Viaggiar si deve

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Archive for dicembre 2009

Luson tranquilla

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Qualche giorno di stacco nella bella valle di Luson, vicino a Bressanone; non ci sono sciatori a parte i principianti, famiglie con bambini, che sfruttano l’unico impianto presente, un piccolo skilift, ideale per le prime lezioni ai nostri due aspiranti sciatori.

Un albergo, il Lüsnerhof, orientato alla bio-compatibilità, con tutto quanto si può desiderare per rilassarsi e sfuggire al quotidiano ed alla mondanità. Ora comincia ad andare di moda, ma il concetto della sostenibilità ecologica è ben radicato da queste parti, ad esempio è dagli anni ottanta che non si fuma nell’albergo, e già negli anni novanta è nato il circuito dei wanderhotel, specializzati nelle escursioni con mezzi naturali, quindi niente sci da discesa ad esempio, ma fondo o ciaspole.

In conseguenza di queste convinzioni ben radicate non solo negli albergatori, ma un po’ in tutta la popolazione locale, lo sviluppo turistico si è orientato all’offerta ed alla valorizzazione delle bellezze naturali, più che alla costruzione di caroselli sciistici e megastrutture alberghiere come purtroppo è avvenuto in tante altre parti.

Poi magari si esagera anche, ma qui è questione di gusti: tra le varie offerte del posto spiccano quelle legate al benessere derivante da prodotti naturali e “terapie” di stampo bio, tanto che è sorta di recente una dependance dell’albergo dove si possono sperimentare saune, massaggi e trattamenti vari. Noi abbiamo voluto provare la vasca salina, una piscina con acqua calda ed appunto ricca di sale in una grotta artificiale; le pareti sono ricoperte di cristalli che cambiano colore ciclicamente, e restando immersi nell’acqua, con le luci soffuse ed i cristalli bio-energetici ci si dovrebbe rilassare e ritemprare. Personalmente ero un po’ perplesso, ed il leggere sul depilant che i cristalli sprigionano energia vitale e rigenerante mi sapeva molto di vaghezza new age, la grotta poi mi era sembrata più un’ambientazione della miniera dei sette nani che un centro pulsante di energia vitale, tuttavia mi ero immerso nella piacevole acqua calda, pronto all’esperienza rigenerante; dopo pochi secondi però la piccola Costanza ha interrotto il flusso di energia cristallina lamentandosi che l’acqua pizzicava, ed in effetti non aveva torto: il sale disciolto in alta concentrazione faceva effetto sui graffi o sulla pelle delicata, e non c’è stato niente da fare, niente acqua salina per la bimba, e bio-esperienza in tono minore per noialtri.

Questo piccolo episodio conferma che certe esperienze non sono per i bambini, mentre le escursioni con ritorno in slittino sono decisamente più indicate per loro ed aggiungo anche per noi grandi; iniziamo non dico a fare escursioni impegnative, ma almeno facili: due ore di salita (300 metri di dislivello) sono state affrontate e superate senza particolari difficoltà, e la discesa in slittino ci ha ripagati della fatica dell’andata.

Vacanza breve ma appagante, chiudiamo l’anno in bellezza.

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Written by erling

30 dicembre 2009 at 00:02

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i favolosi anni sessanta

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Ho appena finito di leggere un bel libro, intitolato How Apollo flew to the moon di W. David Woods, che è anche il curatore del sito Apollo flight journal.

E’ un resoconto molto dettagliato sulle modalità tecniche con cui le missioni Apollo hanno potuto raggiungere la luna e riportare felicemente a terra astronauti e materiale; in occasione del quarantesimo anniversario del primo sbarco lunare, mi sono reso conto di conoscere molto poco di questa esplorazione tanto affascinante, e così ho deciso di combattere la mia ignoranza.

Non ero tanto interessato al lato soggettivo delle missioni viste e vissute dagli astronauti, quanto al funzionamento dell’immensa macchina che ha portato l’uomo sul nostro satellite naturale, e questo libro è proprio calibrato in questa direzione. Leggendolo, ed imparando un po’ alla volta le motivazioni delle varie scelte ingegneristiche, legate ai mille vincoli ed agli stretti parametri imposti dalle leggi naturali ad una missione tanto complessa e pericolosa, ho sentito sempre più forte un senso di stupore ed ammirazione per le migliaia di persone che hanno contribuito a questa grande avventura.

Dapprima ho pensato che in fondo negli anni sessanta non tutti erano sotto l’effetto di allucinogeni, ma c’era molta gente che sapeva ragionare molto bene.

Poi però riflettendo meglio mi sono reso conto che il programma Apollo è stato forse il coronamento degli ideali di libertà ed immaginazione al potere di quel decennio; solo allora si potevano spendere tanti soldi e tante energie in un’impresa che era certo figlia della guerra fredda, ma era soprattutto il coronamento di un sogno antico.

Come per altri campi, il favoloso decennio ha rappresentato l’età d’oro dell’astronautica, quando si sono incrociate la tecnologia sufficientemente matura, la pubblica opinione ancora appassionata ed appunto l’immaginazione ancora potente e nella cabina di comando.

Divento nostalgico di un’epoca che non ho vissuto, ho bisogno di ferie mi sa…

LM

Il mio contatto ravvicinato con le missioni Apollo: il modulo lunare esposto allo science museum di Londra

Written by erling

20 dicembre 2009 at 18:21

Pubblicato su libri, scienza

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Liberi si diventa

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Non ho mai avuto molta simpatia per facebook, mi sembra essenzialmente un servizio per risucchiare dati personali e trasferirli alla macchina pubblicitaria. Inoltre, non ho nessun interesse a riscoprire o farmi riscoprire da lontani conoscenti di molti anni fa; sono troppo orso per trovarmi costretto a riallacciare rapporti da tempo addormentati.

Ultimamente c’è stato anche il caso dei gruppi di sostegno a nobili cause che dalla sera alla mattina si sono trasformati in gruppi di sostegno a Berlusconi o viceversa al suo attentatore, solo in base al capriccio del gestore del gruppo e senza che gli iscritti potessero farci nulla, nè venissero avvisati.

Quanto basta per starne bene alla larga.

Oggi però leggo che il presidente del Senato, la seconda autorità in Italia, ritiene che facebook sia più pericoloso dei terroristi degli anni di piombo; cadono le braccia a sentire certi paragoni, e dopo averle raccolte da terra occorre rimboccarsi le maniche e contestare, puntualizzare, ragionare finchè ci resta un briciolo di discernimento.

Non serve meno internet, ma di più, più collegamenti, più veloci ed affidabili, più facilità di accesso anche per chi è rimbambito dalla tv e non capisce nulla di computer.

I vandali ed i criminali approfittano delle nuove risorse per causare danni? Blocchiamo i criminali, non i mezzi che usano, perchè sono utili per tutti, e la loro utilità supera di gran lunga i potenziali rischi. Non vorrei domani leggere che per evitare il fenomeno delle scritte sui muri, il ministro degli interni ha ordinato il sequestro di tonnellate di vernice.

Written by erling

17 dicembre 2009 at 23:41

Pubblicato su rete, vaghezza

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Credere e sapere

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Ogni tanto mi occupo anche dell’attualità, e nello specifico della conferenza di Copenhagen che è partita da qualche giorno, inizialmente trattata dai media al primo posto, ora sempre in evidenza ma non più al vertice dell’importanza giornalistica.

Forse la bassa posizione nella graduatoria delle notizie è una reazione contraria all’enfasi spropositata con cui qualche mese fa, o meglio ormai qualche anno fa, uscivano gli articoli catastrofici sull’imminente crollo della civiltà per effetto del riscaldamento globale. Forse invece è una semplice dimostrazione del fatto che siamo evolutivamente incapaci di prestare attenzione ad un rischio certo ma a lunga scadenza.

Poi l’argomento è complesso, nessuno ha voglia e tempo di approfondire la questione anche perchè si trovano pareri contrastanti in merito, e quindi chi non ha una preparazione specialistica rimane confuso, e giocoforza confronta le notizie, o anche solo i titoli catastrofistici, con la propria esperienza di inverni innevati e di clima variabile come sempre, e si domanda che cosa ci sia di vero e cosa di artefatto in tutto il dibattito.

Sono stato molto contento quindi di imbattermi in un post qui che mi sembra inquadrare il problema in termini lucidissimi; intanto c’è un link al rapporto ufficiale (qui nella versione di sommario) dell’IPCC, che vale la lettura, sono una ventina di pagine molto chiare che provengono dall’autorità in materia.

Nel post poi si capisce molto bene perchè per ogni tema ci siano opinioni controcorrente, e di come sia un bene per la scienza che questo accada. Sono descritte anche le scelte di chi non è esperto nella materia, ovvero diventare un esperto, fidarsi degli esperti riconosciuti dalla comunità scientifica, oppure fidarsi dei sedicenti “esperti” contrari ai primi.

Insomma, si ricava qualche elemento in più per dissipare la nebbia, poi su quale sia il modo migliore di affrontare il problema, sarà che divento vecchio ma penso che i modi di vita inquinanti saranno abbandonati solo quando sarà economicamente conveniente farlo, ovvero quando saranno disponibili soluzioni tecnologiche meno inquinanti e meno costose; pertanto i poteri pubblici devono trovare il modo di stimolare il mercato a scegliere le soluzioni giuste. Abbiamo speso miliardi per salvare le banche, spendiamone ancora per diffondere le energie alternative.

Vabbè, ho finito la tirata, torno ad espellere qualche chiletto di CO2 come tutti i bravi cittadini occidentali e cinesi.

Written by erling

11 dicembre 2009 at 18:20

Pubblicato su rete, scienza, vaghezza

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Contro i Mercatini

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Forse comincio adesso a capire come deve sentirsi un abitante di Venezia, o Firenze, che tutti i giorni cammina lungo le vie della sua città e deve contendere lo spazio ad una massa di turisti al 99% ignoranti ed ignari del valore di ciò che vedono.

Noi per fortuna non siamo una città tanto famosa ed importante da avere i turisti 365 giorni all’anno, ma ce li troviamo soltanto in questo periodo, quando, per motivi che non riesco a comprendere, tutto il mondo si riversa qui a vedere i mercatini di Natale, ovvero una settantina di bancarelle in piazza Fiera che vendono costosa chincaglieria a tema.

La tradizione del mercatino di Natale risale ad un’epoca remota di 17 anni addietro, quando qualcuno ebbe la brillante idea di trapiantare la tradizione nordica delle bancarelle natalizie in una città che non le aveva mai viste, in un riuscito tentativo di attirare i turisti, che come dicevo per il 99% non sanno cosa vedono, quindi anche una tradizione recente va benissimo per attirarli, basta che diventi di moda.

I venditori fanno soldi a palate, gli albergatori ed i ristoratori di riflesso pure, l’inquinamento atmosferico cresce e tutti sono contenti perchè l’economia cammina.

Spero tanto che a Copenaghen raggiungano un accordo per vietare i mercatini di Natale

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Written by erling

7 dicembre 2009 at 18:15

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