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R2-D2

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Non c’è bisogno di scomodare giganti come Philip K. Dick e Alan Turing per ricordare che il robot affascina e ci pone anche qualche (piccola) domanda su noi stessi. Per il compleanno di noi bimbi ho comperato un piccolo droide proveniente da una galassia lontana lontana, e ci siamo divertiti a giocare tentando di fargli riconoscere i nostri comandi vocali.
Basta in effetti pochissimo, in termini di programmazione e di capacità di calcolo, per suscitare un’illusione di personalità in un oggetto meccanico: le reazioni del piccolo robot, i suoni e gli “atteggiamenti” sono molto convincenti e fanno rapidamente scordare di avere di fronte un giocattolo.
Nei racconti di Dick il robot spesso non sa di essere tale, e si crede umano; inoltre non di rado gli uomini sono meno compassionevoli dei loro servitori meccanici, tanto che per definire un uomo l’aspetto materiale è un parametro non essenziale.
Il nostro R2 è molto ma molto più in basso nella scala evolutiva dei robot, ma ha una piccola personalità che ci diverte e ci fa compagnia, il che rafforza la mia convinzione che nel futuro le intelligenze in circolazione non saranno solo le nostre, e forse sarà anche un bene.

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Written by erling

11 febbraio 2008 a 22:42

Pubblicato su hardware

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