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Archive for settembre 2013

La questione di fiducia

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Google, c’è poco da fare, non mi ispira la massima fiducia. Non ho alcuna esitazione a riconoscergli il primo posto tra le varie compagnie che maneggiano i nostri dati per quanto riguarda l’efficienza tecnica e la sicurezza: la posta elettronica l’affido a gmail dal 2004, convinto che i miei pronipoti ritroveranno le pubblicità che mi sono arrivate anche tra cent’anni, mentre il servizio di apple mi pone qualche dubbio in più, e difatti lo uso pochissimo.

Il problema è la fiducia nell’uso dei miei dati, e qui google ha da parte mia un punteggio estremamente basso, mentre apple ottiene il massimo dei voti.

Non c’è bisogno di scomodare la NSA e nemmeno il nostro traballante governo, e temere che le mie mail vengano lette da qualche spione interessato a scoprire se intreccio corrispondenza con pericolosi terroristi, so benissimo che nessun umano si siede ad un computer per leggere le mie mail in chiaro, sono le stesse macchine di google e apple a filtrare e segnalare le attività sospette, ed anche se ogni tanto accarezzo l’idea di impegnarmi a trovare qualche sistema sicuro (crittografia tipo PGP o simili), e mi diverto magari a installare e configurare tutto l’ambaradan necessario, in breve tempo l’assenza di complici interessati a comunicazioni segrete spegne i miei entusiasmi, e torno a spedire le foto dei nipoti alle nonne o a ricevere gli orari delle feste di compleanno, senza poter impedire che occhi elettronici osservino il mio traffico.

Questa esposizione mi dà fastidio, ma sono costretto a considerarla un male necessario, al fine di godere del servizio di posta elettronica. Quello che invece non sopporto, e cerco di contrastare senza grosse speranze di successo, è la raccolta e l’analisi dei dati da parte delle compagnie che mi forniscono la posta, e qui google batte tutti e mi dà i brividi; leggendo (sempre in automatico, sia chiaro, nessun umano legge le mie mail a google!) quello che arriva e quello che parte dal mio indirizzo, emerge un profilo che ai pubblicitari interessa molto.

Cosa posso fare per rovinare questo profilo? Quantomeno usare i servizi della concorrenza, quando sono di livello adeguato. Ad esempio le posizioni frequenti del nuovo iOS 7: a pensarci dà un po’ i brividi, il telefonino registra ad intervalli regolari dove sei e dopo qualche tempo è in grado di darti indicazioni, forse superflue ma di un certo impatto. Ieri ero al parco con i bambini e giocherellando con l’iphone ho abbassato il centro notifiche, che mi ha informato che in dieci minuti da quella posizione sarei arrivato a casa. In teoria la cosa può avere qualche utilità maggiore, come avvisare del momento giusto per partire in modo da raggiungere il luogo di un appuntamento in tempo utile.

Il bello è che in questo caso apple è arrivata tardi, una funzione simile esiste già nell’app google now che è uscita qualche mese fa, ma dopo averla usata per un paio di giorni l’ho subito cancellata, spaventato dall’idea di consegnare a google anche la mia storia delle posizioni fisiche, oltre che quelle sul web.

Invece la funzione di iOS 7 mi piace molto e non mi spaventa, ed ho anche apprezzato il fatto che l’opzione di inviare i dati ad apple sia disabilitata per default, e per abilitarla uno debba scavare parecchio nelle impostazioni, mentre nelle app di google ricordo i pressanti inviti ad accedere alle mappe con il proprio account.

Si chiama fiducia, si deve conquistare.

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Written by erling

28 settembre 2013 at 19:23

Pubblicato su iphone, mappe

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Mostrarsi al mondo, un bit alla volta

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Un tempo era più semplice (tanto per cambiare): la scelta si riduceva a due alternative, una proiezione di diapositive o un’esposizione di un album con le stampe. Adesso ci sono ancora amici e parenti, e l’esigenza o la volontà di mostrare loro i capolavori dell’arte fotografica, ma i modi per distribuire questo eccelso materiale si sono amplificati a dismisura.

Ciò non significa che la vita sia più semplice, anzi. Oggi come oggi uso almeno tre sistemi per far vedere le mie foto a parenti ed amici, peraltro nessuno dei quali è del tutto soddisfacente. A seconda del livello informatico e di connessione dei miei corrispondenti, distinguo queste situazioni:

  • livello zero (niente computer, niente internet): una stampa annuale di un libro ottiene ancora egregiamente lo scopo di regalare un ricordo che si può conservare – da un po’ utilizzo blurb, a motivo principalmente dell’integrazione con lightroom che mi consente di eliminare completamente iphoto;
  • livello uno (accesso ad internet, mac ma potrebbe anche essere un pc): in questo caso flickr è ancora il modo più comodo, da lightroom pubblico direttamente le immagini su flickr e i destinatari ricevono una mail che li aggiorna sulle novità;
  • livello due (accesso ad internet solo tramite ipad): qui flickr non è del tutto agevole, perché occorre aprire un browser, meglio lo streaming foto di iphoto, purtroppo questo mi costringe ad uscire da lightroom ed importare le foto in iphoto – in alternativa faccio qualche foto con l’iphone e direttamente trasmetto quelle, ovviamente questo comporta qualche problema di sincronizzazione tra quello che si fa sul telefonino e quello che si fa sul computer.

L’ideale per me è gestire tutto da un solo programma, lightroom nel mio caso, e devo dire che questo ideale è raggiunto in gran parte, devo solo indagare meglio sulle possibilità di spedire direttamente da lightroom verso lo streaming iphoto, so che è possibile ed avevo anche fatto qualche prova, ma dovrei poter indirizzare il flusso verso uno streaming particolare, destinato alle persone interessate.

Ma questi sono dettagli, perché quello che assicura la ricezione soddisfatta da parte di chi si trova all’altro capo del canale è semplicemente la qualità delle immagini: fare foto migliori dovrebbe essere uno scopo da perseguire con più tenacia rispetto a quello di spedire meglio le foto, altrimenti si finisce con il credere veramente alle fesserie della pubblicità apple: “è molto più logico insegnare ad iPhone a fare grandi foto, che trasformare tutti in fotografi professionisti”, come se fosse lo strumento a fare le foto…

Written by erling

22 settembre 2013 at 22:47

Pubblicato su foto

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Nuvole su Lightroom

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Sembra che dalle parti di Adobe stiano lavorando con impegno ad una versione di Lightroom in grado di sincronizzare i cataloghi tra computer e ipad (o iphone) per il tramite della solita nuvola che di questi tempi non manca mai.

In altri termini, si potrà eseguire del lavoro leggero sulle foto tramite ipad, ad esempio selezionare le migliori, applicare le parole chiave, mettere titoli, ed in generale gestire i metadati, e probabilmente anche del lavoro un po’ più pesante, come correzioni vere e proprie delle immagini, per poi trovare tutte le modifiche trasferite a Lightroom sul mac.

Ovviamente anche il flusso nella direzione contraria sarà possibile, in modo da usare l’ipad come vetrina delle fotografie gestite in lightroom, ma questo aspetto è già facilmente gestibile (ad esempio grazie ai plugin di Jeffrey Friedl). Il punto di novità è la possibilità di effettuare modifiche sul campo e trasferirle sul mac.

Non si conoscono ancora i tempi di rilascio né le caratteristiche complete del nuovo software, ma mi sembra uno di quei passi inevitabili che arriveranno senza alcun dubbio; ormai nessuno riesce più a lavorare seduto davanti ad un computer, ci vuole un ipad da tenere in grembo stando spaparanzati sul divano. A parte questo, ci potrebbe essere un’utilità in viaggio, quando al termine della giornata si valuta il bottino fotografico e si inizia a portarsi avanti col lavoro del vaglio critico – un conto è affrontare qualche decina di foto, un conto è qualche centinaio al rientro dal viaggio.

Attualmente esiste un programma che svolge questa funzione, photosmith, ma sul mio ipad 1 non è il massimo della velocità e non gestisce il formato raw della mia fuji x100, quindi al momento non lo posso usare, tuttavia concettualmente utilizza un meccanismo simile, e se funzionasse a dovere mi sembrerebbe molto utile.

Aspettiamo e vediamo, con la certezza che si tratterà di un’ulteriore spinta verso l’abbonamento ad un servizio anziché l’acquisto di un software, cosa che per noi utenti vecchio stampo assomiglia ad un’eresia. Del resto nessuno ci obbliga a sviluppare le foto due minuti dopo averle scattate, si può sempre aspettare di tornare in camera oscura, anzi chiara.

Written by erling

12 settembre 2013 at 22:23

Pubblicato su lightroom

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Collegare le persone

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Il mio primo telefonino, saranno passati forse poco più di dieci anni, era un Nokia, un oggetto straordinariamente piccolo e robusto, che faceva una sola cosa. Non si è mai guastato, si caricava una volta alla settimana se proprio lo usavi molto.

8310

6111

Credo anche di essere passato dalle parti di Nokia, girando per la Finlandia, e di aver inevitabilmente paragonato la robustezza e l’essenzialità dei prodotti di quella ex fabbrica di carta con lo spirito dei luoghi, e degli abitanti. Pochi fronzoli, molta sostanza.

Ho stupidamente venduto il vecchio 8310 per pochi spiccioli, attirato dal nuovo 6111 uscito qualche anno dopo: uno schermo a colori, un megapixel di macchina fotografica, il nuovo che avanza… più grande e pesante, un’apertura a scorrimento a rischio di incepparsi (peraltro ha sempre funzionato), qualche fronzolo in più e l’avvio lungo una china di aggiunte che a posteriori appare chiarissima.

Non mi stupisce che oggi i telefonini finlandesi vengano comperati dal produttore del software meno essenziale del mondo, si chiude una parabola che era già evidente da qualche anno; gli oggetti pensati e prodotti nei boschi della Finlandia sono oggi dei computer che devono fare di tutto, anzi degli alter ego che sempre più devono pensare al nostro posto.

Addio quindi al telefono portatile, capace di una sola funzione, e speriamo che nella ciclicità delle mode tecnologiche qualcuno inventi un apparecchio piccolo e leggero come un Nokia dei tempi belli, con la potenza di un iPhone. (potrebbe essere magari un orologio, scommetto che nessuno ci ha ancora pensato!)

Written by erling

3 settembre 2013 at 22:06

Pubblicato su hardware

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