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Le sagge considerazioni di chi vede una città in tre giorni

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Non ricordavo quanto fosse caotica ed affollata una grande città come Parigi, e quanti stimoli e punti di interesse ci fossero. Un viaggio così breve, di appena tre giorni pieni e con i bambini, doveva per forza di cose limitarsi ad una serie di assaggi, ma nonostante le limitazioni contingenti siamo riusciti a rivedere la città con occhi nuovi – quelli della metà giovane del gruppo, ed a scoprire aspetti che ancora non conoscevamo.
Senza un particolare ordine, qualche impressione e curiosità:

  • L’efficienza dei trasporti, la modernità dell’aeroporto, la pulizia mattutina delle strade: si ha l’impressione di una città che funziona bene
  • Le biciclette in giro non sono proprio tantissime, pensavo di vederne di più. Ci sono questi depositi velib in posizioni strategiche e capillari, quasi tutti però pieni di biciclette, segno che non ce ne sono tante in giro. Ad ogni modo è una bella iniziativa, ovviamente una metropoli non cambia i modi di trasporto dall’oggi al domani, specie se appunto i mezzi pubblici funzionano.
  • L’adesivo sulle porte dei vagoni del metrò, che raffigura un coniglietto imprudente con le mani schiacciate dalle porte che si chiudono, mi aveva colpito quando l’avevo visto la prima volta negli anni ottanta, ed oggi è stato subito notato dai bambini, segno che nella sua immutabile semplicità raggiunge lo scopo.
  • La galleria dell’evoluzione può essere apprezzata probabilmente dalle scuole medie o superiori e conoscendo il francese, ma si intuisce la passione enciclopedica del catalogo di tutti i viventi, che si dispiega ai lati dello scatolone che è il museo, e si apprezza l’immediatezza visiva della fila degli animali in grandezza naturale che percorrono il centro dell’arena, pronti a salire sull’arca di Noè. Dubbio dei bambini, ai quali non abbiamo saputo rispondere, dove sono i leoni?
  • I grandi magazzini Bon Marché, di alto livello e con un ottimo ristorante, dove tutti abbiamo mangiato di gusto; la zona circostante, il quartiere di Saint Germain, è stato scelto dal gruppo come zona di esplorazione per il terzo giorno.
  • Il museo di Quai Branly, moderno e con un contenuto all’altezza del contenitore. Le culture extraeuropee viste sotto il profilo artistico anziché antropologico, e ci sono pezzi pregiatissimi.
  • Il Louvre, sì, siamo riusciti a visitare anche quello, il supermercato dell’arte se posso usare un termine forse poco rispettoso. La fiumana di gente che si dirige verso la sala della Gioconda, incurante delle decine di opere straordinarie che si trovano nel museo, solo per fotografare da parecchi metri il capolavoro sotto vetro blindato, dice qualcosa sui meccanismi della psiche umana. Eppure anche noi siamo entrati al Louvre su insistenza dei piccini che volevano vedere il celebre quadro, quindi ho poco da criticare i miei simili.
  • Parigi è vicina, in aereo da Verona un’ora e mezza, basterebbe avere tempo e soldi e tutto sarebbe a portata di mano. Ma ars longa, vita brevis, occasio praeceps, e l’occasione occorre afferrarla quando si manifesta, come questa volta.
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Written by erling

1 novembre 2011 a 20:51

Pubblicato su viaggi

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