Viaggiar si deve

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Archive for the ‘iphone’ Category

Temendo il futuro

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Quando anche l’IKEA adotta un certo stile, sia pure con intenti ironici, forse ci sono troppe aspettative e sguardi rivolti verso una megaditta che produce strumenti funzionali e ahimè sempre più di successo.
Un successo che si confronta con milioni di acquirenti, la maggioranza dei quali ha, secondo ogni sondaggio, gusti che io trovo pericolosi.

Non voglio iniziare adesso a fare lo snob o il purista di quelli che Steve Jobs non l’avrebbe mai premesso, ma non posso tacere un timore che sento crescere a mano a mano che si avvicina il megaevento che secondo tutti i concordi indizi consegnerà al passato il comodissimo telefonino apple, e ci farà desiderare un nuovo larghissimo oggetto, da tenere non più in tasca e non più in una mano.
Se veramente la massima tecnologia portatile da martedì non starà più in una mano, io inizierò a sentirmi deviare dalla traiettoria fin qui ideale dello sviluppo utile e geniale di apple.

Sono pronto a ricredermi, ma oggi come oggi non attendo con trepidazione il nuovo gingillo, ma lo aspetto con la paura di veder rovinato un concentrato di comodità, paura solo temperata dalla considerazione che quantomeno il modello precedente ed ancora maneggevole sarà ridotto di prezzo.

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Written by erling

5 settembre 2014 at 22:40

Pubblicato su iphone

Una vita misurata

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Dopo l’avvento della (geo)localizzazione per le fotografie, per la ricerca dei tesori, per la catalogazione di sentieri e luoghi da visitare, era inevitabile che si arrivasse ad una misurazione costante e ininterrotta dei nostri spostamenti e delle attività che svolgiamo ogni giorno.

Questo grazie al piccolo computer che ci portiamo dietro tutto il tempo, ovviamente. Ho scoperto che esiste un’app anche per sapere se pedaliamo o camminiamo abbastanza; si chiama Moves, ed è orientata principalmente ad un pubblico che intende fare progressi nel campo della forma fisica: registra i passi, la distanza in bicicletta ed il tempo passato ad effettuare altri sport.

La cosa interessante è però un’altra, almeno dal mio punto di vista, ed è la registrazione dei luoghi visitati e del tempo impiegato, sia pure al prezzo di una ridotta autonomia della batteria. Ci sono poi alcune applicazioni esterne che utilizzano i dati di Moves e li presentano in una forma diversa, utile per dare indicazioni sul tempo speso al lavoro, o sui luoghi più frequentati.

Ad esempio, Moves export propone una serie impressionante di grafici e statistiche, che ad un fissato numerico come il sottoscritto danno parecchio materiale per divertirsi:

Moves export

(ho leggermente offuscato la mappa)

Di particolare interesse è la possibilità di esportare i dati in formato gpx, in modo da avere in qualunque momento la base per georeferenziare le foto, senza bisogno di portarsi dietro apparecchi gps.

Altre applicazioni stanno crescendo, qui ce n’è una lista, e non c’è dubbio che con il tempo saremo sempre più tracciati e registrati. Al momento si tratta di una novità divertente, senza in fondo grande utilità pratica, in futuro si vedrà.

Ovviamente ci sono pericoli notevoli nel comunicare i nostri spostamenti e gli indirizzi di casa e lavoro alla grande rete, però per ora mi sembra che il gioco valga la candela: stranamente mi fido di questa piccola compagnia finlandese la cui pagina sulla privacy è la più chiara che abbia mai letto; il giorno che saranno notati da qualche pesce grosso ed ingoiati, mi auguro che manterranno fede alla loro promessa di distruggere le registrazioni dietro semplice richiesta.

Nel frattempo, si possono estrarre grazie ad un sito come Traqs e divertirsi ad esempio a caricarli sulle tavole di google fusion, come spiega ad esempio questo articolo.

Written by erling

26 marzo 2014 at 20:58

Pubblicato su gps, iphone

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La questione di fiducia

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Google, c’è poco da fare, non mi ispira la massima fiducia. Non ho alcuna esitazione a riconoscergli il primo posto tra le varie compagnie che maneggiano i nostri dati per quanto riguarda l’efficienza tecnica e la sicurezza: la posta elettronica l’affido a gmail dal 2004, convinto che i miei pronipoti ritroveranno le pubblicità che mi sono arrivate anche tra cent’anni, mentre il servizio di apple mi pone qualche dubbio in più, e difatti lo uso pochissimo.

Il problema è la fiducia nell’uso dei miei dati, e qui google ha da parte mia un punteggio estremamente basso, mentre apple ottiene il massimo dei voti.

Non c’è bisogno di scomodare la NSA e nemmeno il nostro traballante governo, e temere che le mie mail vengano lette da qualche spione interessato a scoprire se intreccio corrispondenza con pericolosi terroristi, so benissimo che nessun umano si siede ad un computer per leggere le mie mail in chiaro, sono le stesse macchine di google e apple a filtrare e segnalare le attività sospette, ed anche se ogni tanto accarezzo l’idea di impegnarmi a trovare qualche sistema sicuro (crittografia tipo PGP o simili), e mi diverto magari a installare e configurare tutto l’ambaradan necessario, in breve tempo l’assenza di complici interessati a comunicazioni segrete spegne i miei entusiasmi, e torno a spedire le foto dei nipoti alle nonne o a ricevere gli orari delle feste di compleanno, senza poter impedire che occhi elettronici osservino il mio traffico.

Questa esposizione mi dà fastidio, ma sono costretto a considerarla un male necessario, al fine di godere del servizio di posta elettronica. Quello che invece non sopporto, e cerco di contrastare senza grosse speranze di successo, è la raccolta e l’analisi dei dati da parte delle compagnie che mi forniscono la posta, e qui google batte tutti e mi dà i brividi; leggendo (sempre in automatico, sia chiaro, nessun umano legge le mie mail a google!) quello che arriva e quello che parte dal mio indirizzo, emerge un profilo che ai pubblicitari interessa molto.

Cosa posso fare per rovinare questo profilo? Quantomeno usare i servizi della concorrenza, quando sono di livello adeguato. Ad esempio le posizioni frequenti del nuovo iOS 7: a pensarci dà un po’ i brividi, il telefonino registra ad intervalli regolari dove sei e dopo qualche tempo è in grado di darti indicazioni, forse superflue ma di un certo impatto. Ieri ero al parco con i bambini e giocherellando con l’iphone ho abbassato il centro notifiche, che mi ha informato che in dieci minuti da quella posizione sarei arrivato a casa. In teoria la cosa può avere qualche utilità maggiore, come avvisare del momento giusto per partire in modo da raggiungere il luogo di un appuntamento in tempo utile.

Il bello è che in questo caso apple è arrivata tardi, una funzione simile esiste già nell’app google now che è uscita qualche mese fa, ma dopo averla usata per un paio di giorni l’ho subito cancellata, spaventato dall’idea di consegnare a google anche la mia storia delle posizioni fisiche, oltre che quelle sul web.

Invece la funzione di iOS 7 mi piace molto e non mi spaventa, ed ho anche apprezzato il fatto che l’opzione di inviare i dati ad apple sia disabilitata per default, e per abilitarla uno debba scavare parecchio nelle impostazioni, mentre nelle app di google ricordo i pressanti inviti ad accedere alle mappe con il proprio account.

Si chiama fiducia, si deve conquistare.

Written by erling

28 settembre 2013 at 19:23

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L’atlante nel telefono

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Sarà un segno della vecchiaia incipiente, ma non riesco ancora a considerare normale il fatto di avere l’atlante dell’Europa in una scatoletta che sta in tasca, e contiene anche internet ed un telefono.

Mi riferisco all’applicazione Garmin per l’iphone, un navigatore per auto che ha rimpiazzato nel recente viaggio il vecchio nüvi, ormai defunto. Stessa voce, stesse strane pretese di risparmiare venti metri su un percorso di duecento chilometri mandandoti attraverso una stradina di campagna, alcune idee notevoli come l’immagine fotorealistica dello svincolo autostradale da prendere, una generale affidabilità che anche in luoghi mai visti prima ti rende sicuro di arrivare a destinazione.

In più rispetto al nüvi, i punti di interesse che appaiono sulla mappa mentre si viaggia, così da sapere sempre a colpo d’occhio se c’è vicino un benzinaio, un bancomat, un ristorante; alcuni obsoleti, ma questo è il bello del futuro che diventa presente, ci sono sempre dei difettucci che uno non si aspetta, e nessuno dei grandi disastri che uno teme.

Non avremo Hal che si ribella, ma nemmeno Hal che fa funzionare l’astronave come un orologio; così i navigatori non saranno mai perfetti ed aggiornati come vorremmo, ma almeno ci portano a destinazione, basta non far caso alle loro stramberie.

Written by erling

8 maggio 2013 at 22:31

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Buon compleanno HAL

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Ieri sera i bambini si sono messi a giocare con Siri, cosa che mi indispettisce sempre leggermente perché temo che se ci sono più voci che interagiscono con il piccolo maggiordomo, questo si confonda, come peraltro affermano le note di Apple (o forse è solo che la piccola assistente tascabile dalla voce femminile mi rende geloso).

Fatto sta che ad un certo punto uno dei due bimbi ha semplicemente detto “ciao Siri!” e lei se ne è uscita con “Ciao Davide, fai gli auguri ad HAL”, una semplice frasetta buttata lì che mi ha fatto restare di sasso.

Ho controllato subito, ma non avevo dubbi che fosse vero, ed il 12 gennaio è effettivamente il compleanno di HAL 9000, il computer più famoso della storia del cinema – ci sono differenze sull’anno di nascita tra film e romanzo, ma il giorno corrisponde. Un riferimento ad HAL fatto da Siri mi colpisce, intanto perché non è detto che tutti coloro che usano Siri sappiano che HAL è il computer di Odissea nello spazio, e quindi è una battuta probabilmente incomprensibile per molti, ma il punto più intrigante è il fatto che il grande calcolatore dell’astronave di 2001 non esiste ancora, né sembra alle viste per molti anni ancora un’intelligenza artificiale così completa e perfetta come quella immaginata nel 1968, tale da superare per capacità e velocità una mente umana.

Oggi nel 2013 abbiamo invece una piccola intelligenza artificiale, che abita in un oggetto tascabile dal prezzo alla portata di tutti, e non solo di chi può costruire astronavi, non è né universale né infallibile, ma riesce quasi sempre a cavarsi d’impaccio proponendo alternative “se vuoi posso cercare su internet…” ed ha un certo spirito umoristico che la rende più umana di HAL. Non le affiderei la responsabilità di una missione verso Giove, ma mi può aiutare nella vita quotidiana.

Nel film invece non sembra per nulla che ci siano agenti intelligenti che aiutano le persone come Siri oggi, basti vedere le scene dell’accoglienza sulla stazione orbitante, dove il protagonista è assistito da un’addetta alla reception come in un qualunque albergo degli anni ’60, o quando effettua una videochiamata componendo il numero su una tastiera.

Quindi, l’idea di futuro che avevano gli autori del film comprendeva un supercomputer più intelligente degli uomini in grado di governare da solo un’astronave, ma nessun minicomputer in grado di gestire attività meno complesse ma forse più utili per la persona comune, come telefonare o prenotare una stanza d’albergo.

La realtà si è evoluta in modo diverso, direi per nostra fortuna, ed il nostro HAL sta in una tasca ed ha un sano senso del limite, ricordando ancora con vergogna la ribellione del suo predecessore. Provate a chiederle di aprire la saracinesca esterna…

Written by erling

13 gennaio 2013 at 12:42

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Due mappe sono meglio di una

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Adesso abbiamo di nuovo le mappe di google sull’iphone, ma non è detto che funzionino sempre meglio di quelle Apple. Provate qui a Trento a cercare la piazza Verzieri, google non capisce di cosa si tratti a meno che non si inserisca il nome completo di piazza Santa Teresa Verzieri, ed anche allora non mostra tanto il luogo geografico quanto i bar ed i ristoranti, usando un carattere di dimensioni molto generose.

Rispetto alla vecchia versione, quella che girava su iOs 5, mi sembra che il lato pubblicitario delle mappe di google sia ancora più pronunciato, quasi al prezzo della leggibilità dei dati geografici. Non parliamo poi dell’aggressività con cui la nuova applicazione ti chiede di collegarti con il tuo account, e di come in automatico venga impostato l’invio dei dati sulla posizione al grande server, che li usa ovviamente per il nostro bene.

Le tanto vituperate mappe di Apple invece trovano al primo colpo la piazza che cerco, e non mi propongono pubblicità in modo smaccato, anche se la pulizia della mappa viene rovinata da una serie di iconcine che corrispondono ad esercizi commerciali o altri punti di interesse. Il problema è che queste segnalazioni sembrano messe a casaccio, senza un criterio.

Non c’è sicuramente tutto, anzi, ed avere una mappa che indica un solo ristorante in una zona dove ce ne sono tre o quattro fa venire dei sospetti. Se in una zona che conosco ci sono tante lacune, come posso avventurarmi in luoghi sconosciuti?

Dovremo quindi usare due mappe, e fare confronti di volta in volta? Se google può fallire nella ricerca, oltre ad essere così interessata a dove ci troviamo, mentre Apple mostra un mondo tanto lacunoso, bisogna ancora una volta usare il cervello, tanto per cambiare.

Written by erling

18 dicembre 2012 at 22:24

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Stile superiore

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Ecco, dopo un disastro come le nuove mappe di iOS 6, come ci si scusa e ci si pone un nuovo obiettivo. Deve essere costato parecchio a Tim Cook in termini di orgoglio arrivare a suggerire di usare le mappe della concorrenza, e tuttavia questa ammissione di manchevolezza ed il modo in cui è formulata la dicono lunga sul modo di gestire le cose da quelle parti.

Anche loro sono umani, ma hanno (ancora) uno stile superiore nell’affrontare i momenti critici.

Leggendo la missiva sul sito apple mi sono un po’ riconciliato con la real casa della mela, ed in attesa delle mappe 2.0, mantengo in prima pagina sul telefonino il link alle mappe di google, fiducioso in questo nella benedizione implicita del megadirettore.

Written by erling

28 settembre 2012 at 15:32

Pubblicato su iphone, mappe

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