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Archive for marzo 2013

Beocom 5, il glorioso passato

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Causa prematura dipartita del sistema precedente, Abbiamo rinnovato l’apparecchio telefonico, e non ci siamo fatti mancare nulla: un Bang & Olufsen beocom 5, stupendo oggetto di design dal prezzo conseguente alla fama ed alla qualità della casa danese.

Beocom 5

Bellissimo, dotato di fin troppe funzioni (può gestire due linee telefoniche), la qualità audio è pari a quella dei celebri diffusori, ed il sistema vivavoce, che sarebbe quel disco di alluminio bucherellato sotto il telefono, è di gran lunga il migliore che abbia mai sperimentato.

Tutto bene, o quasi, perché un simile capolavoro sembra progettato in un lontano passato, quando nessuno aveva un telefonino o la necessità di sincronizzare le rubriche telefoniche tra computer, telefoni e telefonini: al costo quasi di un iphone, mi ha sconvolto scoprire che devo inserire manualmente nella rubrica nomi e numeri telefonici, in quanto non è prevista nessuna altra possibilità di accedere alla memoria, niente icloud, ma nemmeno niente bluetooth, e neppure niente usb!

Sulla grande rete non ho trovato nulla al riguardo, colpa delle mie scarse capacità di ricerca o colpa di google, o forse ancora i pochi proprietari di un oggetto tanto raffinato non sono abbastanza scafati digitalmente per preoccuparsi di simili dettagli.

Eppure, se ci avesse pensato apple ad un telefono da casa… forse non l’avrebbe fatto così bello e solido, ma gli avrebbe dato icloud, e gli avrebbe dato siri. Ecco perché dico che è un oggetto dal passato, il futuro sono i telefoni mobili, tuttavia sarebbe bastato pochissimo per avere un piccolo segno di perfezione da tenere in mano.

Non che sia pentito dell’acquisto, tutt’altro, ora la mia scrivania ha un aspetto elegante, ed il telefono è un degno complemento all’imac, ma è un oggetto ahimè del passato.

la scrivania elegante

Written by erling

10 marzo 2013 at 12:46

Pubblicato su Danimarca, hardware

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Il censore zelante

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Il muro che avvolge il mirabolante giardino recintato di apple raggiunge a volte altezze sconsiderate. Qui trovo una notizia secondo cui un filtro antispam eccessivamente zelante non solo blocca email sospette, ma non avvisa nemmeno del fatto, magari spostando il messaggio in una cartella di quarantena, che pure esiste.

No, le mail che contengono frasi sospette sono cancellate senza che nessuno lo sappia, senza che resti traccia dell’operazione e senza che l’utente possa magari decidere che il messaggio sia interessante e meriti di entrare nella cartella della posta in arrivo – un pulsantino “non è spam” come succede su gmail non dovrebbe essere difficile da creare, oltretutto come ripeto esiste già anche in icloud una cartella della posta indesiderata, quindi uno è legittimato a pensare che tutte le mail sospette finiscano là dentro.

Il bello è che i termini di servizio di icloud consentono questo obbrobrio:

Apple si riserva il diritto in ogni momento di decidere se un Contenuto è opportuno e in conformità con il presente Contratto, e può controllare preventivamente, spostare, rifiutare, modificare e/o rimuovere i Contenuti in ogni momento, senza preavviso e a sua sola discrezione, nel caso in cui tali Contenuti siano ritenuti in violazione del presente Contratto o siano sgradevoli in altro modo.

ed apple intende il termine Contenuto in senso abbastanza vasto: s’intende qualsiasi informazione che possa essere generata o riscontrata durante l’utilizzo del Servizio, come file di dati, caratteristiche del dispositivo, testo scritto, software, musica, grafiche, fotografie, immagini, suoni, video, messaggi e altro materiale simile.

Se mio figlio ricevesse o mandasse un messaggio censurabile, credo che lo avviserei dell’errore prima di esercitare i miei poteri censori, e gli spiegherei i criteri alla base della mia decisione; l’azienda che si picca di fornire la miglior esperienza utente del mondo non ritiene di trattare i suoi clienti allo stesso modo, in ciò conformandosi alle idee di quello che considerava il suo pubblico al livello di ragazzini di dodici anni, nemmeno tanto svegli.

Fortuna che c’è gmail, un modello di serietà.

Written by erling

4 marzo 2013 at 21:17

Pubblicato su rete

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Salvi chi può (nel ghiacciaio)

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Nella mia incessante e paranoica ricerca del salvataggio perfetto, ho trovato forse un sistema che mi dà un po’ di sicurezza psicologica. Sto parlando di Amazon glacier, che in tutta apparenza è indirizzato a gente – o meglio istituzioni – con esigenze ben superiori a quelle di un comune mortale, vale a dire organizzazioni che devono salvare terabyte di dati, ma non ne è proibito l’uso anche a chi ha pochi giga, e quindi mi sono affacciato a questa nuova possibilità.

I vantaggi sono essenzialmente due: una probabilità di mantenere l’integrità dei dati che Amazon dichiara del 99.999999999% annuo, ed un costo dell’ordine di 1 centesimo di dollaro al mese per ogni gigabyte.

Lo svantaggio è uno solo: il ghiacciaio di Amazon conserva tutto per l’eternità ma non rilascia i dati con facilità, ci vogliono quattro ore per scongelare i file, ovvero per renderli disponibili quando richiesti, ed il costo per scaricare tutto quello che si è salvato può essere elevato.

Evidentemente non è un servizio per chi ha bisogno di accedere rapidamente ad un backup, ma è un ulteriore assicurazione di poter recuperare le fotografie nel caso si bruciasse la casa o andassero in malora contemporaneamente il computer ed il disco di salvataggio su cui scrive time machine.

Non so, a me sembra che pagare una ventina di euro all’anno per avere questa tranquillità sia un buon investimento, quindi sto procedendo a caricare le foto, partendo dalle più antiche che probabilmente non verranno mai più toccate. I tempi di caricamento sono piuttosto lunghi, si sa che le adsl non brillano per velocità di upload, ma tanto non c’è fretta.

Dimenticavo, non è così facile caricare i dati, non c’è una bella interfaccia web che rende facili le cose, come dicevo è un servizio per gente che si può permettere qualcuno che ne sappia di API, ma per fortuna c’è un utile programmino che serve per i comuni mortali: arq.

Arq non brilla per chiarezza nella documentazione, ma svolge egregiamente il suo lavoro. Spero solo che il software resti disponibile per qualche anno ancora, quantomeno nella versione libera che consente di scaricare quanto spedito nella nuvola.

Written by erling

1 marzo 2013 at 20:11

Pubblicato su Mac, software

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