Archive for Dicembre 2007
Sistemato il baco di lightroom/leopard
Finalmente! grazie alle preziose istruzioni trovate sul forum adobe, ho potuto sistemare tutte le mie immagini jpg che erano state affette dal baco l/l (ovvero lightroom/leopard, non mi è ben chiaro in che percentuale sia la colpa di uno e dell’altro).
In pratica le immagini jpg salvate da lightroom mandavano in crash il finder quando si provava a visualizzarle con l’anteprima veloce, a causa dei dati scritti dal programma adobe in maniera forse non molto ortodossa, o forse in maniera che leopard non digeriva, comunque.
Per evitare il problema basta non scegliere nelle preferenze il punto “Include Develop settings in metadata inside JPEG, TIFF, and PSD files”, ma per sistemare i file già scritti precedentemente non sapevo come fare, finchè appunto ho scoperto che basta usare l’ottimo exiftool con i parametri exiftool -xmp-crss:all= *.jpg, ed i vecchi file vengono “ripuliti” dai dati pericolosi.
Un ultimo dettaglio, come ricostruire i thumbnail nei file jpg in modo che nella vista icone del finder appaiano le miniature; basta usare CocothumbX e tutto è a posto.
Il catalogo è questo
Ogni tanto sono preso da una passione catalogatoria, e riprendo in mano le fotografie, anche se so che non dovrei farlo, perchè ad ogni rivisitazione scopro che il modo in cui ho classificato finora non è proprio il migliore possibile, e quindi mi viene la smania di correggere e aggiornare tutto.
In concreto ho iniziato ad inserire nel catalogo di lightroom anche le foto del 2006, ed ho notato parecchie migliorie che si possono ottenere, ad esempio:
- inserico le foto in una cartella con il nome dell’anno, poi all’interno di questa tante cartelle chiamate con lo schema “aaaa mm gg descrizione”, quindi avrò ad esempio le foto di Jokkmokk in immagini\2006\2006 02 02 Jokkmokk. Questo sistema mi sembra funzionare piuttosto bene per ritrovare le foto anche senza programmi di gestione.
- da quando scatto in formato raw, mettevo gli originali in una sottocartella, quindi in 2006 02 02 Jokkmokk avevo tutti i jpg e in 2006 02 02 Jokkmokk\originali tutti i .NEF ed i .XMP creati da lightroom; questo sistema però è scomodo per come gestisce le cose il programma di adobe, ed è meglio avere tutti i file connessi nella stessa cartella, così nel pannello dei metadata appaiono sotto sidecar files le estensioni .jpg, .xmp ed il programma riconosce che DSC_4039.NEF è una foto originale (master) con i due file accessori DSC_4039.XMP e DSC_4039.JPG
- Tra le foto dei viaggi a volte ho anche foto non mie ma scattate da qualche compagno di viaggio, che solitamente metto in una sottocartella; ho scoperto che nei metadata esiste un campo creator che può essere usato per specificare l’autore dell’immagine. Il problema è che selezionando più foto ed inserendo un valore nel campo, soltanto la prima fotografia viene modificata (baco del programma?). Fortunatamente c’è un utilissimo programmino, exiftool, che modifica questi campi rapidamente con un comando da terminale del tipo exiftool -creator=’Nome Cognome’ *.xmp
- Stesso discorso per i campi sulla localizzazione (città, provincia, nazione): finora ho inserito i dati nelle keywords, ma forse dovrei iniziare a farlo compilando questi campi che sono più specifici, purtroppo lo stesso baco impedisce di farlo direttamente nel programma, ma con exiftool è facile.
- Le keywords sono gestite in modo molto raffinato nel programma, si possono creare parole nidificate (ad esempio Svezia contiene Stoccolma, e non mi serve inserirle entrambe nella foto, ma attribuendo Stoccolma poi viene esportata, volendo, anche Svezia in automatico); sto iniziando a ripensare le modalità di attribuzione delle parole, in modo da minimizzarne il numero e garantire comunque il ritrovamento delle foto rilevanti; più facile a dirsi che a farsi, naturalmente.
Insomma, il catalogatore che è in me trova pane per i suoi denti con un programma come questo, e ci si fa in più una cultura… quantomeno sui metadati, perchè i dati in sè, ovvero le immagini, sono quello che sono ma chissà che col tempo non miglioreranno anche quelle.
Il viaggio ai tempi di Skype
Qualche appunto tecnico sul viaggio appena trascorso ad Istanbul, in particolare su due aspetti curiosi che hanno rappresentato una novità rispetto ad altri giretti fatti nel passato nemmeno troppo lontano.Il primo è l’uso di skype, veramente facile, veloce e soprattutto con video: grazie ad una connessione wireless veloce avevamo internet nella stanza del nostro albergo ed ogni sera ci collegavamo con i nipoti rimasti in Italia; la voce senza nessun disturbo, ed il video quasi sempre più che accettabile sono stati un interessante miglioramento dei nostri contatti; ovviamente occorre avere a casa qualcuno sufficientemente evoluto da maneggiare il programma (niente nonni quindi), ma con spesa nulla si ottiene un’ulteriore riduzione delle distanze.Il secondo giocattolo tecnologico è il logger gps transystem iblue 747 che ho acquistato da poco: semplice e piccolo, cosa mai poteva andare storto? Qualcosa sì, e dal secondo giorno ha iniziato a funzionare male, a volte rifiutandosi di iniziare l’acquisizione dei satelliti per mostrare invece un led blu; prove su prove, l’errore non era riproducibile ma molto variabile e capriccioso, tanto che tornato a casa ho rispedito l’oggetto al negozio e sono in attesa di riparazioni.Insomma, tecnologia che avanza e bachi che tengono il passo, come sempre
Rientro da Istanbul
Finita anche questa breve vacanza, dopo l’ultimo giorno trascorso al grande bazar Capali Carsi; l’esperienza è stata meno impattante del previsto, meno gente in giro per la pioggia ed il freddo, i venditori pochissimo insistenti forse per la bassa stagione, il ristorante libero e dal servizio rapidissimo… Dopo qualche ora di acquisti e contrattazioni il brutto tempo ci ha consigliato di non procedere verso il bazar delle spezie, ma di riparare in un bar e di rientrare presto in albergo.
Ci restano come sempre in queste brevi incursioni in mondi lontani delle fugaci impressioni e dei vividi ricordi, che nei prossimi giorni organizzerò mettendo ordine nelle foto scattate; siamo soddisfatti per la “tenuta” dei nostri piccoli viaggiatori che ci hanno seguito senza grossi problemi, ed hanno avuto un primo utile assaggio di culture diverse, oltre ad aver catalizzato l’attenzione di molti facilitandoci i rapporti.
Come sempre, molto resta da vedere e si tiene per la prossima volta, ma molto si è visto e questo è ciò che importa.
Passeggiando per Istanbul
Ieri ci siamo svegliati tardi, il tempo nuvoloso ci ha impedito di aprire gli occhi alla luce di un bel sole primaverile-dicembrino come nei giorni scorsi, e la scarsa attitudine ad affrettarci in vacanza ha fatto sì che si perdesse il traghetto per la programmata gita sul Bosforo. Peccato.
Ci siamo però rifatti con una visita al museo archeologico, e la pazienza dei bimbi ad accompagnarci lungo le sale ricche di antichità ellenistiche è stata ricompensata dalla visita della sezione chiamata “museo dei bambini” che ospita un cavallo di Troia di legno con tanto di scaletta per entrare e finestrelle per guardare il mondo dall’alto; la storia del cavallo che abbiamo cercato di raccontare non so quanto sia rimasta impressa, ma il vero cavallo gigante è sicuramente stato il punto focale del museo.
Successivamente abbiamo passeggiato per la città (vorrei dire “il centro”, ma è un concetto che non si applica molto bene qui), e ci siamo divertiti a perderci nelle vie dedicate ad un mercatino domenicale, osservando la folla: diverse famiglie, le donne con il velo sulla testa, e molti gruppi di ragazzi, non ragazze; rare coppie giovani, la domenica forse esce la Turchia più tradizionalista.
Oggi, non appena sarà sveglio il resto del gruppo, affronteremo il grande bazar.
Il palazzo delle mille e una notte
Ci è molto piaciuto il palazzo Topkapi, che abbiamo visitato oggi; intanto non è un palazzone come quelli dei nostri regnanti, che facevano a gara a chi aveva più sale, ma una serie di cortili, padiglioni, torri e torrette, che lo rendono il prototipo delle residenze dei racconti orientali, dove il sultano siede su divani bassi e comodi, e tutti lo omaggiano prostrandosi al suolo.
Ai bambini sono piaciute le sale piastrellate, i bagni delle concubine ed il tesoro dei sultani; peccato solo che il salone con il pelo della barba di Maometto era chiuso, ma ci siamo divertiti a raccontare storie inventate guardando i ritratti dei sultani, uno più spassoso dell’altro per noi ignoranti.
Ieri avevamo visitato il quartiere di Beyoglu, camminando per svariati chilometri, ed abbiamo così avuto una piccola idea anche della Istanbul più moderna, ammirandone lo sviluppo urbano dall’alto della torre Galata dei genovesi.
L’impressione che ci fa questa enorme metropoli di dieci milioni di abitanti è in fondo quella del paese dove tutti si conoscono, oggi siamo tornati per la seconda volta in un supermercato ed i commessi ci hanno riconosciuto ed intrattenuto con amene considerazioni sulla famiglia.
I bambini destano ovunque sorrisi e contatti, sia verbali che fisici, con buffetti, carezze, strizzate d’occhio, sarà che i turisti con prole sono veramente pochi ma direi che ci facciamo notare.
Domani tentiamo la gita sul Bosforo, però il traghetto parte ad un’ora precisa, chissà se ce la faremo ad arrivare in tempo con queste dormite e queste colazioni…
Sapori turchi
Secondo giorno ad Istanbul: l’albergo è piccolo e sufficientemente caratteristico, ed in una posizione strategica per esplorare la città. Il tempo è abbastanza brutto, freddo e nuvoloso con pioggia a tratti, ma questo almeno rende la città meno intasata di turisti anche se forse meno tipica.
Oggi siamo riusciti a visitare alcune delle principali attrattive della zona di Sultanahmet, ovvero la moschea blu ed Aya Sofyia, oltre alla più piccola moschea di Cucuck Ayasophia Küçük Ayasofya; i bambini ci seguono con curiosità mista a rassegnazione, ed anche se la piccola Costanza usa ancora il passeggino che non è sempre facile da trascinare lungo i marciapiedi sconnessi, in generale la gestione dei pargoli è molto più semplice ora che quando erano più piccoli.
Siamo rientrati in albergo per un paio di ore dopo pranzo e poi siamo ripartiti, ci stiamo insomma riavvicinando a ritmi di visita più “normali”.Una cosa che scombussola i pargoli ed in parte anche noi sono i pasti: tra riso, meze, kebab e sapori strani non abbiamo ancora incontrato qualcosa di accettabile da tutta la famiglia, ma in fondo abbiamo visitato solo due ristoranti, uno molto semplice a pranzo ed uno più raffinato a cena; fortunatamente abbiamo anche fatto scorta in un supermercato, cosicchè di fame non si muore, per il momento.La città che abbiamo visto oggi sembra indubbiamente islamica ma dall’atteggiamento laico, e sono poche le donne con il capo coperto, tra le giovani quasi nessuna; i turisti frettolosi come noi sarebbero anche disposti a concedere alla Turchia l’adesione all’unione europea, poi però accadono cose strane…
Ad esempio il mio blog su wordpress non può essere raggiunto da qui, appare uno strano messaggio che fa riferimento ad una sentenza, ed una rapida ricerca su google mi fa conoscere una curiosa storia di un attivista creazionista (i miei idioti preferiti!) che preso in giro da un blogger turco ha ottenuto un’ingiunzione che ha bloccato l’accesso a tutto wordpress, non solo al sottodominio del blog “colpevole”; la sentenza non ha una motivazione conoscibile e viene applicata senza fiatare dal fornitore di internet locale (monopolista). Qui un riassunto molto interessante ed istruttivo.
Che dire, anche questo è un sapore turco al quale il nostro palato non è abituato, nel nostro paese ci sono censure meno brutali e più raffinate, e quindi forse prima di concedere l’appartenenza all’unione europea dovremo pretendere qualche altro passettino.
ps: il fatto che in pochi minuti sia riuscito ugualmente ad accedere al blog ed a postare la dice lunga sull’intelligenza di questo tipo di censura
La sera prima della partenza
Bimbi a nanna, valige riempite, ultimi controlli: se gli autotrasportatori, la nebbia ed il traffico ci fanno arrivare a Venezia, se la Swissair ci porta a Zurigo in tempo per prendere la coincidenza per Istanbul, se l’albergatore si ricorda di venirci a prendere all’aeroporto…
Domani sera dormiamo ad Istanbul
il gps di blade runner
Mi fa una strana impressione il nuovo gps: niente da dire, è piccolo e leggero e funziona perfettamente, tanto che mi azzarderò a portarlo ad Istanbul lasciando a casa il garmin, dato che mi sembra ideale per lo scopo che deve raggiungere, ovvero registrare la posizione per poi referenziare le fotografie.
Il punto è che a vederlo sembra un giocattolo, o una di quelle imitazioni da due soldi di oggetti di design, con la plastica leggera e la forma sgraziata, una levetta per accendere e spegnere che sembra molto instabile, insomma dimostra pienamente che la progettazione aveva dei precisi vincoli di prezzo finale.
Tuttavia, riflettendo maggiormente non posso fare a meno di notare che è uno strumento di altissima precisione, con tempi di acquisizione del segnale nettamente migliori del mio etrex, ed una sensibilità notevolissima, tanto da non perdere il punto nemmeno in situazioni di copertura quasi totale; certo non è sempre preciso, e verificando su google earth la strada percorsa si può notare uno spostamento laterale anche di dieci-venti metri, ma questo dipende più dai satelliti che dal ricevitore.
Ho pensato, chissà perchè, a blade runner (il film), dove in una scena si vede una “coltivazione” di occhi artificiali fatta praticamente in uno scantinato: la tecnologia che ora ci sembra inarrivabile, un po’ alla volta nasce, prende piede, e poi filtra in basso, finchè anche con pochi soldi si possono creare ed acquistare strumenti che ieri erano al vertice della piramide, e l’altroieri erano in cima ai sogni di qualche visionario.
Come gli occhi bionici, così il gps: oggi posso avere un grafico dei miei spostamenti ed una registrazione della posizione in cui ho scattato le mie foto spendendo pochi euro, cosa che solo ieri era proibitiva e pochi anni fa era al di là di qualunque immaginazione.
Fa specie comunque che un film così cupo e pessimista come blade runner abbia descritto il meccanismo di diffusione della tecnologia meglio di un capolavoro ottimista come 2001 odissea nello spazio, dove tutto è preciso e funzionante, perfino il computer psicotico, e gli oggetti in scena sembrano progettati dalla apple anzichè dalla transystem. Il mondo reale, ed il domani reale, probabilmente è una via di mezzo tra queste due ipotesi, e possiamo utilizzare con soddisfazione sia i prodotti della apple che quelli della transystem.
Gps fai da te
Mi sono fatto un regalo prenatalizio, ovvero un piccolo (davvero piccolo!) gps logger che mi servirà per georeferenziare le foto senza dovermi portare dietro il gps portatile, che con il suo schermo seppur piccolo un certo peso ed ingombro lo ha.
In realtà ovviamente questa è solo una scusa, perchè ero curioso di sperimentare la nuova tecnologia in materia, che promette una sensibilità eccellente in dimensioni compatte, tanto da captare il segnale perfino in luoghi chiusi o comunque in condizioni in cui i normali ricevitori non riescono a “vedere” i satelliti.
Il piccolo transystem 747 che ho preso costa meno di cento euro ed è semplicissimo nel funzionamento, si fa partire e lui registra silenzioso finchè non si rientra alla base e si scarica il file delle registrazioni sul computer; qui sta il problema perchè il software è, manco a dirlo, esclusivo per windows, ma la cosa non mi ha spaventato. Ormai in rete si trova ogni cosa, e difatti ho trovato ben due soluzioni per il mac.
Una, shareware, di un programmatore olandese, ricopia fedelmente l’interfaccia del programma windows e permette di fare tutto quello che fa l’originale: funziona senza problemi.
La seconda mi intriga di più: è un progetto open source ed ha un aspetto meno macintoshiano nell’interfaccia, che è basata infatti su applet java; inoltre per farla funzionare sul mac occorre studiarsi delle istruzioni non certo elementari ed abbordare il terminale per inserire esoterici comandi unix. Inutile dire che mi sono messo d’impegno per installare questo secondo programmino, e con mia grande soddisfazione ci sono riuscito.
Con la stessa interfaccia astrusa si riesce poi ad impostare direttamente sull’apparecchietto dei parametri di registrazione (ad esempio, registrare anche l’altitudine, oppure il numero di satelliti visibili), cose che con i garmin non ho mai nemmeno immaginato; insomma, hacker per una sera…




