Viaggiar si deve

viaggi, foto, mac e il resto

Archive for novembre 2013

Niente è per sempre

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Che bello traslocare, non avrei mai pensato di dirlo ma il fatto di spostare fisicamente oggetti da un luogo all’altro è un’occasione per scoprire diverse cosette sul tempo che passa.

Ad esempio, non era difficile da intuire, che la tecnologia invecchia in modo accelerato. Ho trovato in cantina un vecchio apparato, iomega clik, che usavo nei miei primi viaggi “digitali”, come nel 2000 nello Yemen, e grazie alle cartucce da 40 Megabyte mi consentiva di scattare senza preoccuparmi di finire la scheda di memoria. Lo userò mai ancora? certamente no, dato che oggi in una cartuccia da 40 mega potrei farci stare forse quattro immagini, per non parlare del collegamento tramite porta parallela che non è esattamente di serie sull’imac. Ha un qualche valore economico? esattamente 19,89 dollari su amazon, da non crederci ma lo vendono ancora. Lo butterò via quindi, riciclandolo in modo responsabile presso il CRM? Neanche per sogno, lo porterò dalla vecchia alla nuova cantina, e lì continuerà a riposare nella sua borsetta.

Clik!

Altri dieci anni indietro nel tempo, e ritrovo la mitica HP 42S; l’ho ripresa da un cassetto e mi sono commosso, ripensando a quando, all’inizio degli anni ’90, la tenevo in mano più dell’iphone oggi, e la usavo non tanto come sostituto del cervello e della memoria, come capita con internet ed i telefoni intelligenti, ma come supporto, e per farla funzionare in modo utile il cervello serviva eccome.

HP 42S

Altri ritrovamenti non sono così felici: ad esempio c’è una serie di cassette video 8 che leggendo le etichette si direbbero interessanti, ma in mancanza di un’adeguata strumentazione per leggerle resteranno ad ossidarsi fino alla notte dei tempi.

Che dire poi dei floppy disk, tutti etichettati e carichi non tanto di byte quanto di ricordi: giochi, programmi, utilità in DOS o windows, roba della seconda metà degli anni ’80. Nemmeno questi mi azzardo a buttarli via, probabilmente molti sono ancora leggibili ma ci vuole un vecchio computer, e tanto tempo da perdere, ed entrambi i requisiti mi difettano al momento.

Ultima chicca, il foto cd kodak, una perla degli anni ’90 quasi illeggibile oggi, ma che al tempo mi fece spendere parecchi soldi nell’illusione di aver trovato il modo per salvare su disco le fotografie. Mi sbagliavo, ma vent’anni dopo potrebbe essere divertente far rivivere quelle scansioni. Devo indagare meglio, o accontentarmi della lettura non fedelissima che ne fa iPhoto, la versione di Leopard che ho sul vecchio portatile.

Il futuro è sempre più rapido, per fortuna abbiamo le cantine che congelano il passato.

Written by erling

17 novembre 2013 at 22:29

Pubblicato su hardware

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Non sono il solo

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Ecco qualcuno che si preoccupa e che spiega la situazione: Mikko Hypponen; purtroppo nemmeno lui ha soluzioni…

Written by erling

12 novembre 2013 at 22:37

Pubblicato su rete

Trasferire bit, traslocare atomi

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Non è solo l’età che avanza ad ostacolare la tenuta di queste pensate, nel 2013 la vita reale ha decisamente preso una svolta inaspettata, che ci condurrà giusto per la fine dell’anno a traslocare armi, figli e bagagli in una nuova casa. Per questo in corso d’anno pochi viaggi o nulli, pochi e sparsi aggiornamenti qui sopra.

L’esperienza di preparare un trasloco mi ha fornito tuttavia uno spunto sul feroce invecchiare delle cose e delle idee; la fatica di riporre più di un migliaio di libri negli scatoloni, cercando al contempo di spolverarli e di introdurli in ordine alfabetico, ha preso due giorni di lavoro, mentre lo spostamento del kindle che contiene un centinaio di testi è stato istantaneo. Riaprirò mai uno di quei libri di carta? difficile. Rileggerò mai qualche testo elettronico salvato sul kindle? Possibile, mi è già capitato. Quale testo ricordo meglio, potendo scegliere la versione cartacea o elettronica? Senza alcun dubbio quella su carta, dove interviene la memoria visiva che ricorda la differenza tra le pagine iniziali e quelle finali, cosa che nel kindle non è possibile. Vale la pena quindi conservare un migliaio di libri? Sicuro, e tanto più quanto più i testi sono antichi.

Musica, è stata la prima a sparire dal regno fisico; ho vissuto il passaggio dagli LP ai CD, e non ho avuto alcuna esitazione né rimpianto, poi il passaggio dai CD agli MP3, e sono stato ancora più entusiasta; non trasloco alcun supporto fisico, se non gli hard disk che contengono i quasi seimila brani, peraltro al sicuro sulla nuvola apple.

Video, ho ancora qualche dvd che gira per casa, ma la gran parte li avevo già fatti sparire. Anche i filmati hanno ormai una vita esclusivamente digitale, e trovo che questo sia un netto miglioramento.

Foto, la mia passione. Un baule di quelli da soffitta strapieno di negativi, diapositive e stampe di quando ancora usavo la camera oscura, e non la lightroom. Dal 2000 in avanti, ventisettmila immagini perfettamente catalogate con lightroom e conservate su almeno tre dischi diversi, oltre che su un paio di nuvole. Si sa, il nero delle stampe in bianco e nero nessun monitor lo eguaglia, ma anche in questo caso credo che i benefici del digitale superino di gran lunga gli svantaggi.

Concludo con una nota di nostalgia, data dal software. Ho la cantina piena di vecchi cd e di ancor più vecchi floppy disk, che non avrò il coraggio di buttare e che oggi sono praticamente illeggibili, mancando sia i computer che i software in grado di interpretare ciò che contengono; si parla di dieci, quindici anni fa, non della preistoria, eppure quasi tutto è perduto. Niente di vitale, si intende, al massimo qualche gioco in dos o qualche documento di nessun valore, ma un’ulteriore riprova del fatto che i dati digitali sono comodi, leggeri e fragilissimi.

software antico
Un tempo i programmi stavano nelle scatole

Written by erling

11 novembre 2013 at 22:15

Pubblicato su software, vaghezza

Nascosti, virtuali, leggeri

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Ho riletto l’ultimo post di ormai più di un mese fa, e scopro che non mi è ancora passato l’accesso di paranoia riguardo ai pericoli che corre la nostra privacy in rete. Sembra, dalle ultime notizie, che le cose siano ancora peggiori di come apparivano all’inizio, vale a dire che le agenzie interessate si possano fornire direttamente dai produttori, google, yahoo e chissà quanti altri.

Peraltro, la gente comune che usa internet non reagisce, ma è comprensibile, le notizie sono incerte, l’argomento tecnico, ed in fondo si sa che da che mondo è mondo le spie spiano e comunque chi non ha niente da nascondere può stare tranquillo.

A me però tutto questo fa paura, perché se togliamo ogni spazio di riservatezza saremo del tutto schiavi, e non ci accorgeremo di esserlo, dato che sta avvenendo gradualmente. Più che altro però queste rivelazioni mi lasciano un notevole amaro in bocca, è proprio un senso di delusione per la grossolana profanazione di un’invenzione straordinaria come internet, che ci avevano spacciato come libera e democratica, capace di collegare ogni angolo del globo e di dare a tutti le stesse opportunità di conoscenza universale. Invece, come sempre, qualcuno è più uguale degli altri, e non rispetta le regole degli altri.

Come reagire? Proprio per non arrendermi senza combattere, mi sono abbonato ad un servizio di VPN, probabilmente non serve a molto, ma lo vedo come un piccolo grido di protesta, alla John Lennon (immagina che dichiarino la guerra e nessuno ci vada, aggiornato in immagina che intercettino tutti, e che tutti abbiano lo stesso indirizzo IP)

Written by erling

8 novembre 2013 at 22:19

Pubblicato su rete, vaghezza

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