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Archive for gennaio 2011

Time capsule, da non usare per il ripristino

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Ho acquistato di recente un nuovo disco esterno, per la precisione un WD mybook studio da 1 TB che mi sembrava interessante per il fatto di avere una connessione firewire, cosa che ormai non si trova più molto spesso, ma che è utile perchè evita di usare una delle tre prese usb del mio imac, che sono sempre troppo poche per tutti i collegamenti che devono gestire.

Poi avevo letto che era anche silenzioso, e quindi mi sono deciso e lo ho preso. Finora tutto bene, nel senso che è in effetti estremamente silenzioso e direi anche veloce nel trasferimento dei dati.

Lo ho adibito per 300 giga a deposito di cose vecchie, ovvero dati utili ma non tanto attuali, che stanno bene quindi archiviati in modo da non consumare troppo spazio sul disco principale. Per gli altri 700 giga lo ho destinato invece a disco di backup da dare in pasto a time machine, al posto di quello della time capsule che ho usato con alterne vicende negli ultimi tre anni.

Ho fatto quindi qualche prova anche di recupero dei dati, e finalmente, finalmente, l’interfaccia spaziale di time machine funziona nel modo in cui dovrebbe, ovvero senza gli insopportabili rallentamenti dovuti al collegamento wireless di time capsule.

Ecco, l’idea, il design dell’oggetto time capsule, sono semplicemente ineguagliabili, le limitazioni hardware però fanno sì che il backup funzioni senza grossi problemi, dato che non importa se il salvataggio dura mezz’ora o un’ora, perchè non riduce le prestazioni del computer ed intanto che time machine lavora si può fare tutto il resto; il recupero dei dati però con time capsule è veramente esasperante, la risposta ai comandi è tanto lenta che non si sa mai se la macchina abbia recepito e stia lavorando, o se si sia bloccato tutto il meccanismo, ed occorre veramente molta pazienza per terminare il ripristino. Funziona tutto, ma lentissimamente e senza quella rapida risposta visiva ai comandi che è essenziale per evitare frustrazioni ed arrabbiature.

Molto meglio adesso, con un veloce collegamento diretto con il disco di backup. La time capsule la userò come archivio statico, per dati che non occorre continuare a movimentare. In fondo le capsule del tempo si aprono solo dopo molti anni.

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Written by erling

22 gennaio 2011 at 23:15

Pubblicato su hardware

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Dove vanno i film

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Il problema, credo, è insito nella natura temporale del film: una foto rappresenta un punto nello spaziotempo, un film un segmento, e come tale ha una lunghezza.

I film hanno diverse lunghezze, le foto nessuna, e questo fa sì che le foto siano archiviabili e gestibili in maniera più uniforme; il clip di cinque secondi girato (scattato) con la reflex può stare benissimo accanto alle foto, e può essere visto con il programma che mi fa vedere le foto. Sia iphoto che lightroom, sebbene quest’ultimo in modo indiretto, mostrano i filmini insieme alle foto.

Un film più lungo di un minuto diventa impegnativo, occorre tagliare, montare, pensare all’audio, usare quindi un programma specializzato tipo imovie, e qui entrano in gioco altri luoghi di archiviazione, i clip originali da una parte, i progetti dall’altra, i risultati finali dall’altra ancora.

Con lightroom non sono mai molto distante dal negativo originale, con imovie ogni progetto è un viaggio lungo ed impegnativo, tanto che quando finisce ed arrivo al risultato sono tentato di eliminare gli originali, sicuro come sono che non li riprenderò mai più in mano.

Poi c’è il problema dello spazio, i film occupano molto spazio e sono tentato di cancellare brutalmente ogni traccia che non sia più che buona, ma poi ogni tanto rivedo qualche vecchio spezzone e mi convinco che si tratta di testimonianze storiche della crescita dei bimbi, da non perdere per nessun motivo.

Insomma, mentre per le foto ho una chiara visione di come trattarle e quali mezzi usare per avvicinarmi a concretizzare le idee che ho in mente, per i film sono nella nebbia.

L’unica differenziazione che riesco a fare al momento è quella di tenere insieme alle foto gli spezzoni brevi o isolati, quelli fatti con la reflex o con l’iphone, e di dare in pasto a imovie i filmini fatti con la telecamera, e poi, a distanza di qualche mese, tentare di imbastire un’opera mediamente lunga e compiuta. Il bello è che la qualità della telecamera è ormai visibilmente inferiore a quella della reflex e dell’iphone, ma solo usando la vecchia cinepresa digitale mi sembra di entrare nello stato mentale di chi riprende un film, mentre gli altri strumenti sono sempre usati dal fotografo.

Riassumendo, ho il disco pieno di spezzoni, clip e film più o meno completi, ma non ho speranza di ricavarne una storia coerente, ed assieme al filmino delle vacanze mi trovo sempre con una ventina di “fotografie lunghe”. Ars longa, vita brevis.

Written by erling

15 gennaio 2011 at 22:31

Pubblicato su foto, vaghezza

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