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La questione di fiducia

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Google, c’è poco da fare, non mi ispira la massima fiducia. Non ho alcuna esitazione a riconoscergli il primo posto tra le varie compagnie che maneggiano i nostri dati per quanto riguarda l’efficienza tecnica e la sicurezza: la posta elettronica l’affido a gmail dal 2004, convinto che i miei pronipoti ritroveranno le pubblicità che mi sono arrivate anche tra cent’anni, mentre il servizio di apple mi pone qualche dubbio in più, e difatti lo uso pochissimo.

Il problema è la fiducia nell’uso dei miei dati, e qui google ha da parte mia un punteggio estremamente basso, mentre apple ottiene il massimo dei voti.

Non c’è bisogno di scomodare la NSA e nemmeno il nostro traballante governo, e temere che le mie mail vengano lette da qualche spione interessato a scoprire se intreccio corrispondenza con pericolosi terroristi, so benissimo che nessun umano si siede ad un computer per leggere le mie mail in chiaro, sono le stesse macchine di google e apple a filtrare e segnalare le attività sospette, ed anche se ogni tanto accarezzo l’idea di impegnarmi a trovare qualche sistema sicuro (crittografia tipo PGP o simili), e mi diverto magari a installare e configurare tutto l’ambaradan necessario, in breve tempo l’assenza di complici interessati a comunicazioni segrete spegne i miei entusiasmi, e torno a spedire le foto dei nipoti alle nonne o a ricevere gli orari delle feste di compleanno, senza poter impedire che occhi elettronici osservino il mio traffico.

Questa esposizione mi dà fastidio, ma sono costretto a considerarla un male necessario, al fine di godere del servizio di posta elettronica. Quello che invece non sopporto, e cerco di contrastare senza grosse speranze di successo, è la raccolta e l’analisi dei dati da parte delle compagnie che mi forniscono la posta, e qui google batte tutti e mi dà i brividi; leggendo (sempre in automatico, sia chiaro, nessun umano legge le mie mail a google!) quello che arriva e quello che parte dal mio indirizzo, emerge un profilo che ai pubblicitari interessa molto.

Cosa posso fare per rovinare questo profilo? Quantomeno usare i servizi della concorrenza, quando sono di livello adeguato. Ad esempio le posizioni frequenti del nuovo iOS 7: a pensarci dà un po’ i brividi, il telefonino registra ad intervalli regolari dove sei e dopo qualche tempo è in grado di darti indicazioni, forse superflue ma di un certo impatto. Ieri ero al parco con i bambini e giocherellando con l’iphone ho abbassato il centro notifiche, che mi ha informato che in dieci minuti da quella posizione sarei arrivato a casa. In teoria la cosa può avere qualche utilità maggiore, come avvisare del momento giusto per partire in modo da raggiungere il luogo di un appuntamento in tempo utile.

Il bello è che in questo caso apple è arrivata tardi, una funzione simile esiste già nell’app google now che è uscita qualche mese fa, ma dopo averla usata per un paio di giorni l’ho subito cancellata, spaventato dall’idea di consegnare a google anche la mia storia delle posizioni fisiche, oltre che quelle sul web.

Invece la funzione di iOS 7 mi piace molto e non mi spaventa, ed ho anche apprezzato il fatto che l’opzione di inviare i dati ad apple sia disabilitata per default, e per abilitarla uno debba scavare parecchio nelle impostazioni, mentre nelle app di google ricordo i pressanti inviti ad accedere alle mappe con il proprio account.

Si chiama fiducia, si deve conquistare.

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Written by erling

28 settembre 2013 at 19:23

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Due mappe sono meglio di una

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Adesso abbiamo di nuovo le mappe di google sull’iphone, ma non è detto che funzionino sempre meglio di quelle Apple. Provate qui a Trento a cercare la piazza Verzieri, google non capisce di cosa si tratti a meno che non si inserisca il nome completo di piazza Santa Teresa Verzieri, ed anche allora non mostra tanto il luogo geografico quanto i bar ed i ristoranti, usando un carattere di dimensioni molto generose.

Rispetto alla vecchia versione, quella che girava su iOs 5, mi sembra che il lato pubblicitario delle mappe di google sia ancora più pronunciato, quasi al prezzo della leggibilità dei dati geografici. Non parliamo poi dell’aggressività con cui la nuova applicazione ti chiede di collegarti con il tuo account, e di come in automatico venga impostato l’invio dei dati sulla posizione al grande server, che li usa ovviamente per il nostro bene.

Le tanto vituperate mappe di Apple invece trovano al primo colpo la piazza che cerco, e non mi propongono pubblicità in modo smaccato, anche se la pulizia della mappa viene rovinata da una serie di iconcine che corrispondono ad esercizi commerciali o altri punti di interesse. Il problema è che queste segnalazioni sembrano messe a casaccio, senza un criterio.

Non c’è sicuramente tutto, anzi, ed avere una mappa che indica un solo ristorante in una zona dove ce ne sono tre o quattro fa venire dei sospetti. Se in una zona che conosco ci sono tante lacune, come posso avventurarmi in luoghi sconosciuti?

Dovremo quindi usare due mappe, e fare confronti di volta in volta? Se google può fallire nella ricerca, oltre ad essere così interessata a dove ci troviamo, mentre Apple mostra un mondo tanto lacunoso, bisogna ancora una volta usare il cervello, tanto per cambiare.

Written by erling

18 dicembre 2012 at 22:24

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Stile superiore

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Ecco, dopo un disastro come le nuove mappe di iOS 6, come ci si scusa e ci si pone un nuovo obiettivo. Deve essere costato parecchio a Tim Cook in termini di orgoglio arrivare a suggerire di usare le mappe della concorrenza, e tuttavia questa ammissione di manchevolezza ed il modo in cui è formulata la dicono lunga sul modo di gestire le cose da quelle parti.

Anche loro sono umani, ma hanno (ancora) uno stile superiore nell’affrontare i momenti critici.

Leggendo la missiva sul sito apple mi sono un po’ riconciliato con la real casa della mela, ed in attesa delle mappe 2.0, mantengo in prima pagina sul telefonino il link alle mappe di google, fiducioso in questo nella benedizione implicita del megadirettore.

Written by erling

28 settembre 2012 at 15:32

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La difficile arte della cartografia

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La novità principale del nuovo sistema operativo del telefono è il passaggio dalle mappe di google a quelle di apple; le vecchie carte di google sembrano banali, visto che ci siamo tutti abituati da tempo, ma in effetti sono l’evoluzione di una sapienza di secoli, e si apprezza quanto sia difficile costruire una mappa ben fatta osservando le nuove carte geografiche prodotte dalla miglior azienda di design tecnologico: le mappe di apple fanno pena al confronto.

In giro si trovano raccolte di perle sulle nuove mappe: fiumi che appaiono e scompaiono, posti con nomi strani, strade mancanti o con dimensioni sbagliate. Nel mio piccolo posso mostrare come a Trento secondo apple ci sia la biblioteca di Denno, mentre google earth la pone correttamente a ventitré chilometri di distanza in linea d’aria, oppure la famiglia cooperativa di Povo, un sobborgo non proprio centrale:

Trento nelle mappe apple

Ma questi probabilmente sono difetti di gioventù, mentre quello che mi dà fastidio è l’esagerata preminenza che assumono le piccole icone tonde che rappresentano i negozi, bar e ristoranti, a scapito delle strade e delle aree cittadine. Non era la colpa di google, quella di mettere gli inserzionisti al primo posto e gli utenti all’ultimo? Sembra che qui apple faccia molto peggio, ed in modo del tutto arbitrario per di più; perché solo alcuni esercizi hanno un titolo molto evidente, mentre altri non vengono nemmeno indicati? Perché non si possono togliere questi orpelli commerciali, e mostrarli solo se uno cerca qualcosa di specifico?

Mi sembra quindi che siamo partiti con il piede sbagliato, e spero che presto riappaia una app con le originali mappe di google, almeno finché, come spesso è accaduto, anche apple riguadagni il terreno perduto e ci stupisca ancora, questa volta per la sua sapienza cartografica.

Aggiungo due immagini, la prima è tratta dall’atlante d’Europa di Mercatore e Hondius dell’inizio del seicento (una mia foto!)

Tircom

la seconda rappresenta più o meno la stessa zona, ed è tratta dall’app mappe di apple, iOS 6:

IMG 2080

Quattro secoli di distanza, ma esteticamente il miglioramento è discutibile.

Written by erling

20 settembre 2012 at 22:26

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Google street view e la privacy in Italia

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Ho appena letto un eccellente articolo su ogle earth che commenta le differenti reazioni in Gran Bretagna ed in Svezia sull’avvento del servizio di google che permette di vedere le strade delle principali città con immagini a 360°.

Riassumendo indebitamente, ma consiglio di rifarsi all’articolo originale, l’idea è che mentre in Gran Bretagna ci sono state numerose obiezioni, in Svezia non è così, ed una delle ipotesi per spiegare questo diverso comportamento è legata al diverso grado di trasparenza delle due società.

Le case svedesi hanno le finestre illuminate e senza la minima traccia di tende o cortine che impediscano la vista dall’esterno, ma nessuno all’interno teme di essere spiato dai vicini, e considera un dovere ravvivare con un po’ di luce le lunghe notti invernali, anche a beneficio dei passanti. Il diritto di pubblico accesso è una tradizione con una lunga storia in Svezia, non così in Gran Bretagna, ed in generale il paese scandinavo sembra più disposto a scegliere l’apertura al pubblico rispetto alla protezione della riservatezza del singolo.

E da noi? Non ho trovato grandi commenti all’introduzione di street view in Italia, e meno commenti ancora sul servizio analogo proposto da pagine gialle, che copre anche più città rispetto al concorrente.

Strano, perchè non mi sembra che la società italiana sia alla pari di quella svedese quanto ad apertura e trasparenza, anzi… da noi le finestre sono chiuse con le tendine ben tirate, e magari dietro la tenda c’è un occhio vigile che osserva la strada per vedere cosa succede, quindi un servizio potenzialmente pericoloso per la privacy come quello di google avrebbe potuto dar luogo a molte polemiche, invece niente.

Le spiegazioni che mi vengono in mente sono essenzialmente due: da noi mancano i giornali scandalistici come quelli inglesi, che montano casi sul nulla, ed enfatizzano l’ipotetico pericolo rappresentato dall’avere la propria abitazione in bella vista sulla rete, gonfiandolo per vendere più copie.

O meglio, i nostri giornali preferiscono montare altri casi, in quanto – seconda spiegazione – la percentuale di popolazione che usa questi strumenti è relativamente modesta, chi naviga su internet si iscrive a facebook e non pensa certo di usare street view, è già abbastanza se può navigare con l’adsl, figuriamoci scaricare immagini delle strade.

Sia come sia, a mio modesto avviso street view è uno strumento utilissimo ed anche divertente, ed i potenziali pericoli di abuso sono facilmente gestibili; il fatto che per ora sia passato inosservato è decisamente una fortuna.

Written by erling

20 aprile 2009 at 22:21

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Il terremoto dell’intelligenza

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Il terribile terremoto che ha colpito l’Abruzzo pochi giorni fa è stato raccontato e mostrato in modi diversi, a noi che siamo stati risparmiati dalla distanza; ho dato una breve occhiata sulla rete per capire se nel ventunesimo secolo ci sono modi diversi per far percepire le cose a chi non le ha vissute.

Prima di tutto il pessimo, le vanterie della tv che pensa solo a misurare se stessa contro se stessa, ed il mondo là fuori è solo una scusa. Niente da imparare qui.

Poi il mediocre, potreste fare meglio cari giornali online per darci qualche idea in più; repubblica, corriere, stampa, giornale, ne ho guardato qualcuno e non vanno al di là di una collezione di foto e video, con magari qualche articolo preso dall’edizione stampata.

Per restare sulle foto, una sequenza invece come sempre ottimamente composta è quella ospitata su the big picture.

Molto più utile di tanti speciali, la piccola pagina di google, che mostra innanzitutto una mappa (finalmente!), ed una serie di link alle notizie ed alle ultime immagini satellitari (mediante un file kml da aprire in google earth), oltre che ad una lista di siti di interesse.

Infine un altro kml tratto dal telegraph, che mostra di aver capito il potere della neogeografia.

Written by erling

10 aprile 2009 at 16:28

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Google Earth random location 1.1

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Il nome molto pomposo nasconde la seconda versione aggiornata del mio piccolo script per scegliere una posizione casuale in google earth.

Ho aggiunto un dialogo che chiede all’utente se la posizione scelta sia di suo gradimento, così se uno finisce nel mare ha una seconda possibilità (ed una terza, una quarta…) di cambiare posto prima che lo script termini.

Lo script è qui, mentre l’applicazione compilata pronta per l’uso è qui.

Written by erling

3 marzo 2009 at 23:19

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