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Salvi chi può

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Negli ultimi tempi è tutto un proliferare di servizi per il salvataggio e la sincronizzazione dei dati sulla famigerata nuvola; io già da un pezzo mi affido a dropbox per tenere i documenti in sincrono tra il computer di casa e le appendici che ci si portano appresso in viaggio, già più di una volta mi è stato utile scaricare sul telefonino un pdf salvato in precedenza e sparato nella nube. Un altro elemento importante è il salvataggio in remoto dei dati, che ad un paranoico come me, già bruciato dalla perdita di un disco, sembra un bonus non da poco.

Dropbox però, nella versione gratuita, offre due giga di spazio, più qualcosa se si invitano amici o se si usa per caricare fotografie, il che per le mie esigenze domestiche è ancora sufficiente.

Per esigenze di lavoro invece ho creato un account su dropbox che si stava rapidamente riempiendo, e quindi mi sono guardato intorno alla ricerca di alternative. Ho scartato il nuovo servizio di google, timoroso del loro elastico concetto di privacy, non sia mai che mi indicizzino i file e la prossima volta che faccio una ricerca mi ritrovo qualche pubblicità molto mirata (l’ho già detto che sono paranoico?). In questo modo ho rinunciato a cinque giga gratuiti, ma pazienza.

Ho trovato invece un posto che pare fatto al caso mio, si chiama wuala e pone molta enfasi alla sicurezza dei dati, che vengono criptati sul computer dell’utente e non possono essere decrittati da nessuno senza la password, nemmeno da loro. Cinque giga gratis ed un programma, anche per il vecchio windows xp che uso in ufficio, che pensa da solo ad eseguire il salvataggio, negli intervalli scelti da me.

Finora sono molto soddisfatto, il sistema è semplice e sembra funzionare, ovvio che la vera prova si avrebbe in un’emergenza che distruggesse i dati in locale, e non ho voglia di sperimentare la cosa se proprio non devo, per ora quindi mi accontento di vedere che la cosa è automatica e non ci penso.

Giusto un accenno en passant al servizio di microsoft, skydrive, che promette ben sette giga gratuiti. Non volendo fare il fanboi mi sono perfino iscritto lì, ed ho scaricato il programma per windows xp, che, chissà come mai, si è rifiutato di installarsi. Poi dicono che uno è prevenuto contro microsoft!

Un altro servizio, più legato forse alla condivisione che al backup, è cubby, cui si accede per invito (nel mio caso ci hanno messo una settimana a darmi l’accesso); anche qui cinque giga gratis e la possibilità, diversamente da dropbox, di designare qualunque cartella come una cartella da sincronizzare.

Ci saranno naturalmente altre offerte in giro, queste sono quelle che ho scoperto con poca fatica, e noto qui per le mie statistiche che lo standard gratuito in pochi mesi si è alzato a cinque giga. Potrei enunciare una legge informatica, o di vita?, ipotizzando che poco prima che si raggiunga il limite massimo arriva un nuovo servizio o un’innovazione, ed il limite si alza.

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Written by erling

30 aprile 2012 at 17:56

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Foto asociali

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Tempo fa avevo installato instagram ma l’avevo rimossa dopo un po’. Come app fotografica non mi pareva all’altezza di hipstamatic, e non volevo trovarmi con troppi programmi che fanno le stesse cose.

In realtà mi sfuggiva l’afflato sociale della cosa, ma purtroppo da questo orecchio non ci sento molto bene. Oggi instagram se l’è comperata facebook per un bel miliardo.

Non so giudicare il valore dell’operazione, penso che chi scambiava foto con instagram prima lo farà anche adesso, solo il piccolo comitato antitrust che è dentro di me mugugna un po’ per questa riduzione delle possibilità: ora anche lo scambio di foto col telefonino avverrà sotto le ali di facebook, e le alternative indipendenti vanno scemando.

Come sempre in questi casi, si promette che nulla cambierà per la compagnia assimilata, ben sapendo che nel prezzo di mille milioni è compreso il diritto di scordare le promesse iniziali. Auguri a chi posta su instagram, e teniamoci stretti flickr e twitter finchè durano.

Written by erling

10 aprile 2012 at 15:37

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il cinque per mille a Bettino

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L’agenzia delle entrate ha pubblicato i dati relativi alla ripartizione del cinque per mille sui redditi del 2007.

Ho dato un’occhiata alla sezione della ricerca scientifica e mi è caduto l’occhio sulla fondazione Bettino Craxi, che ha ricevuto 9.792,38 euro da 99 contribuenti. Niente al confronto dell’associazione italiana per la ricerca sul cancro, forte di 17.525.244,65 euro donati da 650.931 contribuenti.

Mi ha incuriosito però l’entità media del cinque per mille, per la fondazione Craxi risultano 98,91 euro per ogni scelta espressa, mentre per l’airc soltanto 26,92 euro. 26,92 euro corrispondono ad un’imposta netta di 5.384 euro, mentre 98,91 portano a 19.782 euro di imposta netta.

A che reddito corrispondono queste imposte medie? per l’airc, ipotizzando che il donatore sia un lavoratore dipendente con due figli a carico al 50%, il reddito è di poco inferiore ai 28.000 euro annui, mentre il lavoratore nelle stesse condizioni che destina il suo 5 per mille alla fondazione Craxi ha un reddito di 62.000 euro circa.

Che fare di questi dati? Ironizzare sul socialismo dei benestanti? Sulle dichiarazioni dei redditi dei grati al leader? O compiangere magari l’istituto universitario olandese di storia dell’arte che ha ricevuto solo una scelta? E poi dicono che la materia fiscale è noiosa.

Written by erling

20 novembre 2009 at 19:22

Pubblicato su Siti, vaghezza

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Flickr e Smugmug

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Flickr o Smugmug? O magari tutti e due? Io sono iscritto da un bel po’ ormai a flickr, e vi ho depositato in quattro anni più di undicimila fotografie; lo considero principalmente come un sistema di backup, e secondariamente come un modo di reperire le mie foto in rete se mi servisse un link da qualche parte. Non sfrutto se non in minima parte le potenzialità di social network che permette flickr e che sono la sua forza. (Sarà che sono orso di natura, ma non mi trovo a postare nei gruppi ed a commentare, e lo so che mi perdo qualcosa…)

Tempo fa sono venuto a sapere dell’esistenza di un sito concorrente, Smugmug, che si focalizza invece sulle caratteristiche che più fanno al caso mio, vale a dire il salvataggio delle foto con la possibilità di archiviare anche i negativi digitali in formato raw, e la creazione di gallerie web sicuramente più accattivanti del classico bianco flickr.

Mi sono iscritto sfruttando il periodo di prova gratuito ed ho iniziato a costruire qualche galleria, sfruttando un magnifico plugin per firefox che trasferisce in automatico le foto da flickr a smugmug.

Dopo qualche tentativo mi sono reso conto di un difetto che probabilmente non è tanto grave in sè, ma per le mie abitudini di lavoro in flickr è invece totalmente bloccante: non è possibile impostare il livello di privacy della singola foto, ma unicamente a livello di galleria, ovvero di gruppo di foto.

Dato che le foto dei familiari le voglio mantenere visibili solo per amici e parenti, e le altre le possono vedere tutti, in flickr mi basta impostare adeguatamente i livelli di ogni singola foto, e lo posso fare in automatico con il plugin per lightroom di Jeffrey Friedl; in questo modo nello stesso flusso di foto gli utenti normali vedranno le immagini pubbliche mentre i privilegiati – si fa per dire naturalmente – vedranno anche quelle impostate come “famiglia e amici”.

In smugmug non è possibile questo approccio, come mi è stato anche confermato dall’ottimo supporto che risponde rapidissimamente alle email, e pertanto dovrei per ogni viaggio, gita, gruppo di foto in genere, creare due gallerie distinte, una con tutte le foto e l’altra con le foto pubbliche.

Ho lasciato quindi con rammarico scadere il termine del periodo di prova su smugmug, ed ho risposto alla loro gentile email che chiedeva i motivi della mancata conferma spiegando la mia necessità.

Mi hanno detto che passeranno il suggerimento a chi di dovere, vedremo, intanto per un anno ho rinnovato l’abbonamento a flickr, mentre rifletto sul modo di gestire smugmug se non dovessero togliere questa limitazione.


Taiz, ritratto La mia foto più vista su flickr


Malmö, il porto La mia foto meno vista su flickr (ma a me piace!)

Written by erling

18 settembre 2009 at 21:18

Pubblicato su foto, Siti

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Google street view e la privacy in Italia

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Ho appena letto un eccellente articolo su ogle earth che commenta le differenti reazioni in Gran Bretagna ed in Svezia sull’avvento del servizio di google che permette di vedere le strade delle principali città con immagini a 360°.

Riassumendo indebitamente, ma consiglio di rifarsi all’articolo originale, l’idea è che mentre in Gran Bretagna ci sono state numerose obiezioni, in Svezia non è così, ed una delle ipotesi per spiegare questo diverso comportamento è legata al diverso grado di trasparenza delle due società.

Le case svedesi hanno le finestre illuminate e senza la minima traccia di tende o cortine che impediscano la vista dall’esterno, ma nessuno all’interno teme di essere spiato dai vicini, e considera un dovere ravvivare con un po’ di luce le lunghe notti invernali, anche a beneficio dei passanti. Il diritto di pubblico accesso è una tradizione con una lunga storia in Svezia, non così in Gran Bretagna, ed in generale il paese scandinavo sembra più disposto a scegliere l’apertura al pubblico rispetto alla protezione della riservatezza del singolo.

E da noi? Non ho trovato grandi commenti all’introduzione di street view in Italia, e meno commenti ancora sul servizio analogo proposto da pagine gialle, che copre anche più città rispetto al concorrente.

Strano, perchè non mi sembra che la società italiana sia alla pari di quella svedese quanto ad apertura e trasparenza, anzi… da noi le finestre sono chiuse con le tendine ben tirate, e magari dietro la tenda c’è un occhio vigile che osserva la strada per vedere cosa succede, quindi un servizio potenzialmente pericoloso per la privacy come quello di google avrebbe potuto dar luogo a molte polemiche, invece niente.

Le spiegazioni che mi vengono in mente sono essenzialmente due: da noi mancano i giornali scandalistici come quelli inglesi, che montano casi sul nulla, ed enfatizzano l’ipotetico pericolo rappresentato dall’avere la propria abitazione in bella vista sulla rete, gonfiandolo per vendere più copie.

O meglio, i nostri giornali preferiscono montare altri casi, in quanto – seconda spiegazione – la percentuale di popolazione che usa questi strumenti è relativamente modesta, chi naviga su internet si iscrive a facebook e non pensa certo di usare street view, è già abbastanza se può navigare con l’adsl, figuriamoci scaricare immagini delle strade.

Sia come sia, a mio modesto avviso street view è uno strumento utilissimo ed anche divertente, ed i potenziali pericoli di abuso sono facilmente gestibili; il fatto che per ora sia passato inosservato è decisamente una fortuna.

Written by erling

20 aprile 2009 at 22:21

Pubblicato su google, mappe, Siti, Svezia

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Il terremoto dell’intelligenza

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Il terribile terremoto che ha colpito l’Abruzzo pochi giorni fa è stato raccontato e mostrato in modi diversi, a noi che siamo stati risparmiati dalla distanza; ho dato una breve occhiata sulla rete per capire se nel ventunesimo secolo ci sono modi diversi per far percepire le cose a chi non le ha vissute.

Prima di tutto il pessimo, le vanterie della tv che pensa solo a misurare se stessa contro se stessa, ed il mondo là fuori è solo una scusa. Niente da imparare qui.

Poi il mediocre, potreste fare meglio cari giornali online per darci qualche idea in più; repubblica, corriere, stampa, giornale, ne ho guardato qualcuno e non vanno al di là di una collezione di foto e video, con magari qualche articolo preso dall’edizione stampata.

Per restare sulle foto, una sequenza invece come sempre ottimamente composta è quella ospitata su the big picture.

Molto più utile di tanti speciali, la piccola pagina di google, che mostra innanzitutto una mappa (finalmente!), ed una serie di link alle notizie ed alle ultime immagini satellitari (mediante un file kml da aprire in google earth), oltre che ad una lista di siti di interesse.

Infine un altro kml tratto dal telegraph, che mostra di aver capito il potere della neogeografia.

Written by erling

10 aprile 2009 at 16:28

Pubblicato su mappe, rete, Siti

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Metterci la faccia

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Sembra che sia di gran moda facebook; come sempre qui da noi le mode arrivano un po’ tardi, ma poi prendono piede alla grande: 4 milioni di italiani hanno un account, e rispettabili giornali economici pubblicano supplementi per descrivere il fenomeno.

Uno solo dei miei amici ha una pagina sul sito, forse ho pochi amici o forse siamo tutti un po’ arretrati, sta di fatto che fino a poco tempo fa non ho mai sentito l’esigenza di iscrivermi; poi ho ceduto alla curiosità, ed ho tentato l’iscrizione.

Semplice iscriversi, ma subito, scorrendo i vari punti del processo di iscrizione, il mio istinto diffidente mi diceva: ma perché questi vogliono sapere tutte queste cose di me?, e soprattutto perché dovrei mettere tutto questo in pubblico?

Per farla breve, sono arrivato in fondo con un grande disagio, e dopo nemmeno mezz’ora ho annullato l’account. Ho archiviato la cosa come una dimostrazione della mia natura di orso, più che di un sintomo negativo su facebook: in fin dei conti, se uno vuole raccontare al mondo i fatti suoi, può tenere un blog, ma se è molto pigro un sito come facebook gli viene incontro.

Giorni dopo, ho letto qualche articolo di critica, del resto un successo così esplosivo qualche effetto collaterale lo può anche avere.

Stasera invece navigando qua e là sono capitato su questo articolo, che giudico molto illuminante ed inquietante, dato che descrive aspetti di facebook che non ho trovato riportati in articoli italiani (potrei sbagliarmi naturalmente), come le attività e le ideologie dei finanziatori. Ne raccomando la lettura integrale.

Forse tendenzioso, ma d’effetto è il commento dell’articolista alla politica della privacy; ne riporto un pezzo con i corrispondenti paragrafi tratti dal documento italiano:

You can’t delete anything

Quando aggiorni le tue informazioni, viene salvata una copia di backup delle informazioni prima della modifica per un determinato periodo di tempo, in modo che tu possa riutilizzare la versione precedente.

Anyone can glance at your intimate confessions

…non possiamo garantire che i contenuti pubblicati sul sito non vengano visualizzati da persone non autorizzate. Facebook non può essere ritenuto responsabile di eventuali elusioni delle misure di sicurezza del sito Web o delle impostazioni sulla privacy. L’utente comprende e accetta che, anche dopo la rimozione dei contenuti dal sito, questi potrebbero rimanere visibili nella cache o nelle pagine archiviate o se altri utenti hanno salvato o copiato tali contenuti.

Our marketing profile of you will be unbeatable

Facebook può anche raccogliere informazioni su di te da altre fonti, come giornali, blog, servizi di messaggistica istantanea e altri utenti su Facebook attraverso le funzionalità del servizio (ad esempio i tag delle foto) per offrirti informazioni più utili e un’esperienza personalizzata.

The CIA may look at the stuff when they feel like it

Usando Facebook, acconsenti che i tuoi dati personali siano trasferiti e trattati negli Stati Uniti…
Inoltre, è possibile che vengano riferiti i dati relativi ad un account qualora si ritenga necessario per rispettare una legge, per proteggere i nostri interessi o beni, per prevenire attività fraudolente o altre attività illegali perpetrate attraverso il servizio di Facebook o usando il marchio Facebook, oppure per prevenire danni imminenti a persone. Questo può implicare il rilascio di informazioni ad altre società, legali, agenti o agenzie governative.

Written by erling

8 dicembre 2008 at 00:24

Pubblicato su rete, Siti

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