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La vita registrata

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Esiste un enorme archivio che contiene le tracce delle nostre attività, la nostra posta spedita e ricevuta, le ricerche degli argomenti che ci interessano, e da qualche giorno anche tutte le pagine che vediamo, i documenti che scarichiamo o le immagini che scorriamo.
Quasi nessuno si lamenta, molti sono entusiasti, io non so bene che pensare ma intanto ci sono cascato, ho attivato l’opzione che permette a google di registrare buona parte della mia ciber-vita, di conservarla in qualche cassaforte dove resterà ancora per molto tempo dopo la mia morte, e di osservare e sezionare le mie abitudini ed i miei gusti per rivenderli, aggregati con migliaia di altre tracce, al miglior offerente.
Mi sento protetto non tanto e non solo dalle promesse dei due geni milionari che si impegnano a fare soldi senza fare del male, quanto dalla legge dei grandi numeri che mi garantisce l’approssimarsi alla normale (intesa come funzione) delle migliaia di storie individuali assemblate; in altre parole, a nessuno interessa che io – e proprio io – visito tutti i giorni il sito di google, ma a molti interessa che quel sito è visto da centomila persone della mia fascia di età, e magari x-mila in una fascia più giovane.
Cosa mi danno in cambio, i due milionari? Statistiche, che a me piacciono sempre, su quando, quanto e cosa cerco e trovo in rete, e poi un ricordo indelebile di ogni pagina vista che sarà quindi sempre reperibile anche a distanza di anni. Questa è in effetti la promessa più intrigante, l’embrione di quella registrazione totale delle nostre vite che qualche visionario prevede e che modestamente anche a me sembra inevitabile nel lunghissimo periodo.
È una tendenza chiarissima ed inarrestabile: la differenza di informazioni reperibili su mio nonno, mio padre ed il sottoscritto è semplicemente abissale, i miei figli praticamente dalla nascita hanno tracce digitali archiviate in più copie, i miei nipoti non oso immaginare. Insomma, tra cento anni non potrete ricostruire tutto il mio io, ma già avrete un buon campione su cui lavorare…

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Written by erling

24 aprile 2007 a 21:05

Pubblicato su Siti, vaghezza

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