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Archive for maggio 2010

Era più facile con i cd

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Mi sono imbarcato nella sconsiderata impresa di trasferire su computer tutti i miei dvd, pensando all’inizio di ripetere a distanza di anni quanto già fatto per la collezione musicale.

Per i cd musicali mi ero affidato ad un programmino semplice e senza tanti fronzoli, un certo iTunes, e con un po’ di pazienza avevo traslocato tutta la musica sul computer, dove risiede da allora; i cd musicali invece si trovano adesso in montagna, e l’estate a volte li riascolto sul vecchio Bang & Olufsen Ouverture ripensando a come erano più fedeli i tempi andati.

Ma senza divagare, il passaggio del video è molto più complesso, ci sono da considerare questioni di compressione e di protezioni del dvd che non consentono di fare una legittima copia di ciò che si è acquistato. Dopo molti tentativi ed errori sono giunto a queste conclusioni, che sto mettendo in pratica un po’ alla volta:

  • I dvd di cartoni animati dei bambini, che sono numericamente la maggioranza, ma qualitativamente non hanno bisogno di una fedeltà accuratissima, li dò in pasto ad handbrake con una compressione media, con l’audio in italiano e senza sottotitoli.
  • I dvd dei film, che non sono moltissimi ma in genere sono pezzi importanti che mi interessa mantenere senza scadimenti qualitativi, li passo a Ripit, che tra i vari software che ho provato mi sembra il più funzionale, crea una copia perfetta del dvd senza farsi ingannare dalle protezioni e mi consente quindi di avere tutte le tracce audio ed i sottotitoli: lo svantaggio è ovviamente quello di consumare parecchio spazio, dato che il film non viene compresso minimamente, ma penso che lo spazio sia la cosa meno costosa ed a distanza di anni sarà preferibile avere tutti i dati piuttosto che risparmiare sul disco rigido.

Poi sto ancora facendo esperimenti con Plex, che ha un grande potenziale ma non è semplicissimo da configurare, senza dubbio comunque già adesso è di gran lunga superiore a front row e la prossima versione promette miglioramenti. Come sempre, il futuro si annuncia radioso, ma ci tocca vivere il presente ed arrangiarci con quello che abbiamo.

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Written by erling

23 maggio 2010 at 21:55

Pubblicato su software

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Il giorno delle scelte

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Il titolo è un po’ eccessivo, senza dubbio, dato che le scelte a cui mi riferisco non sono legate al salvataggio della Grecia o ai debiti europei, ma ai vari modelli di ipad, da oggi in ordinazione.

Non mi è mai capitato un caso simile di reality distortion field, e lo sperimento ogni volta che faccio un giro sul sito Apple, o leggo una recensione di qualche entusiasta: certo non posso farmi sfuggire un oggetto di tale perfezione, mi dico, ma poi entra in campo il mio lato meno irrazionale, e mi pone due domande:

  1. A cosa serve, esattamente?
  2. Che cosa perdo, non avendolo?

Le risposte che mi do non sono esattamente quelle che vorrei sentire:

  1. A nulla che non si possa già fare con gli apparecchi che ho.
  2. Mi perdo essenzialmente un oggetto d’arte.

Sì, questa è l’idea che mi sono fatto, di un aggeggio da toccare, guardare e sperimentare, che restituisce emozioni, vale a dire appunto un’opera d’arte.

In altri termini, un oggetto in grado di riproporre esperienze che altri strumenti già consentono di fruire, dalle email ai filmati alle immagini, ma le impacchetta in un formato nuovo, e questo crea delle nuove emozioni, ovvero adempie ad uno degli scopi dell’arte.

Una sensazione simile, di utilità tutto sommato minore della bellezza, la ho ogni volta che prendo in mano la mia calcolatrice Curta che ho preso qualche tempo fa; sono convinto che anche quando la gente la usava per fare i conti, e non solo per ammirarla, essa sprigionava questo senso di perfezione estetica oltre che meccanica. Curiosamente l’iphone non mi dà questo senso di oggetto d’arte, dato che risponde in primo luogo ad esigenze effettive (telefonare, accedere ad internet), e solo in secondo luogo interviene nella mia percezione il suo valore “estetico”.

Forse così (s)ragionando ho alla fine trovato una motivazione valida per l’acquisto dell’ipad: non certo per la sua utilità ma per la sua leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità.

Written by erling

10 maggio 2010 at 21:47

Pubblicato su hardware, Mac

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Georeferenziare con precisione

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Non sempre è possibile disporre di un gps; ad esempio qualche anno fa non esistevano proprio quei mini gps tascabili che registrano la posizione di ogni scatto.

Grazie ad un programmino valido come Houdahgeo comunque non è un problema se non si dispone della traccia gps, si può sempre usare una mappa o anche google earth per posizionarsi sul punto di scatto, e codificare l’immagine con le coordinate volute.

Che succede però se la posizione non è conosciuta se non con una precisione molto ridotta? Si posiziona l’immagine meglio che si può, ma ci vorrebbe un sistema per scrivere nei dati exif, oltre alle coordinate, anche la precisione delle coordinate, o meglio una stima della precisione.

Frugando un po’ nelle specifiche di exiftool, ho scoperto che ci sono due tag nei campi exif che poterbbero servire allo scopo, e precisamente GPS Status e GPSDOP. Il primo è probabilmente il più indicato, in quanto dovrebbe significare “Indicates the status of the GPS receiver when the image is recorded. ‘A’ means measurement is in progress, and ‘V’ means the measurement is Interoperability” mentre il secondo è sì un indice quantitativo della precisione del segnale, ma è forse meno pratico in quanto richiede un’indicazione numerica, ben difficile da stimare.

Basterebbe quindi usare il tag GPS Status per inserire i due valori possibili: A per indicare che si tratta di una vera misura, e V per indicare una misura posticcia ed ipotetica.

Exiftool rileva il tag, con il comando exiftool -gpsstatus test.dng e lo espone con questi commenti:

GPS Status : Measurement Void oppure GPS Status : Measurement Active

Tutto bene quindi? basta scrivere con exiftool l’indicazione di misurazione vera o finta (usando exiftool -n -gpsstatus=’A’ test.dng e exiftool -n -gpsstatus=’V’ test.dng rispettivamente) e siamo a posto?

Forse sì, ma resta il fatto che lightroom non vede proprio questo tag, e quindi non c’è modo all’interno del programma di capire se la posizione è corretta o meno. Credo che nemmeno altri programmi notino questo dato, di sicuro nemmeno la beta di lightroom 3, quindi per ora si resta al punto di partenza…

GPS _DSC2170
foto con posizione precisa foto con posizione imprecisa

Written by erling

3 maggio 2010 at 22:44

Pubblicato su foto, gps

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Sulla struttura dei cataloghi

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Sono reduce dalla lettura di un libro interamente dedicato alla gestione delle fotografie digitali, non tanto dal punto di vista artistico quanto di quello della catalogazione, reperimento e salvataggio dei file che contengono le immagini, e che sono molto delicati e complessi.

Il libro si chiama The DAM book, di Peter Krogh, ed è incredibilmente esaustivo, trattando di soluzioni applicabili a biblioteche di milioni di fotografie.

Nel mio piccolo ho esigenze molto più ridotte, dato che non faccio decine di foto tutti i giorni, e tento anche di limitare il più possibile gli scatti a casaccio: mi ritrovo ad oggi con una libreria di circa ventimila immagini digitali, ancora gestibili a livello di singolo disco rigido e di singolo catalogo di lightroom.

Tuttavia alcuni spunti mi hanno dato da pensare: io continuo a collocare i file fotografici in una struttura di cartelle del tipo anno\anno mese giorno evento, così ad esempio le foto della gita di oggi le metto in una nuova cartella all’interno dell’anno 2010 che si chiamerà 2010 05 01 ciclabile. In questo modo la stessa collocazione sul disco è una prima catalogazione in ordine cronologico, e se per qualche motivo non potessi più disporre di lightroom potrei cercare nel finder e con buone probabilità ritrovare le foto che mi interessano, dato che penso sempre di riuscire a collocare il periodo in cui ho scattato quelle foto.

Questa soluzione ha però il grande difetto di creare delle cartelle disomogenee, nel senso che ognuna contiene un numero di foto diverso ed ha complessivamente dimensioni diverse, quindi se devo creare dei salvataggi su dvd ho molti problemi nel riempire lo spazio. Inoltre, la ricerca tramite il finder, o l’ordine cronologico, non sfruttano la potenza dei moderni programmi di catalogazione, che consentono di associare anche foto scattate a distanza di molto tempo con criteri estremamente flessibili (parole chiave, posizione geografica, tipo di obiettivo…).

Molto meglio, dice Krogh, creare delle cartelle chiamate ad esempio DVD001, DVD002… all’interno delle quali inserire (in sottocartelle con descrizioni degli eventi) tutte e solo le foto che riempiono un dvd, anche se prese in circostanze diverse, tanto poi ci pensa lightroom a tenere traccia di tutto, e non appena la cartella DVDxxx è piena, masterizzo un nuovo dvd.

L’idea per le mie abitudini è abbastanza sconvolgente, e mi sembra che posso tranquillamente gestire la scomodità di calcolare ogni volta lo spazio da riempire su un dvd di salvataggio, mantenendo la struttura cronologica, ma forse in effetti ragiono ancora alla vecchia, e mi fido di più del finder che di lightroom; pensandoci meglio non è nemmeno questione di fiducia, quanto proprio di schemi mentali, visto che anche all’interno di lightroom gestisco le cose per il 99% con la struttura a cartelle e solo sporadicamente attraverso le collezioni.

Forse dovrei tentare di usare di più le astrazioni possibili in lightroom, e raccogliere magari le foto delle pedalate in una collezione, delle gite in montagna in un’altra e così via, in modo da restare meno legato alla struttura fisica delle cartelle sul disco.

Alla fine comunque l’importante è ritrovare ciò che si cerca, e finora tra memoria umana e della macchina ci riesco senza problemi, tuttavia è bene non fossilizzarsi ed imparare che ci possono essere altri metodi.

Written by erling

1 maggio 2010 at 22:01

Pubblicato su foto, lightroom

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