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A tentoni nell’oscurità

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Ogni tanto mi sovviene che, per qualche imponderabile caso fortuito, queste note affidate al mezzo più fragile e più rapido conosciuto dall’uomo – ovvero le memorie magnetiche connesse attraverso vie telematiche – questi radi appunti dicevo, potranno magari in un futuro essere rinvenuti da uno storico interessato a conoscere i nostri tempi, e chissà quanto si stupirà costui nel ritrovare svariati argomenti ben poco collegati con la cosiddetta attualità.

Quando mi si accendono queste fantasie, mi dico che potrei fare anche qualche commento su fatti correnti, tanto per lasciare qualche traccia che dimostri che ai tempi di internet non tutti vivevano nelle grotte, sconnessi dalle notizie.

Tutto questo preambolo solo per giustificare le impressioni che vado a scrivere di seguito, legate all’agonia economica della Grecia, che dura ormai da un paio di anni, ed alla totale incapacità dell’Europa di risolvere questo problema, che in termini relativi è piccolo rispetto alla capacità economica dell’Unione Europea, ma che ormai comincia a incidere profondamente sulla popolazione di uno degli stati della ricca e civile Europa, conosciuta in tempi più felici come faro di civiltà e progresso.

Sulle cause ed i rimedi non pretendo di pontificare, le mie basilari competenze economiche mi portano a dare credito ad esempio alle tesi esposte qui; probabilmente nei tempi futuri studieranno la gestione del caso greco come un esempio da manuale degli errori da non commettere, ma più che la (mala)gestione finanziaria mi colpisce e mi rattrista la totale e plateale indifferenza della parte ricca del continente verso la parte povera, in una situazione in cui le colpe non sono del resto completamente da addebitare a quest’ultima, ed esiste un rischio concreto anche per i paesi ricchi di farsi del male giocando col fuoco.

Miopia, totale mancanza dell’elemento solidale che si presumeva insito nell’idea di aver messo in comune dieci anni fa la moneta, arroganza nell’imporre ricette ogni volta risolutive ma in realtà ogni volta soltanto dolorose e peggiorative, le migliori menti politiche europee ci guidano da anni a tentoni nell’oscurità.

Dieci anni fa è stato emozionante prelevare dal bancomat le prime banconote in euro, e viaggiare d’un tratto senza preoccuparsi del cambio, o comperare in altri paesi confrontando direttamente i prezzi con i nostri. Pareva che fosse solo il primo passo verso un’unione più diretta, anche politica tra i nostri paesi, ed invece questo slancio si è bloccato e siamo al punto in cui ogni Stato si tiene ben strette le proprie competenze e teme il contagio degli elementi deboli.

Ora che si vedono foto da Atene con la bandiera europea dipinta con la svastica l’entusiasmo iniziale sta scemando rapidamente; personalmente sono ancora convinto che l’euro ci abbia portato benefici maggiori ai danni, bisognerebbe però portare a termine l’opera e completare l’unione politica. Purtroppo in questa fase nessuno ci tiene troppo, del resto lo spettro di una guerra tra i paesi europei, che aveva spinto inizialmente verso l’integrazione, è ormai lontano, o almeno lo sembrava fino alle scorse settimane…

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Written by erling

14 febbraio 2012 a 23:56

Pubblicato su vaghezza

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