Archive for Giugno 2009
Zone d’influenza
Ieri in spiaggia è passato un piccolo corteo nuziale, composto da una decina di persone oltre ai fotografi, tutti di accenti e modi britannici. Mi aspettavo di veder comparire Hugh Grant, ma lo sposo ne era comunque una passabile imitazione.
Su quest’isola la grandissima maggioranza dei turisti è inglese, e probabilmente anche una buona quota dei proprietari delle case da vacanza. Anche i locali pubblici riflettono in qualche modo le caratteristiche dei loro avventori, con insegne che reclamizzano la disponibilità della tv via satellite per seguire gli avvenimenti sportivi e scritte in greco quasi assenti.
È sempre curioso vedere questi aspetti di colonizzazione turistica, questo peculiare mescolamento di culture del tutto artificioso ma comunque non deleterio, mi sembra, proprio perché del tutto superficiale e quindi non in grado di intaccare la sostanza che sta sotto.
In altre parole, è curioso passare nel centro di Skiathos città e pensare magari ad un angolo di Londra trapiantato in Grecia, ma le chiesette dell’interno restano inconfondibilmente ortodosse, e nessuno pensa di “adattarle” al gusto del turista.
Insomma, ancora un esempio del mondo globale o se vogliamo dell’Europa unita, e l’unico dubbio che mi lascia tutto ciò è: dove saranno i tedeschi, che di solito sono dappertutto?
Mamma mia!
Pare che la fama imperitura di questo lembo di terra greca sia legata nientemeno che ad un recente film di Hollywood, dal nome poco ellenico di Mamma mia!; Meryl Streep, Pierce Brosnan ed il loro vasto seguito hanno girato qui, l’estate scorsa, una pellicola di cui ignoro la trama ma che ruota attorno a matrimoni, famiglie, sole e mare, i classici ingredienti mediterranei che l’industria filmica sa cucinare sempre in maniera troppo perfetta e calibrata per essere vera.
Prima di avventurarmi in una critica di un film non visto, dirò solo che il capitano della nave che oggi ci ha portato ad Alonissos e Skopelos, il resto delle Sporadi, era molto preso dalla responsabilità di promuovere il film, segnalando le varie location a mano a mano che si incrociavano lungo le isole. In sovrappiù, la colonna sonora comprendeva generose citazioni degli Abba e dei gloriosi anni ‘70 della disco music.
Un tuffo nel passato quindi, anche se meno remoto di quanto potrebbe far credere l’ambientazione nel mare Egeo.
Che dire di Alonissos e Skopelos? Forse andrebbero viste con una barca propria e la dovuta libertà / tranquillità, altrimenti l’effetto è di una certa uniformità, che sicuramente invece non esiste non appena uno esce dal solito giro che abbiamo sperimentato noi.
Poco male comunque, ho approfittato della lunga navigazione per dare qualche piccola idea di classicità ai pargoli, spiegando loro come funzionavano le Olimpiadi. Chissà se con l’aria di mare non si possa respirare qualche molecola di storia…
Gli amici di Kastro
Abbiamo affrontato oggi in auto le tortuose asperità dell’isola per arrivare al punto più a nord, dove si trovano i resti delle fortificazioni che a partire dal quattordicesimo secolo hanno protetto gli abitanti di Skiathos da pirati, banditi ed invasori assortiti.
Il complesso di Kastro contiene diversi ruderi, un cannone arrugginito ed alcune piccole chiesette, il cui stato di conservazione varia dal buono al pericolante.
Interessante soprattutto è stata la conoscenza con uno degli amici di Kastro, un gruppo di volontari che nei periodi di afflusso turistico presidia la zona per dare informazioni e ristoro ai visitatori (acqua freschissima e ouzo, gustati all’ombra di alberi secolari).
Di una certa età, parlava un buon italiano e ci ha chiesto alla fine solo una piccola offerta da lasciare nella cassetta in chiesa. Decisamente un tipo di volontariato benefico e utile, sarebbe bello trovarne più spesso in giro, di queste ronde culturali.
Pirati dell’Egeo
Leggo sulla guida di Skiathos che per quasi cinque secoli, dal milletrecento circa in avanti, la vita degli abitanti dell’isola era continuamente a rischio a causa dei pirati, tanto che in alcuni periodi la città fu abbandonata e la gente si trasferì in una rocca fortificata a picco sul mare.
Oggi la vita degli isolani è minacciata dai turisti, e di certo qualcuno si lamenta della perdita delle tradizioni e della memoria storica.
Sulla magnifica spiaggia di Mandraki penso a come doveva essere dura la vita nei secoli scorsi in un paradiso come questo, e mi convinco che il progresso che molti disprezzano è una realtà; a volte funziona male, ma nella maggioranza dei casi e nel lungo periodo i benefici superano di gran lunga i danni che porta.
Staccare la spina
Qui in albergo a Skiathos ci dovrebbe essere Internet via Wifi in camera, ma il collegamento è debole ed in pratica non funziona.
La cosa però non mi disturba, ho deciso di approfittarne e di vivere questa settimana scollegato dalla grande rete, e per ora il vizio non mi dà crisi d’astinenza.
Studio la guida cartacea dell’isola, faccio progetti di gite sulla mappa cartacea, tutto come si faceva un tempo, e mi godo la lettura di un libro mentre i bimbi ormai relativamente autonomi giocano tranquilli.
Niente posta, niente newsreader, blog in differita, peccato solo per la tv in camera.
Sul volo immobile
A volte viene da invidiare i viaggiatori dei secoli andati: certo, loro non avevano il privilegio di raggiungere la loro meta volando, ma almeno si muovevano, in nave, in carrozza o a piedi che fosse, ed avevano un immediato riscontro fisico dei loro spostamenti.
Invece il viaggiatore moderno si può ritrovare chiuso in un aeroplano per più di un’ora, fermo sulla pista in attesa di decollare, a causa di “congestione del traffico”.
Ora però si parte, e ritroviamo la superiorità sul passato, intesa ovviamente solo in senso di maggiore velocità.
Ripartire
A Brescia in attesa del volo per Skiathos, settimana al mare canonica ma con i bimbi più grandi, che lasciano anche modo di scrivere sull’iphone.
Oltre alle creme solari porto un traveller bug, da lasciare in una cache isolana.
Relax come d’obbligo, con forse un’attività hobbistica in sovrappiù.
Un altro pezzettino di Mac cede a Google
Non ho dei bei ricordi di google desktop per il mac, lo avevo installato ed era lento e pesante, cercando di duplicare quello che già funziona, ovvero spotlight; ora però è uscita anche per il mac la piccola casella di ricerca che, con leggerezza e velocità, rischia di prendere il posto del fedele ma non più aggiornato quicksilver.
La sto usando da un paio di giorni, e mi piace, trova le cose rapidamente e fa partire i programmi, anche se in questa funzione forse non è così rapido come quicksilver: inserendo un paio di lettere quicksilver ti fa vedere, dopo un attimo di pausa nel quale mostra la prima applicazione, una lista con tutti i possibili risultati, mentre GSB mostra il primo candidato, poi una piccola lista di altre possibilità, e per vederle tutte occorre cliccare sull’ultima casella, o scorrere in basso con la rotella del mouse.
Questo approccio forse è più ordinato, non so, bisogna però farci l’abitudine. Certo è che la grande G ha colpito ancora, ed un altro pezzetto della mia vita digitale rischia di prendere la sua impronta.

Safari 4 e la privacy
Sembra che il nuovo Safari 4 sia leggermente bulimico, accumulando file in quantità esagerate e soprattutto conservandoli anche quando uno gli dice di cancellare la storia delle navigazioni passate.
Qui si trovano alcune indicazioni sulle malefatte che compie il nuovo browser, e sono tanto fastidiose che ho deciso di verificare se sia tutto vero.
Il primo punto di attenzione è dato dalla cartella situata in
~/Library/Caches/Metadata/Safari/History
che contiene un file per ogni pagina visitata. Nel mio mac ci sono in questa cartella 8220 elementi per un totale di 75 MB di spazio.
Poi c’è la cartella
~/Library/PubSub/Feeds/
che contiene i collegamenti a quelle belle icone della pagina Top Sites e tutto il necessario per aggiornare le suddette icone in maniera automatica. Nel mio mac, 139 file per una grandezza totale di 9 MB.
La terza accusata è una cartella che si trova in
/private/var/folders/../.../-Caches-/com.apple.Safari/Webpage Previews/
(i puntini .. stanno per due caratteri ed i puntini … stanno per una lunga serie di caratteri, apparentemente diversa per ogni computer). Qui dentro si trovano le immagini di ogni pagina visitata che Safari usa per riproporci la storia delle nostre navigazioni in modalità coverflow, che è esteticamente molto piacevole ma evidentemente consuma parecchie risorse.
La versione finale di safari 4 però non salva le immagini in formato .png ma le mette in apparenza in un file che si chiama cache.db, e quindi non si trovano alla mercè di chiunque acceda al computer (occorre comunque la password utente o di un amministratore)
Nel mio mac ci sono qui 201 MB di roba, niente di particolarmente eccessivo, rappresentando circa lo 0,04% dello spazio del disco.
Veniamo alla preoccupazione principale, ovvero se uno dice a Safari di cancellare la storia delle navigazioni, è vero che comunque questi file rimangono? Secondo le mie prove, sì, i file nella cartella …/History restano al loro posto anche dopo un comando di cancellazione delle cronologia o di eliminazione della cache, mentre il file cache.db non sembra subire variazioni nelle dimensioni.
Quindi un problema esiste, almeno se uno è sufficientemente paranoico da badarci, e nemmeno un passaggio con OnyX sembra risolvere la questione, resta soltanto l’eliminazione manuale, fintanto che apple si deciderà a porre rimedio, ma si sa che ormai pensa solo ai telefoni…
Statistiche del geocaching
Il geocaching è uno sport che mi ispira molto; non solo me del resto, visto che all’ultimo sguardo il sito di riferimento vantava quasi novantamila cacciatori registrati.
Al di là della bellezza intrinseca del gioco, il cui funzionamento viene spiegato molto bene dall’articolo di wikipedia cui ho fatto riferimento sopra, mi ha incuriosito la presenza di alcuni aspetti diciamo di contorno, testimonianza della popolarità del geocaching.
Ad esempio, un posto come cacherstats, dove sono elencati quasi sessantamila cacciatori che hanno al loro attivo almeno 200 cache scoperte; si tratta di un’indagine indiretta, attuata controllando alcune cache a campione e ricavando da lì i profili.
Si può dedurre, intanto che due terzi degli utenti registrati su geocaching.com sono cacciatori molto attivi (io ho ancora una lunga strada da fare prima di arrivare a duecento), poi che esistono persone che hanno fatto una professione di questo hobby, non può essere diversamente per poter trovare 1000 cache in meno di un mese, quindi di riflesso esistono sponsor attivi ed interessati a promuovere i loro apparecchi gps mostrandone il lato divertente oltre che quello utile.
Interessante è anche che diecimila persone (quasi il 12% degli utenti registrati) hanno al loro attivo almeno mille cache. Mille cache, vi garantisco, è un grande numero, significa che la passione occupa non solo i fine settimana ma che ad esempio si progettano le vacanze in funzione del geocaching.
Per aiutare tutta questa gente, oltre a vari negozi che forniscono gli accessori dovuti, ci sono anche dei programmi per gestire da computer le statistiche e le prossime mete, ne ho trovati almeno due: gsak e GCStatistic per mac, oltre ad un sito che fornisce le statistiche online.
Il nostro sport mi sembra quindi in ottima salute. Da un punto di vista personale, non avendo speranza di raggiungere grandi numeri nè tantomeno di fare una professione di questo hobby, devo puntare alla qualità dei ritrovamenti, e finora direi che sono stati tutti soddisfacenti.




