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Il censore zelante

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Il muro che avvolge il mirabolante giardino recintato di apple raggiunge a volte altezze sconsiderate. Qui trovo una notizia secondo cui un filtro antispam eccessivamente zelante non solo blocca email sospette, ma non avvisa nemmeno del fatto, magari spostando il messaggio in una cartella di quarantena, che pure esiste.

No, le mail che contengono frasi sospette sono cancellate senza che nessuno lo sappia, senza che resti traccia dell’operazione e senza che l’utente possa magari decidere che il messaggio sia interessante e meriti di entrare nella cartella della posta in arrivo – un pulsantino “non è spam” come succede su gmail non dovrebbe essere difficile da creare, oltretutto come ripeto esiste già anche in icloud una cartella della posta indesiderata, quindi uno è legittimato a pensare che tutte le mail sospette finiscano là dentro.

Il bello è che i termini di servizio di icloud consentono questo obbrobrio:

Apple si riserva il diritto in ogni momento di decidere se un Contenuto è opportuno e in conformità con il presente Contratto, e può controllare preventivamente, spostare, rifiutare, modificare e/o rimuovere i Contenuti in ogni momento, senza preavviso e a sua sola discrezione, nel caso in cui tali Contenuti siano ritenuti in violazione del presente Contratto o siano sgradevoli in altro modo.

ed apple intende il termine Contenuto in senso abbastanza vasto: s’intende qualsiasi informazione che possa essere generata o riscontrata durante l’utilizzo del Servizio, come file di dati, caratteristiche del dispositivo, testo scritto, software, musica, grafiche, fotografie, immagini, suoni, video, messaggi e altro materiale simile.

Se mio figlio ricevesse o mandasse un messaggio censurabile, credo che lo avviserei dell’errore prima di esercitare i miei poteri censori, e gli spiegherei i criteri alla base della mia decisione; l’azienda che si picca di fornire la miglior esperienza utente del mondo non ritiene di trattare i suoi clienti allo stesso modo, in ciò conformandosi alle idee di quello che considerava il suo pubblico al livello di ragazzini di dodici anni, nemmeno tanto svegli.

Fortuna che c’è gmail, un modello di serietà.

Written by erling

4 marzo 2013 a 21:17

Pubblicato su rete

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