Viaggiar si deve

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i favolosi anni sessanta

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Ho appena finito di leggere un bel libro, intitolato How Apollo flew to the moon di W. David Woods, che è anche il curatore del sito Apollo flight journal.

E’ un resoconto molto dettagliato sulle modalità tecniche con cui le missioni Apollo hanno potuto raggiungere la luna e riportare felicemente a terra astronauti e materiale; in occasione del quarantesimo anniversario del primo sbarco lunare, mi sono reso conto di conoscere molto poco di questa esplorazione tanto affascinante, e così ho deciso di combattere la mia ignoranza.

Non ero tanto interessato al lato soggettivo delle missioni viste e vissute dagli astronauti, quanto al funzionamento dell’immensa macchina che ha portato l’uomo sul nostro satellite naturale, e questo libro è proprio calibrato in questa direzione. Leggendolo, ed imparando un po’ alla volta le motivazioni delle varie scelte ingegneristiche, legate ai mille vincoli ed agli stretti parametri imposti dalle leggi naturali ad una missione tanto complessa e pericolosa, ho sentito sempre più forte un senso di stupore ed ammirazione per le migliaia di persone che hanno contribuito a questa grande avventura.

Dapprima ho pensato che in fondo negli anni sessanta non tutti erano sotto l’effetto di allucinogeni, ma c’era molta gente che sapeva ragionare molto bene.

Poi però riflettendo meglio mi sono reso conto che il programma Apollo è stato forse il coronamento degli ideali di libertà ed immaginazione al potere di quel decennio; solo allora si potevano spendere tanti soldi e tante energie in un’impresa che era certo figlia della guerra fredda, ma era soprattutto il coronamento di un sogno antico.

Come per altri campi, il favoloso decennio ha rappresentato l’età d’oro dell’astronautica, quando si sono incrociate la tecnologia sufficientemente matura, la pubblica opinione ancora appassionata ed appunto l’immaginazione ancora potente e nella cabina di comando.

Divento nostalgico di un’epoca che non ho vissuto, ho bisogno di ferie mi sa…

LM

Il mio contatto ravvicinato con le missioni Apollo: il modulo lunare esposto allo science museum di Londra

Written by erling

20 Dicembre 2009 alle 18:21

Pubblicato in libri, scienza

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Liberi si diventa

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Non ho mai avuto molta simpatia per facebook, mi sembra essenzialmente un servizio per risucchiare dati personali e trasferirli alla macchina pubblicitaria. Inoltre, non ho nessun interesse a riscoprire o farmi riscoprire da lontani conoscenti di molti anni fa; sono troppo orso per trovarmi costretto a riallacciare rapporti da tempo addormentati.

Ultimamente c’è stato anche il caso dei gruppi di sostegno a nobili cause che dalla sera alla mattina si sono trasformati in gruppi di sostegno a Berlusconi o viceversa al suo attentatore, solo in base al capriccio del gestore del gruppo e senza che gli iscritti potessero farci nulla, nè venissero avvisati.

Quanto basta per starne bene alla larga.

Oggi però leggo che il presidente del Senato, la seconda autorità in Italia, ritiene che facebook sia più pericoloso dei terroristi degli anni di piombo; cadono le braccia a sentire certi paragoni, e dopo averle raccolte da terra occorre rimboccarsi le maniche e contestare, puntualizzare, ragionare finchè ci resta un briciolo di discernimento.

Non serve meno internet, ma di più, più collegamenti, più veloci ed affidabili, più facilità di accesso anche per chi è rimbambito dalla tv e non capisce nulla di computer.

I vandali ed i criminali approfittano delle nuove risorse per causare danni? Blocchiamo i criminali, non i mezzi che usano, perchè sono utili per tutti, e la loro utilità supera di gran lunga i potenziali rischi. Non vorrei domani leggere che per evitare il fenomeno delle scritte sui muri, il ministro degli interni ha ordinato il sequestro di tonnellate di vernice.

Written by erling

17 Dicembre 2009 alle 23:41

Pubblicato in rete, vaghezza

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Credere e sapere

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Ogni tanto mi occupo anche dell’attualità, e nello specifico della conferenza di Copenhagen che è partita da qualche giorno, inizialmente trattata dai media al primo posto, ora sempre in evidenza ma non più al vertice dell’importanza giornalistica.

Forse la bassa posizione nella graduatoria delle notizie è una reazione contraria all’enfasi spropositata con cui qualche mese fa, o meglio ormai qualche anno fa, uscivano gli articoli catastrofici sull’imminente crollo della civiltà per effetto del riscaldamento globale. Forse invece è una semplice dimostrazione del fatto che siamo evolutivamente incapaci di prestare attenzione ad un rischio certo ma a lunga scadenza.

Poi l’argomento è complesso, nessuno ha voglia e tempo di approfondire la questione anche perchè si trovano pareri contrastanti in merito, e quindi chi non ha una preparazione specialistica rimane confuso, e giocoforza confronta le notizie, o anche solo i titoli catastrofistici, con la propria esperienza di inverni innevati e di clima variabile come sempre, e si domanda che cosa ci sia di vero e cosa di artefatto in tutto il dibattito.

Sono stato molto contento quindi di imbattermi in un post qui che mi sembra inquadrare il problema in termini lucidissimi; intanto c’è un link al rapporto ufficiale (qui nella versione di sommario) dell’IPCC, che vale la lettura, sono una ventina di pagine molto chiare che provengono dall’autorità in materia.

Nel post poi si capisce molto bene perchè per ogni tema ci siano opinioni controcorrente, e di come sia un bene per la scienza che questo accada. Sono descritte anche le scelte di chi non è esperto nella materia, ovvero diventare un esperto, fidarsi degli esperti riconosciuti dalla comunità scientifica, oppure fidarsi dei sedicenti “esperti” contrari ai primi.

Insomma, si ricava qualche elemento in più per dissipare la nebbia, poi su quale sia il modo migliore di affrontare il problema, sarà che divento vecchio ma penso che i modi di vita inquinanti saranno abbandonati solo quando sarà economicamente conveniente farlo, ovvero quando saranno disponibili soluzioni tecnologiche meno inquinanti e meno costose; pertanto i poteri pubblici devono trovare il modo di stimolare il mercato a scegliere le soluzioni giuste. Abbiamo speso miliardi per salvare le banche, spendiamone ancora per diffondere le energie alternative.

Vabbè, ho finito la tirata, torno ad espellere qualche chiletto di CO2 come tutti i bravi cittadini occidentali e cinesi.

Written by erling

11 Dicembre 2009 alle 18:20

Pubblicato in rete, scienza, vaghezza

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Contro i Mercatini

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Forse comincio adesso a capire come deve sentirsi un abitante di Venezia, o Firenze, che tutti i giorni cammina lungo le vie della sua città e deve contendere lo spazio ad una massa di turisti al 99% ignoranti ed ignari del valore di ciò che vedono.

Noi per fortuna non siamo una città tanto famosa ed importante da avere i turisti 365 giorni all’anno, ma ce li troviamo soltanto in questo periodo, quando, per motivi che non riesco a comprendere, tutto il mondo si riversa qui a vedere i mercatini di Natale, ovvero una settantina di bancarelle in piazza Fiera che vendono costosa chincaglieria a tema.

La tradizione del mercatino di Natale risale ad un’epoca remota di 17 anni addietro, quando qualcuno ebbe la brillante idea di trapiantare la tradizione nordica delle bancarelle natalizie in una città che non le aveva mai viste, in un riuscito tentativo di attirare i turisti, che come dicevo per il 99% non sanno cosa vedono, quindi anche una tradizione recente va benissimo per attirarli, basta che diventi di moda.

I venditori fanno soldi a palate, gli albergatori ed i ristoratori di riflesso pure, l’inquinamento atmosferico cresce e tutti sono contenti perchè l’economia cammina.

Spero tanto che a Copenaghen raggiungano un accordo per vietare i mercatini di Natale

20071208

Written by erling

7 Dicembre 2009 alle 18:15

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Google wave: e adesso?

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Ho avuto un invito per google wave e naturalmente mi sono fiondato a provare la novità del momento: sono entrato nel sito e mi sono sciroppato la presentazione del Doctor Wave che mi ha dato un primo indirizzo su cosa sia questa nuova onda.

Dico subito che non sono entusiasta dell’invenzione, che viene presentata come l’email del nuovo secolo, o meglio l’email come sarebbe se fosse inventata da zero oggi. Già il fatto che serva una presentazione per capire come orizzontarsi nell’interfaccia insospettisce, e rivela che modernizzare la posta elettronica comporta il distacco dal semplice paradigma di messaggi, spedizioni e analogie postali al quale siamo abituati fin da piccoli.

Le onde sono delle mail potenziate, messaggi ai quali si collabora in tempo reale, dei documenti visibili e gestibili da molte persone insieme, delle chat che si registrano, e molte cose ancora che devo capire.

Tutto interessante e futuribile, niente da dire, ma non appena l’interfaccia si sarà un po’ raffinata e sarà non dico alla pari ma almeno non troppo distante dalla potente semplicità di gmail, allora forse si capirà un po’ meglio cosa farne di questo mezzo; adesso occorre usare parecchia fantasia, o leggersi una delle wave che si trovano incorporate e che dà degli esempi pratici.

Altro punto interessante questo: quando mai è servito spiegare a cosa serve un’email? per le onde, google mette alcuni casi esplicativi: brainstorming, organizzare eventi, condividere foto, progetti, note.

Forse dovrei avere vent’anni ed abitare in Australia, come i due googlisti che spiegano in un video gli utilizzi della nuova creatura, ma non mi vedo ad invitare gli amici da qualche parte e concordare i dettagli con l’onda.

C’è poi un ulteriore punto a sfavore: oggi come oggi per usare l’onda bisogna avere un account su google, quindi posso spedire un’email a chiunque ma posso inondare solo gli utenti google!

Chissà, probabilmente tra dieci anni la useremo tutti, ed il mio scetticismo iniziale si dimostrerà un errore, per ora comunque mi sembra che al di là di gruppi di nicchia (multinazionali con gente sparsa per i continenti che deve collaborare a documenti, o squadre di amici ipertecnologici che progettano viaggi con le mappe integrate nelle onde), al di là di questi dicevo, sarà difficile scalzare la semplice funzionalità della posta. Anche in ambito lavorativo, dove le competenze informatiche sono mediamente basse, vedo una lunga strada prima che l’onda sostituisca la mail, o anche solo che ne raggiunga l’ubiquità.

Ma prevedere è difficile, specialmente il futuro, come diceva Bohr, e non pretendo di indovinarla.

Written by erling

26 Novembre 2009 alle 23:10

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il cinque per mille a Bettino

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L’agenzia delle entrate ha pubblicato i dati relativi alla ripartizione del cinque per mille sui redditi del 2007.

Ho dato un’occhiata alla sezione della ricerca scientifica e mi è caduto l’occhio sulla fondazione Bettino Craxi, che ha ricevuto 9.792,38 euro da 99 contribuenti. Niente al confronto dell’associazione italiana per la ricerca sul cancro, forte di 17.525.244,65 euro donati da 650.931 contribuenti.

Mi ha incuriosito però l’entità media del cinque per mille, per la fondazione Craxi risultano 98,91 euro per ogni scelta espressa, mentre per l’airc soltanto 26,92 euro. 26,92 euro corrispondono ad un’imposta netta di 5.384 euro, mentre 98,91 portano a 19.782 euro di imposta netta.

A che reddito corrispondono queste imposte medie? per l’airc, ipotizzando che il donatore sia un lavoratore dipendente con due figli a carico al 50%, il reddito è di poco inferiore ai 28.000 euro annui, mentre il lavoratore nelle stesse condizioni che destina il suo 5 per mille alla fondazione Craxi ha un reddito di 62.000 euro circa.

Che fare di questi dati? Ironizzare sul socialismo dei benestanti? Sulle dichiarazioni dei redditi dei grati al leader? O compiangere magari l’istituto universitario olandese di storia dell’arte che ha ricevuto solo una scelta? E poi dicono che la materia fiscale è noiosa.

Written by erling

20 Novembre 2009 alle 19:22

Pubblicato in Siti, vaghezza

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Sull’utilità dell’ego mobile

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E’ quasi un anno che sono legato a mobile me, e volevo tentare di fare un bilancio dell’esperienza, anche per decidere se è il caso di rinnovare l’abbonamento annuale, ormai prossimo alla scadenza.

Dunque vediamo, che cosa offre la cara mamma apple con questo sistema?

Sincronizzazione Forse la cosa più utile, ora funziona molto bene e permette di avere sempre contatti e calendari in sincrono tra il computer di casa, il portatile, l’iphone e la nuvola. In realtà il portatile lo uso raramente, e non ho la necessità vitale di averlo sincronizzato, e per quanto riguarda l’iphone si può sempre sincronizzare con il cavo…
Email Mi trovo talmente bene con gmail che non ho il minimo stimolo ad usarla, poi per qualche motivo mi fido di più di google per la sicurezza delle mail, ovviamente è una sensazione senza supporto effettivo.
Idisk Penosamente lento quando vi si accede con il finder, per caricare qualcosa occorre cyberduck; sto iniziando, lentamente, a caricare le foto dng compresse in un file dmg criptato (sembra un gioco di parole, ma non le ho inventate io le estensioni dng e dmg). Per 79 euro soltanto 20 giga di spazio però mi sembrano pochini, oltre ai dubbi sulla sicurezza che ho già esposto in precedenza.
Galleria per le foto Carina, e lo spazio ridotto (vedi sopra) costringe a selezionare, ma se invece mi abbonassi a Smugmug che ha delle gallerie magnifiche?
Ritrova il telefono Molto d’effetto, ma per funzionare ha bisogno che sia abilitata le funzione push, che prosciuga la batteria dell’iphone in un istante, quindi dal punto di vista pratico non è usabile.
Iweb L’integrazione tra il programma iweb ed il sito che si crea su mobile me è perfetta e la pubblicazione avviene in modo completamente trasparente. Se solo uno avesse un bel sito da pubblicare…

Rileggendo la tabella mi sono accorto di essere piuttosto critico, ma forse sto cercando di razionalizzare una semplice sensazione che ho, ovvero che le singole parti del servizio sono solo mediamente passabili, e che il totale fornisce tuttavia una serie di comodità alle quali ci si abitua facilmente. Il dubbio è, tutto questo vale la spesa annuale, molto superiore alla concorrenza?

Oggi forse sono di umore risparmioso, e dico di no, magari a gennaio quando dovrò rinnovare l’abbonamento sarò di diverso avviso; è certo comunque che di tutti i prodotti apple che ho sperimentato, ed ormai sono diversi, mobile me è il meno entusiasmante, tanto da dover riflettere bene per trovare motivazioni a mantenerlo. Ma penso lo sappiano anche loro, che questo servizio non è insanely great, e quindi confido che prima o poi vi porranno rimedio.

Written by erling

13 Novembre 2009 alle 18:37

Pubblicato in Mac, iweb, rete, software

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Solo un test 2.0

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Solo un test per provare wordpress 2.0 per l’iPhone, che ho appena installato.

Non ci sono esaltanti novità e questo mi esalta, la scrittura con la mini tastiera è sufficientemente fluida, sembra che anche nei prossimi viaggi potrò aggiornare il mondo delle novità.

Inutile volere il web intero in uno schermo da tre pollici, basta vedere le righe che si stanno scrivendo, e tanto mi consente questa piccola applicazione, quindi tutto bene.

Written by erling

9 Novembre 2009 alle 22:32

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Anniversari, statistiche, foto

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Sono cinque anni dacchè ho iniziato a fotografare con la nikon d70; lightroom mi informa che ho accumulato 5442 fotografie taggate d70, il contascatti della nikon è già arrivato però alla fotografia numero 807, essendo ripartito da zero dopo aver raggiunto il numero diecimila; questo significa che ho eliminato la metà degli scatti, il che forse è ancora troppo poco, dovrei essere più selettivo ed abortire subito le foto che non valgono, senza nemmeno trasferirle sul mac.

Pazienza, alcune immagini buone nel mucchio si trovano, anche se il numero è sempre esagerato, mille foto all’anno sono sicuramente troppe. Se però da un lato bisognerebbe sfoltire e conservare solo le poche decine di foto che contengono un piccolo elemento artistico, da un altro lato sono anche contento di avere una buona testimonianza visiva dei giorni e degli anni trascorsi.

E’ il solito dilemma/ambiguità del fotografo amatoriale che vorrebbe produrre delle immagini che siano interessanti anche per il resto del mondo, e quindi non può assolutamente tenere e mostrare mille foto all’anno, ma anche vuole conservare il materiale necessario per i ricordi di quando erano piccoli i bambini, e quindi deve per forza documentare con almeno mille foto all’anno la crescita dei pargoli e le gite domenicali.

Del resto, se vedo quante foto ho conservato della mia precedente, e prima in assoluto, macchina digitale, la rimpianta nikon E990, ne trovo nel catalogo di lightroom quasi 7500 in meno di cinque anni, quindi molte di più conservate e molte di meno eliminate già in macchina. Passando quindi alla reflex digitale ho migliorato la severità dei miei auto-giudizi, il che mi consola.

Dovrei preparare una sezione a parte, del tipo il meglio di, ma a parte il tempo che come sempre manca è proprio una questione di prospettiva o di abito mentale con cui uno si accosta alla macchina fotografica, pertanto non prevedo cambiamenti nel breve periodo: anche se adesso mi regalerò la nikon d90 il meccanismo resterà identico, molte foto con un raggio di interesse breve, e poche con un raggio più ampio.


Ghiacciaio Monaco

le solite Svalbard, l’unico viaggio serio negli ultimi cinque anni…

Written by erling

6 Novembre 2009 alle 0:11

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Vita da pusher

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Non ho mai avuto necessità di disporre delle email con immediatezza, tanto meno sul telefonino, per il quale mi sembra già un’ottima cosa poter avere le email, senza doverle per forza ricevere in pochi secondi dalla trasmissione.

Ho visto ora con ritardo che gmail fornisce, o meglio supporta come dicono gli informatici che snobbano l’italiano, il servizio di push sull’iphone.

La mia indole di smanettone mi ha dapprima portato a considerare l’esperimento, ma la parte più saggia di me ha prevalso e così ho desistito: ho già verificato che abilitare il push sull’iphone mangia la batteria in misura elevatissima; tempo fa avevo voluto provare la ricerca del telefonino tramite mobile me, ed in effetti funzionava a meraviglia, se non che avere il push inserito consumava la batteria in una giornata, contro le due-tre che si riescono a raggiungere disabilitandolo.

Quindi niente mail a spintoni, almeno finchè qualcuno non trova il modo di mantenere l’energia del dispositivo a livelli accettabili. Siamo già troppo spinti a fare le cose in fretta, almeno le mail lasciamole arrivare con la loro cadenza – mi sembra anzi di ricordare che un tempo le mail arrivavano scritte su fogli di carta, ed impiegavano giorni o settimane, quindi un’ora di ritardo tra la spedizione e l’arrivo penso sia ancora accettabile.

Written by erling

31 Ottobre 2009 alle 23:41

Pubblicato in iphone

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