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Archive for novembre 2011

5.0.1 cancella le app?

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L’aggiornamento del software iPad all’ultima versione mi ha dato l’opportunità di sperimentare il nuovo sistema che consente di scaricare ed installare il sistema operativo senza collegare l’apparecchio al computer.

Ho lasciato l’ipad in carica e – ovviamente – sotto copertura wifi, e quando lo ho scollegato l’aggiornamento era stato scaricato ed era pronto per l’installazione. Ma di questo me ne sono accorto dopo.

Sì, perché la cosa più immediata che ho notato è stata la scomparsa di una buona metà dei programmi installati sull’ipad: per qualche motivo misterioso è avvenuto un ripristino e sono sparite le applicazioni. Non tutte, questo è il fatto strano, ma molte.

Soluzione, collegare l’ipad con il cavetto al Mac e ripristinare quello che mancava, con l’ulteriore danno che ogni programma è stato riportato allo stato iniziale, senza alcuna memoria di salvataggi o preferenze impostate.

Non so se altri abbiano subito questo inconveniente, né in verità se sia dovuto all’aggiornamento, comunque è stato abbastanza fastidioso. Per fortuna nulla è andato perduto, ma perdere tempo con il mac è una cosa abbastanza fastidiosa.

Ora aggiorno l’iPhone…

Aggiunta: nessun problema con l’iPhone, ma ho pensato bene di ripristinare l’ipad tramite il backup sulla nuvola. Ci ho messo un attimo ad intuire che collegandolo al mac, e vedendolo tramite itunes, l’iPad poteva essere ripristinato solo con il backup fatto sul mac ormai un mese fa, mentre per acquisire il salvataggio dalla nuvola occorre gestire le operazioni dall’ipad. Quindi, ripristino iniziale tramite itunes (che reinstalla il sistema operativo), ma poi occorre scaricare il backup da icloud e per fare questo si agisce direttamente sull’apparecchio, non più sul computer.

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Written by erling

11 novembre 2011 at 18:02

Pubblicato su ipad, software

Foto nella nuvola, versione Adobe

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Sono abbastanza perplesso sulle ultime uscite di Apple e di Adobe riguardo alla sincronizzazione delle foto tra una macchina e l’altra, e con gli apparecchi portatili. In quasi un mese di utilizzo, lo streaming foto di apple mi è servito solo un paio di volte in cui ho voluto scattare rapidamente una foto in casa con l’iphone, e me la sono puntualmente trovata sul computer in pochi secondi. Per il resto, meglio non guardare cosa ci finisce dentro, foto doppie, sbagliate, tutto viene sparato nella nuvola e resta lì per 30 giorni – un salvataggio di foto ulteriore anche se difficilmente gestibile.

Potenzialmente più interessante è carousel di adobe, che permette di salvare un numero illimitato di foto sulla nuvola e di modificarle in modo non distruttivo da ogni dispositivo connesso, con le modifiche che si trasmettono automagicamente agli altri apparecchi. Interessante è anche la possibilità di permettere ad altre persone di intervenire caricando le proprie foto.

I difetti principali sono secondo me il fatto di gestire solo le foto jpg e non raw – anche se forse è ancora prematuro pretendere di modificare una foto raw su un telefonino, sia per motivi di potenza di elaborazione che specialmente di opportunità, un conto è fare qualche rapida modifica ad una foto scattata al volo, un conto è fare un serio editing di un’immagine “da stampare”.

Un ulteriore difetto è che le foto devono essere espressamente aggiunte all’album carousel, e quindi non si tratta di una gestione totale globale della fototeca, ma solo di quelle foto che si intendono condividere con altri modificatori.

Quindi, mentre il sistema apple è rivolto a fotoamatori di pochissime pretese, che scattano foto con il telefonino e le conservano in iphoto, quello di adobe punta più in alto, anche se non di molto, e vuole far collaborare un gruppo di familiari o di amici all’edit delle immagini.

In un mondo ideale, ci vorrebbe un ipad con lightroom, in modo da importare e gestire anche in viaggio una libreria provvisoria, che sarebbe poi istantaneamente salvata sulla nuvola e ritrovata altrettanto istantaneamente sul mac al ritorno a casa. Ci stiamo arrivando, ma evidentemente non è cosa da poco, e ci vorrà qualche passo intermedio.

Written by erling

6 novembre 2011 at 19:50

Pubblicato su foto, software

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Le sagge considerazioni di chi vede una città in tre giorni

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Non ricordavo quanto fosse caotica ed affollata una grande città come Parigi, e quanti stimoli e punti di interesse ci fossero. Un viaggio così breve, di appena tre giorni pieni e con i bambini, doveva per forza di cose limitarsi ad una serie di assaggi, ma nonostante le limitazioni contingenti siamo riusciti a rivedere la città con occhi nuovi – quelli della metà giovane del gruppo, ed a scoprire aspetti che ancora non conoscevamo.
Senza un particolare ordine, qualche impressione e curiosità:

  • L’efficienza dei trasporti, la modernità dell’aeroporto, la pulizia mattutina delle strade: si ha l’impressione di una città che funziona bene
  • Le biciclette in giro non sono proprio tantissime, pensavo di vederne di più. Ci sono questi depositi velib in posizioni strategiche e capillari, quasi tutti però pieni di biciclette, segno che non ce ne sono tante in giro. Ad ogni modo è una bella iniziativa, ovviamente una metropoli non cambia i modi di trasporto dall’oggi al domani, specie se appunto i mezzi pubblici funzionano.
  • L’adesivo sulle porte dei vagoni del metrò, che raffigura un coniglietto imprudente con le mani schiacciate dalle porte che si chiudono, mi aveva colpito quando l’avevo visto la prima volta negli anni ottanta, ed oggi è stato subito notato dai bambini, segno che nella sua immutabile semplicità raggiunge lo scopo.
  • La galleria dell’evoluzione può essere apprezzata probabilmente dalle scuole medie o superiori e conoscendo il francese, ma si intuisce la passione enciclopedica del catalogo di tutti i viventi, che si dispiega ai lati dello scatolone che è il museo, e si apprezza l’immediatezza visiva della fila degli animali in grandezza naturale che percorrono il centro dell’arena, pronti a salire sull’arca di Noè. Dubbio dei bambini, ai quali non abbiamo saputo rispondere, dove sono i leoni?
  • I grandi magazzini Bon Marché, di alto livello e con un ottimo ristorante, dove tutti abbiamo mangiato di gusto; la zona circostante, il quartiere di Saint Germain, è stato scelto dal gruppo come zona di esplorazione per il terzo giorno.
  • Il museo di Quai Branly, moderno e con un contenuto all’altezza del contenitore. Le culture extraeuropee viste sotto il profilo artistico anziché antropologico, e ci sono pezzi pregiatissimi.
  • Il Louvre, sì, siamo riusciti a visitare anche quello, il supermercato dell’arte se posso usare un termine forse poco rispettoso. La fiumana di gente che si dirige verso la sala della Gioconda, incurante delle decine di opere straordinarie che si trovano nel museo, solo per fotografare da parecchi metri il capolavoro sotto vetro blindato, dice qualcosa sui meccanismi della psiche umana. Eppure anche noi siamo entrati al Louvre su insistenza dei piccini che volevano vedere il celebre quadro, quindi ho poco da criticare i miei simili.
  • Parigi è vicina, in aereo da Verona un’ora e mezza, basterebbe avere tempo e soldi e tutto sarebbe a portata di mano. Ma ars longa, vita brevis, occasio praeceps, e l’occasione occorre afferrarla quando si manifesta, come questa volta.

Written by erling

1 novembre 2011 at 20:51

Pubblicato su viaggi

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