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Panorama sul mondo

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Era da un po’ che ci pensavo, e mi sono concesso qualche giorno fa un regalo pasquale, approfittando di un’occasione su Amazon: un fish-eye coreano che assume vari nomi a seconda del mercato in cui viene proposto, e di cui in giro nella rete si sente parlare molto bene. Non si chiama nikon, ma costa la metà e vale probabilmente quasi altrettanto, specialmente se l’utilizzo a cui è destinato non è professionale.

A cosa serve un obiettivo tanto esotico e tanto deformante? Ovvio, a costruire delle foto panoramiche, quelle per capirci che si trovano su 360cities, e che mi hanno sempre ispirato.

Dopo un paio di giornate di utilizzo, posso esprimere qualche breve impressione: intanto, il lavoro e la progettazione di una foto panoramica è molto ma molto superiore ad una normale fotografia. Un problema che ho subito riscontrato è la decisione di quante immagini scattare; leggendo in giro mi ero fatto l’idea che quattro foto a 90° di distanza l’una dall’altra bastassero, più un’immagine del cielo (zenith, nel gergo panoramistico), ma forse qualche immagine in più non guasterebbe.

Il problema è che le singole fotografie vanno poi unite mediante un apposito software per creare la panosfera, l’immagine finale che dà l’illusione di essere immersi in una realtà che circonda completamente l’osservatore, e qui casca l’asino, cioè il panoramista principiante, dato che sia hugin che ptgui si trovano in difficoltà lamentando di non riuscire a catturare i punti comuni tra le foto, che probabilmente quindi non si sovrappongono a sufficienza; per la prossima gita devo quindi tentare di fare sei scatti più zenith, o magari otto, che mi sembra più intuitiva come rotazione.

I sacri testi consigliano di usare un cavalletto con testa panoramica, ovvero di portarsi dietro due-tre chili di roba che costa almeno mille euro; in rete però si trovano suggerimenti più alla portata dei dilettanti, e per il momento utilizzo per le mie riprese un filopode (o filopiede?) che mi consente con poco peso ed ingombro di scattare mantenendo la prescritta invarianza del punto nodale, ovvero di minimizzare le differenze di parallasse tra le varie foto.

A questo riguardo un trucco che si impara presto è quello di usare un peso sufficientemente consistente, non come ho fatto io che ho semplicemente attaccato una moneta al filo, e con il vento di oggi era come avere una bandiera!

Non mi sento ancora pronto per mostrare al mondo i miei tentativi, ma intanto sto facendo pratica e mi sembra un’attività divertente; è un ramo della fotografia che si appoggia pesantemente alla parte informatica dell’arte, basti pensare che non ha molto senso stampare una panosfera, ma si può osservarla solo tramite un computer. Quindi ci allontaniamo dalla consueta idea che uno ha della fotografia, ed esploriamo nuovi territori. Niente male.

Written by erling

8 aprile 2012 a 22:01

Pubblicato su foto, Ortisei

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