Archive for the ‘rete’ Category
Sull’utilità dell’ego mobile
E’ quasi un anno che sono legato a mobile me, e volevo tentare di fare un bilancio dell’esperienza, anche per decidere se è il caso di rinnovare l’abbonamento annuale, ormai prossimo alla scadenza.
Dunque vediamo, che cosa offre la cara mamma apple con questo sistema?
| Sincronizzazione | Forse la cosa più utile, ora funziona molto bene e permette di avere sempre contatti e calendari in sincrono tra il computer di casa, il portatile, l’iphone e la nuvola. In realtà il portatile lo uso raramente, e non ho la necessità vitale di averlo sincronizzato, e per quanto riguarda l’iphone si può sempre sincronizzare con il cavo… |
| Mi trovo talmente bene con gmail che non ho il minimo stimolo ad usarla, poi per qualche motivo mi fido di più di google per la sicurezza delle mail, ovviamente è una sensazione senza supporto effettivo. | Idisk | Penosamente lento quando vi si accede con il finder, per caricare qualcosa occorre cyberduck; sto iniziando, lentamente, a caricare le foto dng compresse in un file dmg criptato (sembra un gioco di parole, ma non le ho inventate io le estensioni dng e dmg). Per 79 euro soltanto 20 giga di spazio però mi sembrano pochini, oltre ai dubbi sulla sicurezza che ho già esposto in precedenza. |
| Galleria per le foto | Carina, e lo spazio ridotto (vedi sopra) costringe a selezionare, ma se invece mi abbonassi a Smugmug che ha delle gallerie magnifiche? |
| Ritrova il telefono | Molto d’effetto, ma per funzionare ha bisogno che sia abilitata le funzione push, che prosciuga la batteria dell’iphone in un istante, quindi dal punto di vista pratico non è usabile. |
| Iweb | L’integrazione tra il programma iweb ed il sito che si crea su mobile me è perfetta e la pubblicazione avviene in modo completamente trasparente. Se solo uno avesse un bel sito da pubblicare… |
Rileggendo la tabella mi sono accorto di essere piuttosto critico, ma forse sto cercando di razionalizzare una semplice sensazione che ho, ovvero che le singole parti del servizio sono solo mediamente passabili, e che il totale fornisce tuttavia una serie di comodità alle quali ci si abitua facilmente. Il dubbio è, tutto questo vale la spesa annuale, molto superiore alla concorrenza?
Oggi forse sono di umore risparmioso, e dico di no, magari a gennaio quando dovrò rinnovare l’abbonamento sarò di diverso avviso; è certo comunque che di tutti i prodotti apple che ho sperimentato, ed ormai sono diversi, mobile me è il meno entusiasmante, tanto da dover riflettere bene per trovare motivazioni a mantenerlo. Ma penso lo sappiano anche loro, che questo servizio non è insanely great, e quindi confido che prima o poi vi porranno rimedio.
fidarsi è bene
Sono abbastanza sicuro che mobile me sia sicuro, nel senso che nessuno possa ficcare il naso nei file che metto sull’iDisk, tuttavia alcuni elementi di questo costoso servizio mi lasciano un po’ perplesso.
Intanto da nessuna parte nella presentazione si fa riferimento alla sicurezza del sistema, mentre altri siti come l’eccellente dropbox spiegano in dettaglio come funziona il loro meccanismo di protezione.
Poi l’altro giorno leggo di uno strano problema che permetterebbe di vedere i contatti altrui e la cosa non mi piace per nulla.
Il velo di segretezza che apple mantiene intorno ai problemi di sicurezza non è di buon auspicio, ma fino a gennaio sono abbonato a mobile me e penso di non mollarlo di punto in bianco, adesso che la sincronia dei dati funziona finalmente bene.
Ho pensato comunque di iniziare a sfruttare i venti giga di spazio che mi danno, e copiare lassù nella nuvola le foto, quantomeno i negativi digitali in dng. Per evitare problemi di esposizione ad estranei preferisco però usare una piccola azione di automator e creare per ogni cartella di immagini un immagine disco criptata, che poi spedisco su idisk.
Mi rendo conto di diventare sempre più paranoico, ma mentre nutro grande fiducia nelle capacità hardware e software di apple, ne ho molta meno sulla loro gestione dei servizi online – a proposito, per spedire i file sulla nuvola non posso usare il finder, lentissimo, ma mi affido a cyberduck, molto più veloce e sicuro.
Intercettati
E’ scomparsa rapidamente, inghiottita da notizie più ghiotte, la segnalazione da parte di un funzionario dell’autorità garante della privacy di una catalogazione di tutte le attività su internet svolte dai navigatori italiani, dal 2001 al 2008, finchè lo stesso garante ha emesso un provvedimento per bloccare le registrazioni illecite.
E non sono poche queste registrazioni, si parla di tutte le url visitate, le password transitate in modo non protetto, le mail, le chat, di tutti gli abbonati a Telecom Italia, Vodafone e H3G.
Non sembra che la notizia abbia causato grande indignazione, il commento prevalente è “non ho niente da nascondere, possono intercettare finchè vogliono”; a me invece questa idea di una totale trasparenza mette i brividi, mi sa tanto di dittatura; come ha scritto Phil Zimmerman, l’inventore di pgp, “Se la privacy diviene fuorilegge, solo i fuorilegge avranno la privacy”, e si trova ancora qui la sua convicentissima esposizione del perchè è necessario che i nostri dati privati restino tali. Non saprei spiegarmi meglio di lui, quindi rinvio al link.
Non credo che ci saranno grandi reazioni al fatto che in Italia le compagnie telefoniche facciano il bello ed il cattivo tempo con la nostra vita privata; ci si occupa solo delle loro tariffe, ma non di quello che combinano con i nostri dati.
E’ poco plausibile che di loro iniziativa le telecom ci regalino la privacy, e lo stato sembra preoccuparsi più della privacy dei personaggi illustri che di queste retate di massa.
Sto pensando quindi di cercare alternative a livello individuale, forse tor può essere una strada, occorre studiarselo un po’, ma come sempre non si ha niente per niente.
Il furto in roaming
Ho fatto una rapida ricerca sulle tariffe per l’accesso ad Internet con l’iPhone all’estero, in vista del viaggio in Fionia ormai alle porte.
Da quello che ho capito, ma la chiarezza non è il forte del sito Vodafone, con una spesa di 15 euro posso scaricare ben 10 mega nell’arco di una settimana.
Dato che in Italia spendo tre euro alla settimana per scaricare 500 mega, deduco che varcando il confine il prezzo del megabyte cresce di duecentocinquanta volte.
Non conosco un’altra merce che aumenti di prezzo tanto rapidamente spostandosi di così poco!
Non vedo nemmeno quali ragioni, al di là di accordi di cartello, giustifichino simili ruberie; l’Europa unita non mette ancora becco per sanzionare questi comportamenti, si limita ad imporre una riduzione del prezzo degli SMS, ed è curioso che le compagnie telefoniche si siano adeguate a questa riduzione senza un lamento, ben sapendo di averla scampata a buon mercato…
Così me ne andrò in Danimarca disattivando il roaming dati, sperando di trovare wifi il più possibile e sempre più disilluso sulle virtù autoregolatrici del mercato.
Il terremoto dell’intelligenza
Il terribile terremoto che ha colpito l’Abruzzo pochi giorni fa è stato raccontato e mostrato in modi diversi, a noi che siamo stati risparmiati dalla distanza; ho dato una breve occhiata sulla rete per capire se nel ventunesimo secolo ci sono modi diversi per far percepire le cose a chi non le ha vissute.
Prima di tutto il pessimo, le vanterie della tv che pensa solo a misurare se stessa contro se stessa, ed il mondo là fuori è solo una scusa. Niente da imparare qui.
Poi il mediocre, potreste fare meglio cari giornali online per darci qualche idea in più; repubblica, corriere, stampa, giornale, ne ho guardato qualcuno e non vanno al di là di una collezione di foto e video, con magari qualche articolo preso dall’edizione stampata.
Per restare sulle foto, una sequenza invece come sempre ottimamente composta è quella ospitata su the big picture.
Molto più utile di tanti speciali, la piccola pagina di google, che mostra innanzitutto una mappa (finalmente!), ed una serie di link alle notizie ed alle ultime immagini satellitari (mediante un file kml da aprire in google earth), oltre che ad una lista di siti di interesse.
Infine un altro kml tratto dal telegraph, che mostra di aver capito il potere della neogeografia.
Dai dischi alle nuvole
Sono sempre leggermente paranoico riguardo alla sicurezza dei miei file, specialmente delle fotografie. Da quando mi si è fulminato un disco fisso sul pc che usavo al lavoro, qualche anno fa, ho toccato con mano che molta parte della nostra vita è ormai affidata a registrazioni elettromagnetiche poste su fragili piattini che girano alla velocità del suono, e che prima o poi cedono.
Ero passato dai salvataggi su cd a quelli su dvd, sempre in duplice copia, ma ormai non bastano più nemmeno quelli, all’ultimo controllo la mia cartella delle immagini pesava 54 giga e tenerla sincronizzata solo con l’ausilio di dischi da 4 giga è uno sforzo vano.
Così ho apprezzato non poco l’introduzione di un sistema di backup automatizzato in leopard, ed ho comperato l’anno scorso una time capsule per essere tranquillo del tutto – quella che adesso dà problemi nell’aggiornare il firmware; ho anche un hard disk esterno da 320 giga dove copio di quando in quando le foto e la musica, usando lo spartano ma efficace programma aRsync.
Ovviamente tutte le immagini sono replicate sul macbook pro, e quando l’estate faccio la spola con la montagna porto là, nel piccolo mac mini, le foto dell’anno precedente. Ah, collegato al mac mini c’è un vecchio iomega da 160 giga che viene riempito da time machine ogni volta che il mini si aggiorna con le foto che gli porto dalla città.
Complessivamente quindi ho quattro dischi fissi in casa più due a cinquanta chilometri di distanza, oltre ad alcuni dvd che non aggiorno più molto spesso.
La gran parte delle mie foto finisce poi, in formato però solo jpg e non raw, su flickr, che le archivia al di là dell’oceano.
Fatte queste premesse (ho già detto che ho il terrore di perdere i file?), mi sembrava doveroso tentare anche qualche sistema di backup online, che sta prendendo piede di questi tempi.
Ho tentato di sfruttare lo spazio disco di mobile me, che essendo parte del prezzo che pago rappresenta la prima scelta per un salvataggio nella nuvola, ma l’esperienza è veramente desolante: copiare dei file tramite il finder è quasi impossibile, il processo è lentissimo e spesso porta al crash dello stesso finder con necessità di riavvio; male, molto male.
Mi piace molto dropbox, ma per ora mi affido solo ai due giga dell’account gratuito: questo è un servizio velocissimo ed affidabile, e mantiene sincronizzati tra vari computer i file in maniera molto efficiente, tanto che ho salvato sulla cartella sincronizzata anche il file di 1password, in modo da averlo sempre aggiornato anche sul portatile.
Ho tentato poi anche con mozy e backblaze, anche qui solo con l’account di prova, ma non ho proceduto poi oltre una volta che ho sperimentato la lentezza del backup.
Non è certo colpa loro, ma la velocità attuale della linea internet in upload comporta che per salvare l’intero disco o quasi, come ad esempio propone backblaze, servano dei mesi di collegamento ininterrotto, con effetti poi sulla velocità della navigazione in genere.
Sto provando ora anche sugarsync (mi piace fare questi esperimenti) ma ho già capito che è attualmente improponibile salvare tutto il disco in remoto, e che occorre selezionare i file più importanti. Tuttavia la strada è questa, e tra pochi anni avremo tutta la nostra vita digitale nella nuvola, e non più solo la testa ;-).
La mela e la voda
La mela innova, stupisce, supera se stessa, fa poca pubblicità perchè non ne ha bisogno, e quella poca è sempre ironica e ben calibrata.
La voda spara nel mucchio, vende anche l’iphone ma non sa che è un computer e così lascia che la rete vada alla malora, tanto finchè l’utente riesce a telefonare chissenefrega del collegamento internet, internet è un accessorio del telefono come un giochino, e non la ragion d’essere del computer portatile.
La mela ha un sito che è un manuale di chiarezza, la voda ha un sito cervellotico e labirintico, ma in compenso è pieno di bellone sorridenti, e la sua pubblicità te le vende a buon mercato.
Safari 4
Installato subito, anche se è una beta, mi piace vivere pericolosamente. Dicono che sia più veloce, ma non saprei come giudicare, tante volte dipende dalla rete o da altri imponderabili fattori, almeno non è più lento di prima.
Allora è più bello, è stata aggiunta la visione in coverflow della cronologia, e può avere una qualche utilità.
E’ stata poi copiata da chrome, che la aveva copiata da opera, la pagina iniziale con le miniature (o forse è il caso di chiamarle mediature) delle pagine più visitate; a differenza di chrome, le paginette sono “curvate” ed hanno il classico riflesso sul piano nero in basso, se ne può determinare il numero, e di conseguenza la dimensione, ed avvisano a mezzo di una stellina quando c’è un aggiornamento.
Tutto sommato uno sviluppo interessante dell’idea di chrome; a questo punto non vedo l’ora che chrome arrivi anche su mac, se già la concorrenza indiretta ha fatto sì che apple pubblicasse questa nuova versione di safari.
Ora avrò qualche problema di scelta in ufficio, dove da quando è uscito chrome per windows ho scaricato firefox; dipenderà dalla velocità, non tanto di navigazione quanto di apertura del browser, per ora chrome è imbattibile…
Metterci la faccia
Sembra che sia di gran moda facebook; come sempre qui da noi le mode arrivano un po’ tardi, ma poi prendono piede alla grande: 4 milioni di italiani hanno un account, e rispettabili giornali economici pubblicano supplementi per descrivere il fenomeno.
Uno solo dei miei amici ha una pagina sul sito, forse ho pochi amici o forse siamo tutti un po’ arretrati, sta di fatto che fino a poco tempo fa non ho mai sentito l’esigenza di iscrivermi; poi ho ceduto alla curiosità, ed ho tentato l’iscrizione.
Semplice iscriversi, ma subito, scorrendo i vari punti del processo di iscrizione, il mio istinto diffidente mi diceva: ma perché questi vogliono sapere tutte queste cose di me?, e soprattutto perché dovrei mettere tutto questo in pubblico?
Per farla breve, sono arrivato in fondo con un grande disagio, e dopo nemmeno mezz’ora ho annullato l’account. Ho archiviato la cosa come una dimostrazione della mia natura di orso, più che di un sintomo negativo su facebook: in fin dei conti, se uno vuole raccontare al mondo i fatti suoi, può tenere un blog, ma se è molto pigro un sito come facebook gli viene incontro.
Giorni dopo, ho letto qualche articolo di critica, del resto un successo così esplosivo qualche effetto collaterale lo può anche avere.
Stasera invece navigando qua e là sono capitato su questo articolo, che giudico molto illuminante ed inquietante, dato che descrive aspetti di facebook che non ho trovato riportati in articoli italiani (potrei sbagliarmi naturalmente), come le attività e le ideologie dei finanziatori. Ne raccomando la lettura integrale.
Forse tendenzioso, ma d’effetto è il commento dell’articolista alla politica della privacy; ne riporto un pezzo con i corrispondenti paragrafi tratti dal documento italiano:
You can’t delete anything
Quando aggiorni le tue informazioni, viene salvata una copia di backup delle informazioni prima della modifica per un determinato periodo di tempo, in modo che tu possa riutilizzare la versione precedente.
Anyone can glance at your intimate confessions
…non possiamo garantire che i contenuti pubblicati sul sito non vengano visualizzati da persone non autorizzate. Facebook non può essere ritenuto responsabile di eventuali elusioni delle misure di sicurezza del sito Web o delle impostazioni sulla privacy. L’utente comprende e accetta che, anche dopo la rimozione dei contenuti dal sito, questi potrebbero rimanere visibili nella cache o nelle pagine archiviate o se altri utenti hanno salvato o copiato tali contenuti.
Our marketing profile of you will be unbeatable
Facebook può anche raccogliere informazioni su di te da altre fonti, come giornali, blog, servizi di messaggistica istantanea e altri utenti su Facebook attraverso le funzionalità del servizio (ad esempio i tag delle foto) per offrirti informazioni più utili e un’esperienza personalizzata.
The CIA may look at the stuff when they feel like it
Usando Facebook, acconsenti che i tuoi dati personali siano trasferiti e trattati negli Stati Uniti…
Inoltre, è possibile che vengano riferiti i dati relativi ad un account qualora si ritenga necessario per rispettare una legge, per proteggere i nostri interessi o beni, per prevenire attività fraudolente o altre attività illegali perpetrate attraverso il servizio di Facebook o usando il marchio Facebook, oppure per prevenire danni imminenti a persone. Questo può implicare il rilascio di informazioni ad altre società, legali, agenti o agenzie governative.
L’importanza di chiamarsi G
Google è minimalista, e sotto la sua semplice vetrina il cui numero di parole è calibrato attentamente pulsa la vastità delle informazioni che controlla e smista; oggi ci regala un browser nuovo, ieri il mondo sulla scrivania o la posta a vita, e ci lega sempre più a lei facendo doni sempre più grandi ed utili, in cambio del nostro essere collegati al mondo tramite i suoi servizi, in modo che siamo felici di farle sapere tutto di noi, di farle gestire la nostra vita digitale da cima a fondo, fiduciosi nel suo motto ispirato.
Yahoo è caotica, il suo tentativo di mettere ordine nell’universo attraverso una stretta elencazione è esploso in un contrappasso di una pagina disordinatissima, dove l’offerta in apparenza illimitata spaventa e disorienta; con centosette servizi disponibili, non saprei più dove sono i miei dati, e quindi diffido.
Apple è giovane e innovativa, e tutti aspettiamo il nove settembre per i nuovi giocattoli che ci annuncerà, così da innamorarcene ancor di più, ed in capo a pochi anni avremo un nuovo monopolio, ma stavolta benevolo ed esteticamente piacevole, così sarà ancora più difficile da smantellare; buon per me che sarò vecchio quando il problema diventerà serio.
Microsoft è bollita e vecchia, e tutti aspettiamo i prossimi prodotti barocchi per spararle contro e tenerci stretto windows xp nel cassone grigio dell’ufficio, che ormai fa tenerezza da quanto è primitivo.
Non so se sono paragoni sensati, ma nello spazio cartesiano che ha per assi semplicità/confusione ed efficacia/pesantezza non ci sono solo i quattro esempi che ho riportato prima; ci si potrebbero incasellare facilmente ad esempio banche, compagnie telefoniche o compagnie aeree. Credo che nel lungo periodo abbiano maggior successo le aziende e le persone che tentano di portarsi verso i poli della leggerezza.




