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sette quattro due
Me lo sono quasi perso mentre ero al mare, ma finalmente è uscito l’aggiornamento al firmware 7.4.2 della time capsule.
Che differenza un decimale al terzo posto, da 1 a 2! ora funziona tutto a meraviglia, ed anche il problema della mancata connessione ad internet all’accensione della capsula sembra risolto.
Meglio tardi che mai, ma alla fine apple risponde, appena in tempo per non farmi perdere la fede, ed anche questa volta it just works.
Anelli della catena
Mi trovo da qualche tempo infastidito da un fastidioso comportamento da parte del modem, che spesso alla riaccensione non si connette ad internet, e devo resettarlo una, due, enne volte prima che si decida ad agganciare la rete.
Il fatto è che non sono nemmeno sicuro che sia colpa del modem, potrebbe essere la linea internet, o la time capsule che distribuisce poi internet dal modem al resto della casa, o infine, in ordine decrescente di probabilità, il computer che si collega senza fili alla fonte.
Cercando soluzioni al problema sono incappato in alcuni forum di discussione, dove l’occupazione principale dei partecipanti sembra essere quella di trovare nuovi firmware russi per spremere l’ultimo byte dal modem, tanto che il tempo e le energie dedicate a questo hobby mi sembrano paragonabili solo a quelle che un tempo i giovani appassionati spendevano per truccare i motorini.
Sto divagando, il punto è che a parte questa confraternita di gente con molto tempo libero, non ho trovato spiegazioni valide, e mi sa quindi che mi terrò modem con le sue bizze, o forse mi terrò il fornitore internet, o forse ancora mi terrò la time capsule. Di certo non cambierò l’iMac.
L’ultimo anello della catena, seduto davanti al computer, non è certo un mago della diagnostica, e non ha tempo nè voglia di fare esperimenti con firmware e riti esoterici. Riflette solo come il massimo dell’user experience sia spesso rovinato da un dettaglio stonato.
Time capsule 7.4.1 domata
Non ero per niente soddisfatto di come erano andate le cose con l’aggiornamento del firmware per la mia fiammante time capsule: dover ritornare (downgradare, come se fosse un verbo italiano…) alla vecchia versione a causa di problemi vari di connessione mi sembrava troppo, un vulnus alla superiorità dei marchingegni apple.
Ho trovato peraltro varie lamentele e vari suggerimenti per la risoluzione dei problemi, segno che probabilmente questa volta l’aggiornamento è stato corposo ed ha modificato pesantemente le caratteristiche dell’apparecchio, o forse anche che quando si tratta di wireless le cose sono delicate e complesse.
Sia come sia, io ho scelto la strada più semplice: ho reinstallato il firmware ed ho ripristinato le impostazioni di fabbrica (resettato, come se fosse un verbo italiano…).
Adesso tutto funziona, la soluzione è stata semplice, anche se in quattro anni di uso dei mac è la prima volta che un aggiornamento non funziona immediatamente bene.
Aggiornamento 15/3: Si sono ripresentati gli stessi sintomi, collegamenti che saltano ed utility airport che non vede più la base, oltre al disco della stessa in moto continuo. Rimesso il vecchio firmware e spedita una lamentela ad apple…
Le novità pericolose
Non sempre le novità equivalgono a miglioramenti: ho installato il nuovo firmware di time capsule (7.4.1), da bravo utente mac ligio alle dettagliate istruzioni della casa, e ne ho avuto solo guai.
Da un paio di giorni infatti la linea internet salta all’improvviso, il collegamento wireless di colpo non funziona, ed il riavviare la macchinetta, con passeggiata di andata e ritorno da un capo all’altro della casa, non è un’esperienza che il viziato utente mac può tollerare a lungo, tanto più che il riavvio non sempre è risolutivo.
Una breve ricerca in rete (nei momenti in cui funziona), ed ho trovato il modo di ripristinare la vecchia versione del firmware.
Ora tutto sembra normale, ho di nuovo il vecchio 7.3.2: un piccolo passo indietro per un uomo, un grande scorno per la mela.
Gigapixel e ministampe
Ora che sono alla portata del pubblico i quadri del Prado in formato gigante, forse ritornerà nella giusta prospettiva il mito del megapixel, ovvero la falsa credenza che quanti più puntini si registrino, tanto migliori siano i risultati.
Si parla per le immagini dei quadri presentate in google earth di 14 gigapixel (*); per un quadro come l’annunciazione del Beato Angelico che misura 175×180 cm, ovvero 31500 cm quadrati, si tratta di una densità di 444444 pixel al centimetro quadrato, ovvero 666 pixel al centimetro lineare, circa 1700 dpi, o pixel per pollice.
Una fotografia scattata con la mia Nikon D70 da 6 megapixel, che ha dimensioni di circa 3000 x 2000 pixel, se stampata a 1700 dpi sarebbe grande circa 4,5 x 3 cm. Normalmente quando stampo qualche foto non vado al di là del classico formato 14×20, che corrisponde ad una densità di stampa teorica di circa 380 dpi. Se stampassi nel formato 10×15 avrei una densità teorica di 500 dpi, ovvero poco meno di un terzo di quella di google. (dico teorica perchè non credo che molte stampanti la sappiano rendere)
In conclusione la super risoluzione di google non è nemmeno cinque volte la risoluzione di stampa di una foto amatoriale, nonostante 14 gigapixel siano molto più di cinque volte i sei megapixel della mia reflex.
Ovviamente paragonare una “stampa” di 175×180 cm con una di 14×20 porta a questi risultati vagamente incongrui, ma era tanto per sottolineare che i mega e i gigapixel sono necessari per stampe grandi, mentre per il 10×15, o per il 20×30, avere 6, 10 o 3 megapixel non porta a differenze visibili, molto meglio quindi investire in un buon obiettivo.
(*) Ho notato che il concetto dei 14 gigapixel ha lasciato nello sconforto molti giornalisti, che non hanno saputo tradurre l’espressione che ha usato google di quattordicimila megapixel, ed hanno indicato invece soltanto 14 milioni di pixel.
Non il solito disco
Era da un po’ che stavo combattendo con lo spazio sempre più ristretto del disco fisso sul macbook, ottanta giga non sono nemmeno pochissimi, ma dovendo caricare molti film per tenere allegra la truppa, non restava molto posto libero, ed ero sempre lì a lottare con un residuo di tre-cinque giga.
Alla fine mi sono deciso, non a cancellare ma a comperare un disco nuovo, neanche 110 euro per 320 giga, e mi sono tuffato in rete per cercare le istruzioni del caso.
Non mancano certo i siti che danno indicazioni su come sostituire un disco, anche su un portatile non proprio agevole come il macbook pro, quindi non mi metterò certo a fare io un manuale, tuttavia un consiglio nato dall’esperienza lo posso dare, ed arriverà puntuale alla fine dello sproloquio.
Per sostituire il disco bastano un cacciavite tipo philips 00, ed uno tipo torx 6; il philips che avevo io era piccolo e con un’impugnatura sottile e metallica, in breve non faceva presa in modo adeguato e mi sono trovato senza rendermene conto a “rovinare” una vitina che era evidentemente stretta più delle altre, e non si decideva a sfilarsi.
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| come ho conciato la vite |
Resomi conto del disastro incombente, già mi vedevo dall’amico falegname/artigiano a cercare di sforzare la vite con qualche strumento tagliente che avrebbe sfigurato per sempre il portatile… ho voluto fare però un altro tentativo comperando un cacciavite degno di questo nome, con una punta dura e robusta ed un’impugnatura adatta, e per fortuna la cosa ha funzionato e la vite ribelle ha ceduto.
L’installazione è poi andata a buon fine e grazie al backup di time machine ho ritrovato il mio vecchio ambiente con tutti i dati al posto giusto, ma molto più spazio libero.
Ecco quindi i consigli del saggio:
- usare sempre strumenti di qualità
- la qualità non ha prezzo
- meglio un mac
(l’ultimo segue logicamente, anche se non sembra).
Come impostare una capsula del tempo
Periodo di variazioni e novità questo… ho acquistato la time capsule ed ho pensato di utilizzarla per sostituire in un colpo solo il mio disco esterno da 160 giga, ormai obsoleto e non sufficientemente capiente, ed il router wireless che trasmette il collegamento col mondo dalla presa telefonica in camera da letto fino all’imac nel soggiorno.
Devo dire che la configurazione non è stata del tutto indolore, forse per la mia inettitudine, ma anche per il fatto che la bellissima e costosissima stazione apple non contiene anche un modem adsl (valore commerciale sui 30-40 euro oggigiorno), ma richiede che il collegamento internet arrivi con una presa di rete.
Questo comporta due ordini di problemi, il primo è l’aggiunta di una scatoletta, il modem appunto, che rovina completamente l’estetica pulita e bianca della capsula – fortunatamente si può nascondere dietro qualche mobile e lasciare in bella vista il parallelepipedo bianco con la mela sopra.
Il secondo problema è il doppio passaggio e la doppia configurazione necessaria: è vero che l’utility airport fa del suo meglio per facilitare le cose, ma mi sono serviti diversi tentativi prima di azzeccare entrambi i settaggi.
Per farla breve, ho sistemato il modem affinchè facesse solo da ponte (bridge) e non da distributore degli indirizzi (dhcp server), ed ho impostato l’airport in modo PPPoE, ovvero fingendo che non esista un modem prima è la stessa base airport a raccogliere il segnale ed a distribuirlo alla rete domestica.
Per il resto nessun problema, e tutto automatico come previsto e pubblicizzato.
Jailbreak dell’Ipod touch
Si imparano termini nuovi, tipo questo jailbreak, che il dizionario Merriam-Webster, installato sull’ipod sbloccato, mi definisce come a forcible escape from jail, ovvero dalla prigione delle restrizioni apple.
Ho atteso molto, ed ho avuto molti dubbi prima di decidermi a compiere il passo nell’ignoto, sia perchè le applicazioni disponibili non mi sembravano poi così esaltanti, sia per il timore di bloccare l’aggeggio e di ritrovarmi con un ibrick.
Poi ho visto una calcolatrice RPN simulata sull’iphone, ed ho deciso che dovevo rischiare: mi sono fatto coraggio, mi sono assicurato della possibilità di ripristinare le impostazioni di base nel caso le cose andassero male, e mi sono scaricato l’ultima versione di ziphone, pubblicizzata come in grado di supportare anche l’ipod touch.
E’ andato tutto benissimo, in meno di un minuto l’ipod era sbloccato ed ho potuto iniziare ad esplorare il mondo non ufficiale.
Siti utili che ho trovato: Ispazio in italiano ed Iphone school in inglese.
Programmi utili che ho installato comprendono, oltre al dizionario citato, tre calcolatrici RPN, svariati giochi tra cui backgammon, scacchi e mahjong, un programmmino per disegnare che ha riscosso grande successo tra la prole, un convertitore di unità di misura ed un programma per personalizzare sfondi, icone e varie.
A giugno dovrebbe arrivare la versione 2 del firmware e la possibilità di scaricare i programmi da itunes; per ora si vede già che le potenzialità dello strumento sono eccellenti.
R2-D2
Non c’è bisogno di scomodare giganti come Philip K. Dick e Alan Turing per ricordare che il robot affascina e ci pone anche qualche (piccola) domanda su noi stessi. Per il compleanno di noi bimbi ho comperato un piccolo droide proveniente da una galassia lontana lontana, e ci siamo divertiti a giocare tentando di fargli riconoscere i nostri comandi vocali.
Basta in effetti pochissimo, in termini di programmazione e di capacità di calcolo, per suscitare un’illusione di personalità in un oggetto meccanico: le reazioni del piccolo robot, i suoni e gli “atteggiamenti” sono molto convincenti e fanno rapidamente scordare di avere di fronte un giocattolo.
Nei racconti di Dick il robot spesso non sa di essere tale, e si crede umano; inoltre non di rado gli uomini sono meno compassionevoli dei loro servitori meccanici, tanto che per definire un uomo l’aspetto materiale è un parametro non essenziale.
Il nostro R2 è molto ma molto più in basso nella scala evolutiva dei robot, ma ha una piccola personalità che ci diverte e ci fa compagnia, il che rafforza la mia convinzione che nel futuro le intelligenze in circolazione non saranno solo le nostre, e forse sarà anche un bene.
Il tempismo è tutto
Vien fuori che ho comperato l’ipod touch dieci giorni prima dell’introduzione del modello più capiente, con ben 32 giga.
E’ vero che 32 giga costano molto di più, e non me ne servono probabilmente così tanti, ed è anche vero che il mio non è improvvisamente diventato un catorcio da ieri ad oggi, e non si è nemmeno ridotto di prezzo, ma l’animo umano è così, e mi sembra di aver scelto male i tempi dell’acquisto.





