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Archive for the ‘lightroom’ Category

Negativi digitali

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Ho deciso di trasformare tutte le mie foto scattate in raw nikon nel formato adobe dng.

Il lavoro grazie a lightroom non ha portato via molto tempo, e dispongo adesso di un formato di archiviazione che dovrebbe durare per parecchi anni, come i negativi del buon vecchio supporto fisico.

Già adesso infatti la mia vecchia nikon d70 è fuori produzione ed ogni anno appaiono nuovi modelli, chi mi garantisce che tra venti o trent’anni i software si ricorderanno di come maneggiare i file creati da questo particolare modello? Molto probabilmente non ci saranno problemi neanche allora, ma se dovessi scommettere tra il formato nef, nel particolare dialetto della d70, ed il formato dng, penso che quest’ultimo sarà più diffuso.

I file trasformati in dng diventano poi leggermente più piccoli, da 6 mega a poco più di 5. quindi non si spreca spazio nel cambio; il lato paranoico in me mi suggerisce che questo calo è dovuto all’eliminazione delle informazioni che il convertitore adobe non capisce, e che magari sono fondamentali, ma in tutta onestà non noto alcuna differenza visiva della foto prima e dopo la cura, quindi cerco di non preoccuparmi delle conseguenze.

Sul fatto di scattare in raw, nonostante illustri pareri contrari, ho già preso la mia decisione qualche anno fa, e la mantengo: con l’aumento della capienza dei dischi e della potenza degli elaboratori mi sembra assurdo rinunciare alla maggiore capacità del formato raw. Poi è vero, uno si diverte anche a manipolare le immagini dopo lo scatto, come ai tempi della camera oscura, e preferisce scattarne una per farla poi risultare al meglio anzichè spararne dieci per elminare subito le nove peggiori. Ma questi, è ovvio, sono gusti del tutto personali.

Written by erling

26 Settembre 2009 alle 22:29

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Lightroom e l’unexpected end-of-file

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Il sintomo: in alcune occasioni, rare all’inizio ed ora mi sembra più frequenti, l’immagine viene caricata in lightroom, ma esaminandola a pieno schermo appare in bella evidenza la minacciosa scritta “an unexpected end-of-file occurred“.

La causa: il primo pensiero è andato alla scheda di memoria difettosa, che non è riuscita a scrivere adeguatamente l’immagine catturata dalla macchina fotografica; ho provato con una scheda nuova di zecca, ma anche questa ha presentato gli stessi problemi.

Ho provato a cercare lumi in rete, ed ho trovato qui, su un forum adobe, una serie di ipotesi varie ed a volte anche contraddittorie che coinvolgono la scheda, il lettore, il sistema operativo, nessuna delle quali mi convince pienamente.

Ho il sospetto che nel mio caso il difetto stia nella macchina fotografica, e mi sovviene che in alcune circostanze, mentre stavo scattando in esterni, la macchina non riconosceva più la scheda (appariva un messaggio “formatta”), ma bastava estrarre e rimettere la scheda di memoria per far sparire l’avviso.

Forse l’inverno ed il freddo non sono ben tollerati dalle parti più esposte della macchina fotografica; in particolare il contatto tra la scheda e la macchina avviene per mezzo di un connettore a pettine formato da piccoli “aghetti” che stanno in un alloggiamento non certo stagno, e probabilmente con il freddo non comunicano a dovere con la memoria.

Per verificare se fosse un problema riproducibile ho tentato oggi un esperimento: ho scattato duecento fotografie ed ho provato ad importarle in lightroom, per vedere se e quali fossero danneggiate; manco a dirlo, tutte perfette.

Mi sa che dovrò tentare altri esperimenti, questa volta all’aperto, ma temo che non saranno decisivi. Il passo successivo sarà decidere quale tasso di errore accettare prima di cambiare macchina fotografica.

Written by erling

14 Gennaio 2009 alle 23:04

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Ancora il gps in lightroom

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Un altro plugin molto ben congegnato di Jeffrey Friedl: questa volta si tratta di un sistema per aggiungere la posizione gps alle foto del catalogo di lightroom.

Dato che lightroom non permette di scrivere direttamente le informazioni gps nelle immagini, l’autore ha creato dei campi nel database del catalogo che contengono quelli che chiama dati ombra; quando le foto vengono esportate, si può far sì che questi dati ombra vengano trasferiti nei campi exif relativi alla posizione gps, in modo da avere delle foto jpg con la posizione nei metadati.

Si tratta quindi di un trucco per superare le limitazioni del programma, dato che appunto non vengono modificati i veri dati exif della fotografia, a parte nel momento dell’esportazione, tuttavia è un sistema che funziona senza problemi.

La geocodifica è veloce ed efficiente: si possono specificare manualmente le coordinate di ogni immagine, oppure si può caricare un file .gpx con la traccia registrata dal gps, ed il punto registrato dal gps nel momento dello scatto della fotografia viene associato all’immagine.

Il plugin ha una data di scadenza di 10 giorni, il che significa che gli aggiornamenti sono frequenti: c’è spazio per aggiunte e migliorie, ma già adesso mi sembra quasi pronto per rimpiazzare houdahgeo, che è il programma che utilizzo di solito.

Written by erling

1 Novembre 2008 alle 12:06

Pubblicato in gps, lightroom

Il gps in lightroom

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Non è un mistero che lightroom non sia particolarmente versato nella gestione dei dati geografici: il massimo che sa fare è di mostrare le coordinate nella colonna dei metadati, e di far partire una mappa di google cliccando sulla freccina accanto alla posizione.

Fortunatamente esiste gente talentuosa che sa migliorare le limitazioni del programma adobe, come Jeffrey Friedl che sembra un ottimo fotografo ed un eccellente programmatore. Ho scaricato appena adesso il suo plugin per la ricerca tra le foto geotaggate di quelle più vicine; concettualmente semplice, ma la realizzazione sospetto sia complessa, in ogni caso esegue alla perfezione il suo compito, e mostra la via ad adobe (dello stesso autore, un ottimo plugin per esportare su flickr le foto).

Written by erling

20 Ottobre 2008 alle 22:43

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Lightroom e gli accenti

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Anche la nuova versione di Lightroom ha un fastidioso baco che si porta dietro dalla precedente: i caratteri stranieri, quali gli accenti o le lettere degli alfabeti nordici, non vengono esportati correttamente quando si crea un file jpg.

Questo comporta, ad esempio, che in flickr i tag siano sballati, e quindi il mio nipotino Niccolò sia registrato come Niccol, mentre il mio viaggio in Bohuslän abbia un tag Bohusln.

Infastidito da questo baco veramente irritante, mi sono dedicato a fare esperimenti con exiftool ed a cercare qualche notizia in rete.

Ero già riuscito a capire da solo che l’errore stava nel gruppo di tag IPCT, mentre quelli del gruppo XMP erano a posto, ma poi ho trovato questo post, che spiega tutto a meraviglia.

Ora non resta che sperare che adobe ci metta una pezza; certo che il mondo delle codifiche UTF è astruso ed affascinante come pochi.

Written by erling

28 Settembre 2008 alle 22:46

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Sistemato il baco di lightroom/leopard

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Finalmente! grazie alle preziose istruzioni trovate sul forum adobe, ho potuto sistemare tutte le mie immagini jpg che erano state affette dal baco l/l (ovvero lightroom/leopard, non mi è ben chiaro in che percentuale sia la colpa di uno e dell’altro).

In pratica le immagini jpg salvate da lightroom mandavano in crash il finder quando si provava a visualizzarle con l’anteprima veloce, a causa dei dati scritti dal programma adobe in maniera forse non molto ortodossa, o forse in maniera che leopard non digeriva, comunque.

Per evitare il problema basta non scegliere nelle preferenze il punto “Include Develop settings in metadata inside JPEG, TIFF, and PSD files”, ma per sistemare i file già scritti precedentemente non sapevo come fare, finchè appunto ho scoperto che basta usare l’ottimo exiftool con i parametri exiftool -xmp-crss:all= *.jpg, ed i vecchi file vengono “ripuliti” dai dati pericolosi.

Un ultimo dettaglio, come ricostruire i thumbnail nei file jpg in modo che nella vista icone del finder appaiano le miniature; basta usare CocothumbX e tutto è a posto.

Written by erling

26 Dicembre 2007 alle 12:07

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Il catalogo è questo

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Ogni tanto sono preso da una passione catalogatoria, e riprendo in mano le fotografie, anche se so che non dovrei farlo, perchè ad ogni rivisitazione scopro che il modo in cui ho classificato finora non è proprio il migliore possibile, e quindi mi viene la smania di correggere e aggiornare tutto.
In concreto ho iniziato ad inserire nel catalogo di lightroom anche le foto del 2006, ed ho notato parecchie migliorie che si possono ottenere, ad esempio:

  • inserico le foto in una cartella con il nome dell’anno, poi all’interno di questa tante cartelle chiamate con lo schema “aaaa mm gg descrizione”, quindi avrò ad esempio le foto di Jokkmokk in immagini\2006\2006 02 02 Jokkmokk. Questo sistema mi sembra funzionare piuttosto bene per ritrovare le foto anche senza programmi di gestione.
  • da quando scatto in formato raw, mettevo gli originali in una sottocartella, quindi in 2006 02 02 Jokkmokk avevo tutti i jpg e in 2006 02 02 Jokkmokk\originali tutti i .NEF ed i .XMP creati da lightroom; questo sistema però è scomodo per come gestisce le cose il programma di adobe, ed è meglio avere tutti i file connessi nella stessa cartella, così nel pannello dei metadata appaiono sotto sidecar files le estensioni .jpg, .xmp ed il programma riconosce che DSC_4039.NEF è una foto originale (master) con i due file accessori DSC_4039.XMP e DSC_4039.JPG
  • Tra le foto dei viaggi a volte ho anche foto non mie ma scattate da qualche compagno di viaggio, che solitamente metto in una sottocartella; ho scoperto che nei metadata esiste un campo creator che può essere usato per specificare l’autore dell’immagine. Il problema è che selezionando più foto ed inserendo un valore nel campo, soltanto la prima fotografia viene modificata (baco del programma?). Fortunatamente c’è un utilissimo programmino, exiftool, che modifica questi campi rapidamente con un comando da terminale del tipo exiftool -creator=’Nome Cognome’ *.xmp
  • Stesso discorso per i campi sulla localizzazione (città, provincia, nazione): finora ho inserito i dati nelle keywords, ma forse dovrei iniziare a farlo compilando questi campi che sono più specifici, purtroppo lo stesso baco impedisce di farlo direttamente nel programma, ma con exiftool è facile.
  • Le keywords sono gestite in modo molto raffinato nel programma, si possono creare parole nidificate (ad esempio Svezia contiene Stoccolma, e non mi serve inserirle entrambe nella foto, ma attribuendo Stoccolma poi viene esportata, volendo, anche Svezia in automatico); sto iniziando a ripensare le modalità di attribuzione delle parole, in modo da minimizzarne il numero e garantire comunque il ritrovamento delle foto rilevanti; più facile a dirsi che a farsi, naturalmente.

Insomma, il catalogatore che è in me trova pane per i suoi denti con un programma come questo, e ci si fa in più una cultura… quantomeno sui metadati, perchè i dati in sè, ovvero le immagini, sono quello che sono ma chissà che col tempo non miglioreranno anche quelle.

Written by erling

24 Dicembre 2007 alle 22:53

Pubblicato in foto, lightroom, software

I bachi di leopard ed il fotografo dilettante

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Difetti di gioventù non ne mancano, come è normale che sia, ma quello che in questo momento mi infastidisce in particolare è un baco che affligge la visualizzazione delle foto trattate la lightroom.
In pratica quando si tenta di visualizzare – in anteprima, in anteprima veloce o in coverflow – un file jpg esportato da lightroom il finder va in crash, perchè non sa come interpretare un dato inserito nel file dal programma adobe.
Fastidioso a dire poco, anche se non drammatico, è un baco di cui non si sa se incolpare adobe o apple, e ci si domanda se nessuno del gruppo di sviluppo di leopard abbia avuto accesso al programma di gestione foto della concorrenza. Un difetto così evidente e riproducibile non dovrebbe superare i test di pre-rilascio, ma così è stato, mah…

20071108

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Written by erling

10 Novembre 2007 alle 16:00

Pubblicato in Mac, lightroom, software

Leopard ed il fotografo dilettante

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Sto ancora prendendoci la mano con il nuovo sistema operativo, ma dato che non succede per ora nulla di particolarmente eccitante, vale la pena di registrare qualche ulteriore appunto. Il flusso del fotografo dilettante è reso ora, se non più veloce, sicuramente più piacevole, grazie al sistema di coverflow e di anteprima istantanea (quick look) del nuovo finder.

Le foto appena scaricate si possono ora valutare molto rapidamente usando appunto la visuale coverflow, che mostra con buona grandezza le anteprime in una finestra sopra l’elenco dei file, e le scorre con un piacevole effetto al tocco di un tasto – come in itunes insomma, solo che mentre la vista della copertina del disco è più che altro un piacere estetico e poi forse anche un modo per fare una ricerca veloce, nel finder si possono subito scartare le foto meno riuscite.

Un modo alternativo è quello di selezionare le foto appena scaricate e premere spazio; entra in azione l’anteprima istantanea, che mostra le immagini in grande (tre quarti dello schermo circa) e volendo le fa scorrere come per una presentazione.

Ovviamente poi bisogna acquisirle in lightroom e magari migliorare quelle che non sono state eliminate dalla prima scrematura, e qui iniziano i punti dolenti, perchè il programma adobe non è stato ancora aggiornato per leopard, ed il modulo di stampa non funziona (gli altri sì, per fortuna).

Pertanto il fotografo dilettante trae ulteriori spunti di buon funzionamento da leopard, il fotografo professionista trae motivo di attendere prima di passare a leopard.

Written by erling

4 Novembre 2007 alle 21:11

Pubblicato in foto, lightroom, software

Lightroom in azione

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Domenica ho indossato i panni del fotografo professionista, specializzato per l’occasione in battesimi di nipotini. Ho scattato diverse foto in una chiesa non proprio buia ma nemmeno ben illuminata, poi in una strada con tempo nuvoloso ed in una sala per rinfreschi decisamente scura.

Le circa sessanta foto, sfoltite dopo una prima occhiata ad una quarantina, sono state trattate con il programma di Adobe, ed in diversi casi migliorate non poco e con facilità, schiarendo le ombre troppo chiuse, restituendo naturalezza a colori non perfetti, tagliando inquadrature non ben composte e raddrizzando muri cadenti.

Altro lato divertente e potente, la gestione dei metadati, chiavi di ricerca delle foto che lightroom tratta in modo efficiente e intuitivo.

Insomma, ci sto prendendo gusto e manualità, quasi come ai tempi della vera camera oscura, tra acidi e lampadine rosse. E proprio il confronto con il passato rende evidente le enormi possibilità di intervento che si hanno su una foto digitale scattata in formato raw e trattata con un programma moderno.

Ora riesco facilmente e rapidamente a variare l’esposizione di un paio di stop in più o in meno ed intervenire selettivamente su fasce della gamma tonale, in modo da aumentare l’esposizione generale senza bruciare le alte luci, o viceversa ridurre la luminosità della scena senza chiudere troppo le ombre, cose per me un tempo impensabili con le mie modeste abilità di chimico da camera oscura.

La creatività quindi si espande e si ottengono immagini più fedeli al ricordo, se non proprio alla realtà. Non ho mai voluto fare foto “artificiali” alterando consapevolmente le immagini per renderle più “belle”, ma viceversa ho preferito sempre avere corrispondenza tra quanto registrato nella mente e sulla pellicola (ora sulla scheda). Devo dire che la camera chiara informatica, molto più della camera oscura chimica, mi consente un maggior controllo ed un risultato più vero. Devo ancora imparare molto sulla fotografia digitale – e sulla fotografia in generale se è per questo – ma questa strada mi sembra buona e divertente.

Written by erling

9 Maggio 2007 alle 22:14

Pubblicato in foto, lightroom, software