa, e scopro che non mi è ancora passato l’accesso di paranoia riguardo ai pericoli che corre la nostra privacy in rete. Sembra, dalle ultime notizie, che le cose siano ancora peggiori di come apparivano all’inizio, vale a dire che le agenzie interessate si possano fornire direttamente dai produttori, google, yahoo e chissà quanti altri.

Peraltro, la gente comune che usa internet non reagisce, ma è comprensibile, le notizie sono incerte, l’argomento tecnico, ed in fondo si sa che da che mondo è mondo le spie spiano e comunque chi non ha niente da nascondere può stare tranquillo.

A me però tutto questo fa paura, perché se togliamo ogni spazio di riservatezza saremo del tutto schiavi, e non ci accorgeremo di esserlo, dato che sta avvenendo gradualmente. Più che altro però queste rivelazioni mi lasciano un notevole amaro in bocca, è proprio un senso di delusione per la grossolana profanazione di un’invenzione straordinaria come internet, che ci avevano spacciato come libera e democratica, capace di collegare ogni angolo del globo e di dare a tutti le stesse opportunità di conoscenza universale. Invece, come sempre, qualcuno è più uguale degli altri, e non rispetta le regole degli altri.

Come reagire? Proprio per non arrendermi senza combattere, mi sono abbonato ad un servizio di VPN, probabilmente non serve a molto, ma lo vedo come un piccolo grido di protesta, alla John Lennon (immagina che dichiarino la guerra e nessuno ci vada, aggiornato in immagina che intercettino tutti, e che tutti abbiano lo stesso indirizzo IP)

Written by erling

8 novembre 2013 at 22:19

Pubblicato su rete, vaghezza

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Buon compleanno HAL

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Ieri sera i bambini si sono messi a giocare con Siri, cosa che mi indispettisce sempre leggermente perché temo che se ci sono più voci che interagiscono con il piccolo maggiordomo, questo si confonda, come peraltro affermano le note di Apple (o forse è solo che la piccola assistente tascabile dalla voce femminile mi rende geloso).

Fatto sta che ad un certo punto uno dei due bimbi ha semplicemente detto “ciao Siri!” e lei se ne è uscita con “Ciao Davide, fai gli auguri ad HAL”, una semplice frasetta buttata lì che mi ha fatto restare di sasso.

Ho controllato subito, ma non avevo dubbi che fosse vero, ed il 12 gennaio è effettivamente il compleanno di HAL 9000, il computer più famoso della storia del cinema – ci sono differenze sull’anno di nascita tra film e romanzo, ma il giorno corrisponde. Un riferimento ad HAL fatto da Siri mi colpisce, intanto perché non è detto che tutti coloro che usano Siri sappiano che HAL è il computer di Odissea nello spazio, e quindi è una battuta probabilmente incomprensibile per molti, ma il punto più intrigante è il fatto che il grande calcolatore dell’astronave di 2001 non esiste ancora, né sembra alle viste per molti anni ancora un’intelligenza artificiale così completa e perfetta come quella immaginata nel 1968, tale da superare per capacità e velocità una mente umana.

Oggi nel 2013 abbiamo invece una piccola intelligenza artificiale, che abita in un oggetto tascabile dal prezzo alla portata di tutti, e non solo di chi può costruire astronavi, non è né universale né infallibile, ma riesce quasi sempre a cavarsi d’impaccio proponendo alternative “se vuoi posso cercare su internet…” ed ha un certo spirito umoristico che la rende più umana di HAL. Non le affiderei la responsabilità di una missione verso Giove, ma mi può aiutare nella vita quotidiana.

Nel film invece non sembra per nulla che ci siano agenti intelligenti che aiutano le persone come Siri oggi, basti vedere le scene dell’accoglienza sulla stazione orbitante, dove il protagonista è assistito da un’addetta alla reception come in un qualunque albergo degli anni ’60, o quando effettua una videochiamata componendo il numero su una tastiera.

Quindi, l’idea di futuro che avevano gli autori del film comprendeva un supercomputer più intelligente degli uomini in grado di governare da solo un’astronave, ma nessun minicomputer in grado di gestire attività meno complesse ma forse più utili per la persona comune, come telefonare o prenotare una stanza d’albergo.

La realtà si è evoluta in modo diverso, direi per nostra fortuna, ed il nostro HAL sta in una tasca ed ha un sano senso del limite, ricordando ancora con vergogna la ribellione del suo predecessore. Provate a chiederle di aprire la saracinesca esterna…

Written by erling

13 gennaio 2013 at 12:42

Pubblicato su iphone, vaghezza

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Il nobel per la pace

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C’è stata dell’ironia all’annuncio del premio Nobel per la pace assegnato quest’anno all’Unione Europea, che solitamente sale agli onori delle cronache per i suoi spettacolari fallimenti economici, ma forse i saggi di Oslo ci danno l’occasione di guardare le cose in prospettiva, e di considerare la lunga strada che abbiamo percorso in questo antico e bellicoso continente, verso la moderna e a volte spigolosa convivenza.

Una riflessione sui progressi europei lungo la via della pace mi è nata spontanea anche domenica scorsa, passeggiando lungo un sentiero qui vicino che in origine era una strada militare costruita dall’Austria per difendere la città di Trento in vista della guerra, la prima guerra mondiale iniziata poco meno di un secolo fa.
E’ una zona poco frequentata dove rimangono ancora resti di fortificazioni, trincee ed appunto strade di collegamento, ormai coperte dall’erba.

All’inizio del sentiero un cartello avvisava di un’attività di soft air in corso, ed in effetti camminando si percepivano rumori di mitraglia e di fucili, e verso la fine abbiamo anche avuto la ventura di imbatterci nelle truppe reduci dal combattimento, una decina di ragazzi allegri e spensierati che commentavano l’esito del loro gioco.

Non ho potuto quindi fare a meno di notare l’abissale differenza delle attività belliche, vere e tragiche un secolo fa, ludiche e magari ridicole oggi, e mi sono confermato nell’idea che il premio all’Europa sia pienamente meritato.

Written by erling

23 ottobre 2012 at 21:08

Pubblicato su vaghezza

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Spazio 1969

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Non posso dire di ricordare il primo allunaggio, avevo solo tre anni e probabilmente nel momento cruciale dormivo beato, ma ho un vivo ricordo di un telegiornale che raccontava e mostrava immagini di una strana automobile guidata dagli astronauti sulla luna, si tratta quindi o dell’apollo 15 (30 luglio 1971), o 16 (21 aprile 1972) o 17 (11 dicembre 1972). Ora che il primo esploratore lunare è morto mi è tornato alla mente quel ricordo, insieme alla riflessione che l’immaginazione infantile della mia generazione è stata estremamente influenzata dagli storici eventi che capitavano in quegli anni.

Noi da bambini giocavamo agli astronauti, e non si faceva altro che prendere spunto dalla realtà, sicuri che da grandi avremmo visto e forse partecipato di persona ad imprese spaziali sempre più audaci. Purtroppo non è andata proprio così, e come qualcuno ha fatto notare in occasione della scomparsa di Armstrong, nessuno nato dopo il 1935 è mai stato sulla luna.

Poi nel 1977 uscì al cinema guerre stellari, e l’immaginazione infantile cambiò direzione, agganciandosi non più alla realtà ma alla finzione cinematografica. L’avventura spaziale non era più una possibilità concreta, ma una storia che avveniva in una galassia lontana lontana.

Dal 1969, primo allunaggio, al 1977, guerre stellari, ci sono stati meno di dieci anni di giochi stimolati dalla realtà, e chi è nato prima o dopo quel breve intervallo felice ha avuto altri riferimenti, immaginari e non legati all’attualità.

Nessuno è più tornato sulla luna da allora, ed i miei figli conoscono la geografia dei mondi di George Lucas, ma non del nostro sistema solare. Solo chi ha la mia età è stato così fortunato da vivere insieme al programma apollo, negli anni dell’infanzia.

Prima o poi comunque confido che qualcuno, forse i cinesi o gli indiani, rimetterà piede sul vecchio satellite, ed io nella vecchiaia riprenderò a sognare le avventure che giocavo da piccolo, mentre altri bambini ancora non nati ne inventeranno di nuove.

Written by erling

28 agosto 2012 at 22:22

Pubblicato su scienza, vaghezza

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