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Il dato é mio e lo gestisco io

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La nuova versione della pagina della privacy di moves non lascia spazio a dubbi: Facebook si é comperata una collezione di registrazioni sugli spostamenti della gente.
Peccato, era un’idea interessante da esplorare, ma ovviamente non sono il solo a pensarla così. La registrazione totale globale della vita di una persona si avvicina a passi rapidi ed interessa moltissimo a queste megaditte, intente ad ingrandire in modo esponenziale i loro archivi e ad inghiottire quanti più dettagli possibile.
Mi incuriosisce da sempre questo processo sempre più marcato verso la digitalizzazione del mondo, dalle immagini ai libri e adesso alla stessa presenza fisica di un corpo nello spazio geografico; chissà perché tuttavia ho molti timori di affidare il mio io digitalizzato ad un’entità come Facebook. Mi piaceva di più la piccola startup finlandese, mi sembrava più “a misura d’uomo”.
Spero comunque che qualcuno riprenda la strada verso la gestione individuale dei nostri dati, che non sono solo mangime per i pubblicitari ma possono dare anche a noi stessi delle nuove opportunità. Per ora abbiamo subito una sconfitta, ma la guerra é lunga.

Written by erling

7 maggio 2014 at 23:17

Pubblicato su rete, virtualità

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Moves immobile

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Come prevedibile, moves é stata acquistata da Facebook, che non ha comperato tanto una piccola società quanto un database dei movimenti della gente.

Avevo già disabilitato moves, sia per la terribile fame di energia di un’app che registra la posizione in continuità, sia perché, nonostante sia sempre attiva, non registra ovviamente le attività che uno compie senza il telefono al seguito, come le corse, e pertanto cade il presupposto della completezza della registrazione.

Ora nascono anche problemi di privacy, il che a mio parere é la goccia che fa traboccare il vaso. Nella pagina sulla privacy sul sito di moves, scritta prima dell’acquisizione e probabilmente in vista dell’acquisizione della società, si dice esplicitamente che:

We do not disclose an individual user’s data to third parties unless (1) you have given explicit consent to each such disclosure, (2) we are required to comply with a legal obligation or (3) if our business or assets, or parts of them, are acquired by a third party.

Ho scritto agli sviluppatori chiedendo di cancellare i miei dati, vedremo quanto saranno solleciti a farlo.

Written by erling

1 maggio 2014 at 11:12

Pubblicato su gps, rete

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Misura per misura

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Ho scritto tempo fa di un programmino che registra sul telefonino le attività, principalmente bicicletta, camminata, corsa, e, grazie ad una serie di siti “satelliti”, consente di ottenere una miriade di statistiche che dovrebbero aiutare l’aspirante atleta a progredire verso la meta del benessere fisico.

Non sfugge a nessuno però l’implicazione di registrazione totale che un simile apparecchio prefigura: ogni spostamento è registrato e ricordato, fintanto che il telefonino è acceso, in un grande deposito nella mitica nuvola, e chissà se qualcuno mai oltre al legittimo proprietario potrà accedere a quei dati?.

Il problema con questi sistemi, secondo il mio debole parere, è che a fronte di un tangibile e spesso gratuito beneficio che apportano all’utente, presentano dei rischi che sono aggregati, ovvero nessuno andrà mai a rubare dal database di moves le attività del singolo individuo, ma un deposito che contiene gli spostamenti di decine di migliaia di persone è sicuramente molto interessante per aziende, pubblicitari e forse anche governi.

Non c’è solo moves naturalmente, in questi giorni sta facendo scalpore ad esempio l’assunzione nel consiglio d’amministrazione di dropbox di Condoleeza Rice, ovvero di una delle persone che hanno dato spinta al programma di sorveglianza totale globale che ci perseguita. Possiamo fidarci ancora di dropbox, o dobbiamo boicottarlo? Eppure è così comodo, e poi chi volete che si metta a leggere i miei documenti una volta che sono nella nuvola di dropbox? A chi possono interessare?

Anche qui, se il prodotto è gratis vuol dire che sei tu il prodotto che viene venduto, e senza voler rinunciare alla comodità di un sistema di sincronia come dropbox, occorre abituarsi al fatto che quello che si mette in rete è molto probabilmente leggibile da qualcuno, pertanto su dropbox non potrò mettere i miei piani per la dominazione del mondo, che invece magari affido a wuala, server europei e dati criptati alla partenza.

Ho quindi rimosso da dropbox un po’ di roba, senza però arrivare al boicottaggio totale (la pigrizia è più forte della giusta indignazione, e su questo contano i sorveglianti, si sa…), invece ho interrotto la registrazione su moves, non tanto per timori di privacy quanto perché quando vado a correre non mi porto il telefonino ma registro la mia performance sul garmin, e cade quindi la premessa fondamentale del programma, ovvero di avere una vita misurata in ogni momento…

Written by erling

13 aprile 2014 at 18:56

Pubblicato su rete

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Non sono il solo

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Ecco qualcuno che si preoccupa e che spiega la situazione: Mikko Hypponen; purtroppo nemmeno lui ha soluzioni…

Written by erling

12 novembre 2013 at 22:37

Pubblicato su rete

Nascosti, virtuali, leggeri

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Ho riletto l’ultimo post di ormai più di un mese fa, e scopro che non mi è ancora passato l’accesso di paranoia riguardo ai pericoli che corre la nostra privacy in rete. Sembra, dalle ultime notizie, che le cose siano ancora peggiori di come apparivano all’inizio, vale a dire che le agenzie interessate si possano fornire direttamente dai produttori, google, yahoo e chissà quanti altri.

Peraltro, la gente comune che usa internet non reagisce, ma è comprensibile, le notizie sono incerte, l’argomento tecnico, ed in fondo si sa che da che mondo è mondo le spie spiano e comunque chi non ha niente da nascondere può stare tranquillo.

A me però tutto questo fa paura, perché se togliamo ogni spazio di riservatezza saremo del tutto schiavi, e non ci accorgeremo di esserlo, dato che sta avvenendo gradualmente. Più che altro però queste rivelazioni mi lasciano un notevole amaro in bocca, è proprio un senso di delusione per la grossolana profanazione di un’invenzione straordinaria come internet, che ci avevano spacciato come libera e democratica, capace di collegare ogni angolo del globo e di dare a tutti le stesse opportunità di conoscenza universale. Invece, come sempre, qualcuno è più uguale degli altri, e non rispetta le regole degli altri.

Come reagire? Proprio per non arrendermi senza combattere, mi sono abbonato ad un servizio di VPN, probabilmente non serve a molto, ma lo vedo come un piccolo grido di protesta, alla John Lennon (immagina che dichiarino la guerra e nessuno ci vada, aggiornato in immagina che intercettino tutti, e che tutti abbiano lo stesso indirizzo IP)

Written by erling

8 novembre 2013 at 22:19

Pubblicato su rete, vaghezza

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Il censore zelante

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Il muro che avvolge il mirabolante giardino recintato di apple raggiunge a volte altezze sconsiderate. Qui trovo una notizia secondo cui un filtro antispam eccessivamente zelante non solo blocca email sospette, ma non avvisa nemmeno del fatto, magari spostando il messaggio in una cartella di quarantena, che pure esiste.

No, le mail che contengono frasi sospette sono cancellate senza che nessuno lo sappia, senza che resti traccia dell’operazione e senza che l’utente possa magari decidere che il messaggio sia interessante e meriti di entrare nella cartella della posta in arrivo – un pulsantino “non è spam” come succede su gmail non dovrebbe essere difficile da creare, oltretutto come ripeto esiste già anche in icloud una cartella della posta indesiderata, quindi uno è legittimato a pensare che tutte le mail sospette finiscano là dentro.

Il bello è che i termini di servizio di icloud consentono questo obbrobrio:

Apple si riserva il diritto in ogni momento di decidere se un Contenuto è opportuno e in conformità con il presente Contratto, e può controllare preventivamente, spostare, rifiutare, modificare e/o rimuovere i Contenuti in ogni momento, senza preavviso e a sua sola discrezione, nel caso in cui tali Contenuti siano ritenuti in violazione del presente Contratto o siano sgradevoli in altro modo.

ed apple intende il termine Contenuto in senso abbastanza vasto: s’intende qualsiasi informazione che possa essere generata o riscontrata durante l’utilizzo del Servizio, come file di dati, caratteristiche del dispositivo, testo scritto, software, musica, grafiche, fotografie, immagini, suoni, video, messaggi e altro materiale simile.

Se mio figlio ricevesse o mandasse un messaggio censurabile, credo che lo avviserei dell’errore prima di esercitare i miei poteri censori, e gli spiegherei i criteri alla base della mia decisione; l’azienda che si picca di fornire la miglior esperienza utente del mondo non ritiene di trattare i suoi clienti allo stesso modo, in ciò conformandosi alle idee di quello che considerava il suo pubblico al livello di ragazzini di dodici anni, nemmeno tanto svegli.

Fortuna che c’è gmail, un modello di serietà.

Written by erling

4 marzo 2013 at 21:17

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Investire nel mattoncino

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Fare soldi con il lego? Sembra troppo bello per essere vero, ma è tutto molto serio e professionale.

Impressionante come il portfolio dei nostri lego, che non comprende sicuramente tutti i mattoncini entrati in casa negli anni, abbia un valore stimato dell’ordine dei millecinquecento euro.

Ancora qualche anno, poi quando calerà l’interesse dei bambini per il gioco di costruzioni più bello del mondo, potrò trarre un profitto dall’investimento. O meglio ancora, proseguire nella collezione.

la compagnia dell'anello

Written by erling

10 gennaio 2013 at 23:15

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