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Sapori turchi

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Secondo giorno ad Istanbul: l’albergo è piccolo e sufficientemente caratteristico, ed in una posizione strategica per esplorare la città. Il tempo è abbastanza brutto, freddo e nuvoloso con pioggia a tratti, ma questo almeno rende la città meno intasata di turisti anche se forse meno tipica.

Oggi siamo riusciti a visitare alcune delle principali attrattive della zona di Sultanahmet, ovvero la moschea blu ed Aya Sofyia, oltre alla più piccola moschea di Cucuck Ayasophia Küçük Ayasofya; i bambini ci seguono con curiosità mista a rassegnazione, ed anche se la piccola Costanza usa ancora il passeggino che non è sempre facile da trascinare lungo i marciapiedi sconnessi, in generale la gestione dei pargoli è molto più semplice ora che quando erano più piccoli.

Siamo rientrati in albergo per un paio di ore dopo pranzo e poi siamo ripartiti, ci stiamo insomma riavvicinando a ritmi di visita più “normali”.Una cosa che scombussola i pargoli ed in parte anche noi sono i pasti: tra riso, meze, kebab e sapori strani non abbiamo ancora incontrato qualcosa di accettabile da tutta la famiglia, ma in fondo abbiamo visitato solo due ristoranti, uno molto semplice a pranzo ed uno più raffinato a cena; fortunatamente abbiamo anche fatto scorta in un supermercato, cosicchè di fame non si muore, per il momento.La città che abbiamo visto oggi sembra indubbiamente islamica ma dall’atteggiamento laico, e sono poche le donne con il capo coperto, tra le giovani quasi nessuna; i turisti frettolosi come noi sarebbero anche disposti a concedere alla Turchia l’adesione all’unione europea, poi però accadono cose strane…

Ad esempio il mio blog su wordpress non può essere raggiunto da qui, appare uno strano messaggio che fa riferimento ad una sentenza, ed una rapida ricerca su google mi fa conoscere una curiosa storia di un attivista creazionista (i miei idioti preferiti!) che preso in giro da un blogger turco ha ottenuto un’ingiunzione che ha bloccato l’accesso a tutto wordpress, non solo al sottodominio del blog “colpevole”; la sentenza non ha una motivazione conoscibile e viene applicata senza fiatare dal fornitore di internet locale (monopolista). Qui un riassunto molto interessante ed istruttivo.

Che dire, anche questo è un sapore turco al quale il nostro palato non è abituato, nel nostro paese ci sono censure meno brutali e più raffinate, e quindi forse prima di concedere l’appartenenza all’unione europea dovremo pretendere qualche altro passettino.

ps: il fatto che in pochi minuti sia riuscito ugualmente ad accedere al blog ed a postare la dice lunga sull’intelligenza di questo tipo di censura

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Written by erling

13 dicembre 2007 a 21:48

Pubblicato su Istanbul, rete, viaggi

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