Il futuro non è più quello di una volta
Il nove gennaio 2007 ho aperto la home page di Apple e sono rimasto di sasso nel vedere il primo iphone: era diverso da ogni cosa vista prima, ed il mio primo pensiero è stato “lo voglio!”.
Ieri ho visto il video dell’ipad e non ho visto niente di nuovo, è un iphone formato gigante. Il mio primo pensiero è stato “ma a che serve?”.
Non dubito che lo venderanno a vagonate, come sempre, in fondo costa poco ed è sicuramente carino, anzi cool come si dice, ed è questa la direzione che evidentemente prenderà l’editoria, quindi prepariamoci.
Inevitabile poi che apple sfruttasse appieno la straordinaria tecnologia dell’iphone per espandere ancora il suo successo, quindi nessuna deviazione dalla strada così brillantemente intrapresa, ed utilizzo dei punti di forza del telefono come solida base sulla quale costruire il tablet.
Ovviamente questa strada, logica e sicura, ha portato ad un oggetto bello ma certamente non rivoluzionario come è stato l’iphone. Il futuro, appunto, c’è già stato prima; oggi mi sembra di vedere un’evoluzione, ma non certo la cosa più importante creata da Jobs.
Creare i bisogni
Giusto per registrarlo qui, quando ancora nessuno ne sa nulla ma tutti speculano: nonostante la grande eccitazione che c’è in giro sul nuovo tablet che sarà (probabilmente) presentato questa settimana, oggi come oggi io non sono particolarmente ansioso di trovarmi per casa un maxipalmare, o miniportatile che sia.
Ho già un computer da tavolo, un portatile ed un iphone che è un computer palmare, non sento il bisogno di avere un quarto formato che non sta in una tasca ma forse solo in due mani unite; non smanio per leggere le riviste su uno schermo piatto, nè per vedere i film su un dieci pollici. Ho già internet a casa, al lavoro e per la strada.
Questo per dire che, dal mio limitatissimo punto di vista, il bisogno di un telefonino serio esisteva prima dell’annuncio dell’iphone, mentre il bisogno del mitico tablet è pari a zero. Ma qui parliamo di un maestro nello scoprire i bisogni che la gente non sa nemmeno di avere, e di soddisfarli, quindi sono pronto a rimangiarmi tutto mercoledì sera…
Cercare casa a Stoccolma, 2010
Anche questa volta sono alla ricerca di una casa a Stoccolma, ed anche se è per pochi giorni mi preoccupo di trovare una sistemazione comoda e ben posizionata, in modo da essere vicini alle destinazioni che vogliamo visitare.
Nella capitale della Svezia è ben difficile trovare alloggi che non siano accoglienti e puliti, e la difficoltà della scelta si sposta su altre caratteristiche, principalmente la posizione e la metratura; noto di passaggio che il collegamento ad internet, a banda larga e spesso wireless, è ormai assodato e viene liquidato nelle descrizioni in una riga, come l’esistenza della cucina.
Ho ritrovato la solita agenzia che ci ha già servito bene per due volte, la Stockholm Bed & Breakfast che si ostina a non pubblicare una foto, ma finora ci ha fornito degli appartamenti ottimi sotto ogni punto di vista e penso che qualunque cosa offra nel suo elenco – non lunghissimo – sia valida.
Una nuova scoperta è invece Via Nicoline, che offre alcuni alloggi con molte foto e tutti all’apparenza molto ben forniti e posizionati, alcuni perfino troppo eleganti e raffinati una famiglia con bambini.
Altre agenzie promettono bene, e navigando mi segno via via gli appartamenti più interessanti.
Il bello di arrivare in febbraio è che siamo praticamente certi di trovare un alloggio, e quindi si può scegliere con attenzione senza essere costretti a prendere quello che si può.
Il carnevale di Stoccolma
Anno nuovo, viaggi nuovi, o meglio per ora progetti. A carnevale ci saranno due giorni di vacanza da scuola, ed aggiungendo il venerdì ci ritroviamo con un fine settimana abbastanza lungo da permettere una capatina nella capitale.
Che fare in soli tre giorni pieni? La classica visita a Junibacken tanto per cominciare, poi spero quest’anno che i bimbi più grandi reggano anche qualche ora al Moderna Museet o al Nordiska Museet; non dubito che la nave Vasa catturerà la loro fantasia, così come la biblioteca dei bambini alla Kulturhuset.
Confido di poter girare per la città senza problemi, a febbraio ci sono pochi turisti, la città è bianca e fredda, ma ci sono innumerevoli angoli da scoprire e gustare, ed ogni occasione è buona per entrare a scaldarsi in qualche negozio, locale o museo che sia.
Certo il tempo è poco, purtroppo ad ogni viaggio ci ritroviamo con meno giorni e bisogna sfruttarli al meglio. Così questa volta niente Ryanair, ma Lufthansa, più diretta ed alla fine non molto più costosa, se consideriamo che ci porta ad Arlanda da Verona e quindi evitiamo i complessivi 300 km fino a Bergamo e da Nyköping a Stoccolma.
Un mese dunque, e siamo nuovamente in viaggio; sarà anche vero che l’infelicità gli uomini discende dal non saper stare tranquilli in una camera, ma di riflesso una gran felicità nasce dall’allontanarsi dalle solite quattro mura.
Dropbox invece di Mobile Me
Tra qualche giorno mi scade l’abbonamento a Mobile Me, ed ho deciso di non rinnovarlo, dato che il prezzo non mi sembra adeguato alle prestazioni.
Ho trovato invece un altro modo per rimpiazzare la caratteristica più interessante del servizio apple, ovvero la possibilità di sincronizzare tra più computer gli indirizzi, i calendari ed i preferiti di safari.
Occorre per prima cosa procurarsi symbolic linker, che è un piccolo programmino per creare al volo – tramite finder e senza dover scomodare il terminale – i link simbolici che servono a realizzare il trucco.
Una volta installato, basta:
- Spostare nella cartella di dropbox la cartella ~\Library\Application Support\AddressBook, che è dove stanno i dati della rubrica, creare un link simbolico alla suddetta cartella e spostare il link in Application Support, rinominandolo AddressBook anzichè AddressBook symlink. Ci sarà quindi la vera cartella in dropbox ed il link simbolico nella libreria.
- Per i calendari, stesso discorso, solo che la cartella che contiene i dati e che bisogna spostare in dropbox si chiama Calendars e sta direttamente in ~\Library. Anche qui i passi sono spostamento in dropbox – creazione del link – spostamento del file di link in ~\Library e cambiamento del nome per togliere “symlink” lasciando solo “Calendars”.
- Per safari, spostare la cartella Safari che sta sempre in ~\Library, poi ripetere la procedura come per i punti precedenti.
Non usando se non del tutto saltuariamente chrome o firefox non mi interessa tenerli sincronizzati, ma sicuramente c’è un sistema simile, anzi guardando nella mia cartella ~\Library trovo un folder chiamato firefox in ~\Library\Application Support ed un altro in ~\Library\caches, mentre chrome mi sa che si trova in ~\Library\Application Support\Google.
Non è difficile quindi appoggiarsi al validissimo dropbox per sincronizzare i dati in modo veloce e gratuito, manca chiaramente la sincronia con l’iphone, ma posso vivere anche senza l’istantaneo flusso, e passare i dati tra telefono e pc con il classico cavo che connette ad itunes.
Come primo proposito del nuovo anno è stato abbastanza facile, vedremo poi andando avanti.
Luson tranquilla
Qualche giorno di stacco nella bella valle di Luson, vicino a Bressanone; non ci sono sciatori a parte i principianti, famiglie con bambini, che sfruttano l’unico impianto presente, un piccolo skilift, ideale per le prime lezioni ai nostri due aspiranti sciatori.
Un albergo, il Lüsnerhof, orientato alla bio-compatibilità, con tutto quanto si può desiderare per rilassarsi e sfuggire al quotidiano ed alla mondanità. Ora comincia ad andare di moda, ma il concetto della sostenibilità ecologica è ben radicato da queste parti, ad esempio è dagli anni ottanta che non si fuma nell’albergo, e già negli anni novanta è nato il circuito dei wanderhotel, specializzati nelle escursioni con mezzi naturali, quindi niente sci da discesa ad esempio, ma fondo o ciaspole.
In conseguenza di queste convinzioni ben radicate non solo negli albergatori, ma un po’ in tutta la popolazione locale, lo sviluppo turistico si è orientato all’offerta ed alla valorizzazione delle bellezze naturali, più che alla costruzione di caroselli sciistici e megastrutture alberghiere come purtroppo è avvenuto in tante altre parti.
Poi magari si esagera anche, ma qui è questione di gusti: tra le varie offerte del posto spiccano quelle legate al benessere derivante da prodotti naturali e “terapie” di stampo bio, tanto che è sorta di recente una dependance dell’albergo dove si possono sperimentare saune, massaggi e trattamenti vari. Noi abbiamo voluto provare la vasca salina, una piscina con acqua calda ed appunto ricca di sale in una grotta artificiale; le pareti sono ricoperte di cristalli che cambiano colore ciclicamente, e restando immersi nell’acqua, con le luci soffuse ed i cristalli bio-energetici ci si dovrebbe rilassare e ritemprare. Personalmente ero un po’ perplesso, ed il leggere sul depilant che i cristalli sprigionano energia vitale e rigenerante mi sapeva molto di vaghezza new age, la grotta poi mi era sembrata più un’ambientazione della miniera dei sette nani che un centro pulsante di energia vitale, tuttavia mi ero immerso nella piacevole acqua calda, pronto all’esperienza rigenerante; dopo pochi secondi però la piccola Costanza ha interrotto il flusso di energia cristallina lamentandosi che l’acqua pizzicava, ed in effetti non aveva torto: il sale disciolto in alta concentrazione faceva effetto sui graffi o sulla pelle delicata, e non c’è stato niente da fare, niente acqua salina per la bimba, e bio-esperienza in tono minore per noialtri.
Questo piccolo episodio conferma che certe esperienze non sono per i bambini, mentre le escursioni con ritorno in slittino sono decisamente più indicate per loro ed aggiungo anche per noi grandi; iniziamo non dico a fare escursioni impegnative, ma almeno facili: due ore di salita (300 metri di dislivello) sono state affrontate e superate senza particolari difficoltà, e la discesa in slittino ci ha ripagati della fatica dell’andata.
Vacanza breve ma appagante, chiudiamo l’anno in bellezza.
i favolosi anni sessanta
Ho appena finito di leggere un bel libro, intitolato How Apollo flew to the moon di W. David Woods, che è anche il curatore del sito Apollo flight journal.
E’ un resoconto molto dettagliato sulle modalità tecniche con cui le missioni Apollo hanno potuto raggiungere la luna e riportare felicemente a terra astronauti e materiale; in occasione del quarantesimo anniversario del primo sbarco lunare, mi sono reso conto di conoscere molto poco di questa esplorazione tanto affascinante, e così ho deciso di combattere la mia ignoranza.
Non ero tanto interessato al lato soggettivo delle missioni viste e vissute dagli astronauti, quanto al funzionamento dell’immensa macchina che ha portato l’uomo sul nostro satellite naturale, e questo libro è proprio calibrato in questa direzione. Leggendolo, ed imparando un po’ alla volta le motivazioni delle varie scelte ingegneristiche, legate ai mille vincoli ed agli stretti parametri imposti dalle leggi naturali ad una missione tanto complessa e pericolosa, ho sentito sempre più forte un senso di stupore ed ammirazione per le migliaia di persone che hanno contribuito a questa grande avventura.
Dapprima ho pensato che in fondo negli anni sessanta non tutti erano sotto l’effetto di allucinogeni, ma c’era molta gente che sapeva ragionare molto bene.
Poi però riflettendo meglio mi sono reso conto che il programma Apollo è stato forse il coronamento degli ideali di libertà ed immaginazione al potere di quel decennio; solo allora si potevano spendere tanti soldi e tante energie in un’impresa che era certo figlia della guerra fredda, ma era soprattutto il coronamento di un sogno antico.
Come per altri campi, il favoloso decennio ha rappresentato l’età d’oro dell’astronautica, quando si sono incrociate la tecnologia sufficientemente matura, la pubblica opinione ancora appassionata ed appunto l’immaginazione ancora potente e nella cabina di comando.
Divento nostalgico di un’epoca che non ho vissuto, ho bisogno di ferie mi sa…
Il mio contatto ravvicinato con le missioni Apollo: il modulo lunare esposto allo science museum di Londra
Liberi si diventa
Non ho mai avuto molta simpatia per facebook, mi sembra essenzialmente un servizio per risucchiare dati personali e trasferirli alla macchina pubblicitaria. Inoltre, non ho nessun interesse a riscoprire o farmi riscoprire da lontani conoscenti di molti anni fa; sono troppo orso per trovarmi costretto a riallacciare rapporti da tempo addormentati.
Ultimamente c’è stato anche il caso dei gruppi di sostegno a nobili cause che dalla sera alla mattina si sono trasformati in gruppi di sostegno a Berlusconi o viceversa al suo attentatore, solo in base al capriccio del gestore del gruppo e senza che gli iscritti potessero farci nulla, nè venissero avvisati.
Quanto basta per starne bene alla larga.
Oggi però leggo che il presidente del Senato, la seconda autorità in Italia, ritiene che facebook sia più pericoloso dei terroristi degli anni di piombo; cadono le braccia a sentire certi paragoni, e dopo averle raccolte da terra occorre rimboccarsi le maniche e contestare, puntualizzare, ragionare finchè ci resta un briciolo di discernimento.
Non serve meno internet, ma di più, più collegamenti, più veloci ed affidabili, più facilità di accesso anche per chi è rimbambito dalla tv e non capisce nulla di computer.
I vandali ed i criminali approfittano delle nuove risorse per causare danni? Blocchiamo i criminali, non i mezzi che usano, perchè sono utili per tutti, e la loro utilità supera di gran lunga i potenziali rischi. Non vorrei domani leggere che per evitare il fenomeno delle scritte sui muri, il ministro degli interni ha ordinato il sequestro di tonnellate di vernice.
Credere e sapere
Ogni tanto mi occupo anche dell’attualità, e nello specifico della conferenza di Copenhagen che è partita da qualche giorno, inizialmente trattata dai media al primo posto, ora sempre in evidenza ma non più al vertice dell’importanza giornalistica.
Forse la bassa posizione nella graduatoria delle notizie è una reazione contraria all’enfasi spropositata con cui qualche mese fa, o meglio ormai qualche anno fa, uscivano gli articoli catastrofici sull’imminente crollo della civiltà per effetto del riscaldamento globale. Forse invece è una semplice dimostrazione del fatto che siamo evolutivamente incapaci di prestare attenzione ad un rischio certo ma a lunga scadenza.
Poi l’argomento è complesso, nessuno ha voglia e tempo di approfondire la questione anche perchè si trovano pareri contrastanti in merito, e quindi chi non ha una preparazione specialistica rimane confuso, e giocoforza confronta le notizie, o anche solo i titoli catastrofistici, con la propria esperienza di inverni innevati e di clima variabile come sempre, e si domanda che cosa ci sia di vero e cosa di artefatto in tutto il dibattito.
Sono stato molto contento quindi di imbattermi in un post qui che mi sembra inquadrare il problema in termini lucidissimi; intanto c’è un link al rapporto ufficiale (qui nella versione di sommario) dell’IPCC, che vale la lettura, sono una ventina di pagine molto chiare che provengono dall’autorità in materia.
Nel post poi si capisce molto bene perchè per ogni tema ci siano opinioni controcorrente, e di come sia un bene per la scienza che questo accada. Sono descritte anche le scelte di chi non è esperto nella materia, ovvero diventare un esperto, fidarsi degli esperti riconosciuti dalla comunità scientifica, oppure fidarsi dei sedicenti “esperti” contrari ai primi.
Insomma, si ricava qualche elemento in più per dissipare la nebbia, poi su quale sia il modo migliore di affrontare il problema, sarà che divento vecchio ma penso che i modi di vita inquinanti saranno abbandonati solo quando sarà economicamente conveniente farlo, ovvero quando saranno disponibili soluzioni tecnologiche meno inquinanti e meno costose; pertanto i poteri pubblici devono trovare il modo di stimolare il mercato a scegliere le soluzioni giuste. Abbiamo speso miliardi per salvare le banche, spendiamone ancora per diffondere le energie alternative.
Vabbè, ho finito la tirata, torno ad espellere qualche chiletto di CO2 come tutti i bravi cittadini occidentali e cinesi.






