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Google wave: e adesso?

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Ho avuto un invito per google wave e naturalmente mi sono fiondato a provare la novità del momento: sono entrato nel sito e mi sono sciroppato la presentazione del Doctor Wave che mi ha dato un primo indirizzo su cosa sia questa nuova onda.

Dico subito che non sono entusiasta dell’invenzione, che viene presentata come l’email del nuovo secolo, o meglio l’email come sarebbe se fosse inventata da zero oggi. Già il fatto che serva una presentazione per capire come orizzontarsi nell’interfaccia insospettisce, e rivela che modernizzare la posta elettronica comporta il distacco dal semplice paradigma di messaggi, spedizioni e analogie postali al quale siamo abituati fin da piccoli.

Le onde sono delle mail potenziate, messaggi ai quali si collabora in tempo reale, dei documenti visibili e gestibili da molte persone insieme, delle chat che si registrano, e molte cose ancora che devo capire.

Tutto interessante e futuribile, niente da dire, ma non appena l’interfaccia si sarà un po’ raffinata e sarà non dico alla pari ma almeno non troppo distante dalla potente semplicità di gmail, allora forse si capirà un po’ meglio cosa farne di questo mezzo; adesso occorre usare parecchia fantasia, o leggersi una delle wave che si trovano incorporate e che dà degli esempi pratici.

Altro punto interessante questo: quando mai è servito spiegare a cosa serve un’email? per le onde, google mette alcuni casi esplicativi: brainstorming, organizzare eventi, condividere foto, progetti, note.

Forse dovrei avere vent’anni ed abitare in Australia, come i due googlisti che spiegano in un video gli utilizzi della nuova creatura, ma non mi vedo ad invitare gli amici da qualche parte e concordare i dettagli con l’onda.

C’è poi un ulteriore punto a sfavore: oggi come oggi per usare l’onda bisogna avere un account su google, quindi posso spedire un’email a chiunque ma posso inondare solo gli utenti google!

Chissà, probabilmente tra dieci anni la useremo tutti, ed il mio scetticismo iniziale si dimostrerà un errore, per ora comunque mi sembra che al di là di gruppi di nicchia (multinazionali con gente sparsa per i continenti che deve collaborare a documenti, o squadre di amici ipertecnologici che progettano viaggi con le mappe integrate nelle onde), al di là di questi dicevo, sarà difficile scalzare la semplice funzionalità della posta. Anche in ambito lavorativo, dove le competenze informatiche sono mediamente basse, vedo una lunga strada prima che l’onda sostituisca la mail, o anche solo che ne raggiunga l’ubiquità.

Ma prevedere è difficile, specialmente il futuro, come diceva Bohr, e non pretendo di indovinarla.

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Written by erling

26 novembre 2009 a 23:10

Pubblicato su google

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