la Danimarca in alta risoluzione
Progettare un viaggio con una mappa dettagliata come quella di google earth / google maps per la Danimarca è semplicemente fantastico. Pare che la risoluzione sia di 50 cm/pixel, ed il dettaglio si vede tutto.
Anzi no, forse sono addirittura 25 cm, e 10 cm nelle città principali!
Sia come sia, sto progettando il viaggio in bici e posso vedere le buche sulle strade in anteprima; mi sento proprio nel ventunesimo secolo.
Se riesco a farla vedere qui sotto, questa è la mappa iniziale del viaggio:
altrimenti questo è il link diretto.
sette quattro due
Me lo sono quasi perso mentre ero al mare, ma finalmente è uscito l’aggiornamento al firmware 7.4.2 della time capsule.
Che differenza un decimale al terzo posto, da 1 a 2! ora funziona tutto a meraviglia, ed anche il problema della mancata connessione ad internet all’accensione della capsula sembra risolto.
Meglio tardi che mai, ma alla fine apple risponde, appena in tempo per non farmi perdere la fede, ed anche questa volta it just works.
Internet a guinzaglio
Un’interessante caratteristica del nuovo sistema operativo 3.0 è la possibilità del tethering, ovvero di collegare il telefonino ad un computer e per mezzo di questo accedere ad internet.
Ho sperimentato questa possibilità nella casa di (semi)montagna che ci ospita per l’estate, posta in una valle dove la sagacia dei fornitori telefonici non è ancora giunta per portare un’ADSL, ed i risultati sono di due ordini:
- La parte tecnica relativa al collegamento tra l’iphone ed il vecchio mac mini funziona senza alcun problema, i due apparecchi si vedono subito ed il dialogo funziona.
- La parte telefonica lascia molto a desiderare, il collegamento è troppo lento per essere utile, al di là di sincronizzare con mobileme o di leggere la posta, anche la semplice apertura di pagine internet è penosamente lenta.
Conclusione: bene ad Apple che ci ha dato un piccolo spunto in più nel telefonino, male a tutti gli operatori che lasciano ancora al buio tante zone d’Italia
Zone d’influenza
Ieri in spiaggia è passato un piccolo corteo nuziale, composto da una decina di persone oltre ai fotografi, tutti di accenti e modi britannici. Mi aspettavo di veder comparire Hugh Grant, ma lo sposo ne era comunque una passabile imitazione.
Su quest’isola la grandissima maggioranza dei turisti è inglese, e probabilmente anche una buona quota dei proprietari delle case da vacanza. Anche i locali pubblici riflettono in qualche modo le caratteristiche dei loro avventori, con insegne che reclamizzano la disponibilità della tv via satellite per seguire gli avvenimenti sportivi e scritte in greco quasi assenti.
È sempre curioso vedere questi aspetti di colonizzazione turistica, questo peculiare mescolamento di culture del tutto artificioso ma comunque non deleterio, mi sembra, proprio perché del tutto superficiale e quindi non in grado di intaccare la sostanza che sta sotto.
In altre parole, è curioso passare nel centro di Skiathos città e pensare magari ad un angolo di Londra trapiantato in Grecia, ma le chiesette dell’interno restano inconfondibilmente ortodosse, e nessuno pensa di “adattarle” al gusto del turista.
Insomma, ancora un esempio del mondo globale o se vogliamo dell’Europa unita, e l’unico dubbio che mi lascia tutto ciò è: dove saranno i tedeschi, che di solito sono dappertutto?
Mamma mia!
Pare che la fama imperitura di questo lembo di terra greca sia legata nientemeno che ad un recente film di Hollywood, dal nome poco ellenico di Mamma mia!; Meryl Streep, Pierce Brosnan ed il loro vasto seguito hanno girato qui, l’estate scorsa, una pellicola di cui ignoro la trama ma che ruota attorno a matrimoni, famiglie, sole e mare, i classici ingredienti mediterranei che l’industria filmica sa cucinare sempre in maniera troppo perfetta e calibrata per essere vera.
Prima di avventurarmi in una critica di un film non visto, dirò solo che il capitano della nave che oggi ci ha portato ad Alonissos e Skopelos, il resto delle Sporadi, era molto preso dalla responsabilità di promuovere il film, segnalando le varie location a mano a mano che si incrociavano lungo le isole. In sovrappiù, la colonna sonora comprendeva generose citazioni degli Abba e dei gloriosi anni ‘70 della disco music.
Un tuffo nel passato quindi, anche se meno remoto di quanto potrebbe far credere l’ambientazione nel mare Egeo.
Che dire di Alonissos e Skopelos? Forse andrebbero viste con una barca propria e la dovuta libertà / tranquillità, altrimenti l’effetto è di una certa uniformità, che sicuramente invece non esiste non appena uno esce dal solito giro che abbiamo sperimentato noi.
Poco male comunque, ho approfittato della lunga navigazione per dare qualche piccola idea di classicità ai pargoli, spiegando loro come funzionavano le Olimpiadi. Chissà se con l’aria di mare non si possa respirare qualche molecola di storia…
Gli amici di Kastro
Abbiamo affrontato oggi in auto le tortuose asperità dell’isola per arrivare al punto più a nord, dove si trovano i resti delle fortificazioni che a partire dal quattordicesimo secolo hanno protetto gli abitanti di Skiathos da pirati, banditi ed invasori assortiti.
Il complesso di Kastro contiene diversi ruderi, un cannone arrugginito ed alcune piccole chiesette, il cui stato di conservazione varia dal buono al pericolante.
Interessante soprattutto è stata la conoscenza con uno degli amici di Kastro, un gruppo di volontari che nei periodi di afflusso turistico presidia la zona per dare informazioni e ristoro ai visitatori (acqua freschissima e ouzo, gustati all’ombra di alberi secolari).
Di una certa età, parlava un buon italiano e ci ha chiesto alla fine solo una piccola offerta da lasciare nella cassetta in chiesa. Decisamente un tipo di volontariato benefico e utile, sarebbe bello trovarne più spesso in giro, di queste ronde culturali.
Pirati dell’Egeo
Leggo sulla guida di Skiathos che per quasi cinque secoli, dal milletrecento circa in avanti, la vita degli abitanti dell’isola era continuamente a rischio a causa dei pirati, tanto che in alcuni periodi la città fu abbandonata e la gente si trasferì in una rocca fortificata a picco sul mare.
Oggi la vita degli isolani è minacciata dai turisti, e di certo qualcuno si lamenta della perdita delle tradizioni e della memoria storica.
Sulla magnifica spiaggia di Mandraki penso a come doveva essere dura la vita nei secoli scorsi in un paradiso come questo, e mi convinco che il progresso che molti disprezzano è una realtà; a volte funziona male, ma nella maggioranza dei casi e nel lungo periodo i benefici superano di gran lunga i danni che porta.
Staccare la spina
Qui in albergo a Skiathos ci dovrebbe essere Internet via Wifi in camera, ma il collegamento è debole ed in pratica non funziona.
La cosa però non mi disturba, ho deciso di approfittarne e di vivere questa settimana scollegato dalla grande rete, e per ora il vizio non mi dà crisi d’astinenza.
Studio la guida cartacea dell’isola, faccio progetti di gite sulla mappa cartacea, tutto come si faceva un tempo, e mi godo la lettura di un libro mentre i bimbi ormai relativamente autonomi giocano tranquilli.
Niente posta, niente newsreader, blog in differita, peccato solo per la tv in camera.
Sul volo immobile
A volte viene da invidiare i viaggiatori dei secoli andati: certo, loro non avevano il privilegio di raggiungere la loro meta volando, ma almeno si muovevano, in nave, in carrozza o a piedi che fosse, ed avevano un immediato riscontro fisico dei loro spostamenti.
Invece il viaggiatore moderno si può ritrovare chiuso in un aeroplano per più di un’ora, fermo sulla pista in attesa di decollare, a causa di “congestione del traffico”.
Ora però si parte, e ritroviamo la superiorità sul passato, intesa ovviamente solo in senso di maggiore velocità.
Ripartire
A Brescia in attesa del volo per Skiathos, settimana al mare canonica ma con i bimbi più grandi, che lasciano anche modo di scrivere sull’iphone.
Oltre alle creme solari porto un traveller bug, da lasciare in una cache isolana.
Relax come d’obbligo, con forse un’attività hobbistica in sovrappiù.




