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Embrione di una rete intelligente
Nel bel racconto di Bruce Sterling Maneki Neko (1998) si descrive un gruppo di appassionati che ricevono istruzioni ed indicazioni dalla rete, evidentemente internet.
Queste indicazioni non hanno un significato immediato per chi le riceve, ma sono in genere di facile esecuzione (come, compera un caffè e portalo all’uomo seduto sulla panchina) e possono essere di grande importanza per chi riceve questi regali inaspettati, dato che la grande rete conosce la situazione di tutti e sa che cosa può servire a ciascuno in un certo momento.
Nel racconto poi si impara che questa intelligenza può anche difendersi in caso qualcuno tenti di contrastare le attività del network, come scopre a sue spese un pubblico ministero che vuole indagare e viene contrastato in mille piccoli modi, con “dispetti” non gravi ma continui ed esasperanti, e sufficienti alla fine a farlo desistere.
Ho pensato a questo racconto quando ho raccolto ieri nella cache di Nebida il piccolo orsetto Camou. Non starò a dettagliare come funziona un Travel Bug nel geocaching (il sito è molto esauriente al riguardo), ma leggendo le storie di questi oggetti mi sembra di cogliere un micro-embrione di questa rete intelligente, che qui ed ora si occupa solo di dirigere gli sforzi di alcuni appassionati per portare un oggetto a destinazione, ma domani chissà…
I rastelli di Monte Lupo
Al mare si legge per fortuna, e si esce almeno per un po’ dalla vita connessa in rete che sperimentiamo al lavoro e nella vita quotidiana.
Normalmente al giorno d’oggi sperimentiamo un’immersione in quello spazio strano che esiste fisicamente nelle nostre macchine interconnesse, e realmente in un livello di astrazione superiore, immateriale ma reale, allo stesso modo credo della mente che sta nel cervello ma è qualcosa di più astratto, e di altrettanto reale.
Qui che siamo quasi scollegati dalla grande rete (a parte un collegamento a bassissima velocità con cellulare di vecchia generazione), ritroviamo il legame con la rete dei grandi pensatori, come si è sviluppato per millenni attraverso la parola scritta; anche qui il mezzo fisico è molto concreto, carta ed inchiostro, ma è solo un supporto a qualcosa di immateriale, reale e molto importante, ovvero le idee.
Tutta questa tirata solo per dare un accenno al libro che ho terminato oggi, Chi ruppe i rastelli a Monte Lupo del grande Carlo Cipolla, probabilmente il migliore dei brevi saggi che ha dedicato alla peste in Toscana nel 1600.
In verità la peste è solo un paravento dietro il quale agisce l’abbozzo di pensiero scientifico che si scontra col pregiudizio, religioso in questo caso; scontro epico raccontato in maniera magistrale.
Il mare è anche sopportabile, dopotutto…
L’ambientalista scettico ed il lettore confuso
Ho appena finito di leggere questo libro, a dire il vero un po’ in ritardo rispetto alla pubblicazione avvenuta nel 2001.
E’ difficile darne un giudizio, è difficile valutare se il contrastato autore abbia ragione; il punto centrale che vuole dimostrare è che il mondo non sta andando a rotoli, anzi va di bene in meglio, ed a sostegno di questa tesi porta innumerevoli dati, 173 grafici, 2930 note e settanta pagine di bibliografia.
Ora, se per molti argomenti è facile vedere che le sue argomentazioni sono valide (in particolare l’aumento della vita media, della ricchezza e della salute), per altri, quali ad esempio l’inquinamento o il riscaldamento globale, la valutazione è per l’appunto difficile, ed un lettore non esperto non sa bene come interpretare i dati presentati, e soprattutto non si capacita del fatto che la stragrande maggioranza degli scienziati la vede diversamente. Certo è un testo che ha causato molte reazioni e polemiche (c’è addirittura un sito dedicato agli errori del libro), tuttavia al di là degli eventuali errori fattuali ed eventualmente anche delle discutibili scelte dei dati da presentare, i punti centrali mi sembrano condivisibili: l’umanità ha fatto e sta facendo progressi materiali consistenti, ed i problemi del mondo vanno affrontati cercando di massimizzare i benefici in funzione delle risorse limitate a disposizione.
Questa seconda affermazione sembra banale, ma nel concreto è raramente messa in pratica, poichè la scelta dei problemi da affrontare non avviene quasi mai su base razionale, ma spesso sull’onda emotiva dei mass media e delle contingenze politiche. Su questo argomento il libro mi sembra molto illuminante, e convincente nel descrivere come mediamente abbiamo un timore esagerato di rischi limitati che però vengono presentati in misura esagerata dai mezzi di comunicazione – un esempio è il rischio di tumore da pesticidi, oggettivamente del tutto marginale che però spaventa moltissimo, mentre non temiamo fattori assai più comuni e diffusi ma che fanno meno notizia – ad esempio l’enorme mortalità dovuta al fumo, o alla mancanza di esercizio fisico.
Insomma, il libro è forse errato e scientificamente disonesto, ma ha il pregio di affrontare la questione ambientale inserendola nel contesto delle scelte economiche, intese come scelte razionali date le risorse materiali limitate di cui disponiamo; voglio adesso leggere il suo successivo libro sul riscaldamento globale, insieme a qualche lavoro di un ecologista non scettico, nel frattempo, meglio fare le scale a piedi e bere l’acqua di rubinetto…




